Il "debito" millenario con Venezia

Bari e Venezia, città diverse eppure unite dal mare che, si sa, unisce e divide insieme. Il più immenso dei confini naturali nella storia è spesso diventato invece quello in cui l'ingegno umano ha più provato a superarne rischi e ostacoli. Ecco i grandi navigatori. Ecco il mare come ponte tra le civiltà e culla delle stesse.

Mare di guerra e pure di morte, sia chiaro. Tante, indubbiamente, le suggestioni su questo tema storico, culturale, antropologico. Ma perché Bari e Venezia, intanto? Le due città sono legate da solite tradizioni comuni e nel 2022 ci sarà un importante anniversario a ricordarcelo.

Il mare che lega Bari a Venezia è ovviamente l'Adriatico, figlio della grande cultura del mar Mediterraneo, una cultura che rispecchia in pieno la completa evoluzione della storia dell'uomo in quanto tale, come noto. E l’Adriatico, pensato storicamente anche proprio come il grande golfo o "lago" di Venezia, è il 'luogo' di incontro tra queste due grandi città italiane.

Storie differenti, certo. Anche come spessore. Venezia, importante potenza marittima e città Repubblica marinara da una parte; la Bari un po' 'nascosta' in età classica e invece assolutamente non trascurabile in quella medievale, dall'altra. Il grande scrittore futurista Marinetti considerava le gondole "poltrone a dondolo per cretini", tuttavia fece romantico appello ad una "nuova Venezia industriale e militare che possa dominare il mare adriatico, gran lago italiano".

Ma se da Venezia si partiva per i grandi commerci marittimi e per il conseguimento di quella fitta trama e rete di potere coloniale, a Bari si arrivava per conquistare o comunque anche per segnare culturalmente il territorio. Venezia creava colonie, Bari un po' colonia quasi lo era. Differenza non da poco.

E però Venezia aiutò Bari in una occasione storica importante. Un momento che non resterà l'unico a suggellare, nel bene e nel male, i rapporti tra le due città. Ci si metterà in mezzo anche san Nicola. Ma questa è tutta un'altra storia. Andiamo a qualche decennio prima dell'arrivo delle spoglie del santo di Mira a Bari (1087). Andiamo al 1002. Cosa succedeva in quell'anno e a quei tempi? Prima una curiosità che ci aiuterà a spiegare il tutto. A Venezia la festa religiosa cattolica dell'Ascensione è per tutti da sempre la Sensa e si celebra con il corteo acqueo, la Regata e il celeberrimo rito dello Sposalizio col mare. Tra i dogi veneziani più osannati, in quell'inizio di millennio a governare la Serenissima c'era Pietro Orseolo II, che fu anzi praticamente il creatore della tradizione e dello stesso rito dello Sposalizio, a celebrazione di una importante vittoria marittima contro gli slavi.

L'evento avveniva il giovedì dopo la quinta domenica successiva alla Pasqua. Eppure, il doge Orseolo fu assai caro anche ai baresi. Così caro che per tanto tempo anche a Bari si è festeggiato il rito, proprio in memoria del doge veneto.

Il perché è presto detto. In quel 1002 di cui si è scritto, Bari era al centro delle dinamiche di conquista (altrui, ovviamente) del Mediterraneo e dell'Adriatico. I turchi, che già due secoli prima avevano retto l'emirato di Bari, ritentarono 'presto' l'assalto alla città. E chi intervenne in difesa di Bari? I veneziani, toh.

Siamo a settembre, esattamente il 6. Magari Venezia intervenne per tutelare interessi antichi contro gli ottomani, magari per poter continuare a dire la propria con autorevolezza tra i mari, ma intanto ci difesero dai turchi. Difesero chi, in realtà?

Diciamo bene le cose. Difesero Bari come realtà territoriale e va bene, passi. Ma difesero innanzitutto i bizantini, che qui dominavano e che avrebbero retto fino al 1071, con l'arrivo dei normanni, quando sarà qui generato quell'indotto, anche politico ed anche economico, che portò alla 'presa' di san Nicola da Mira. I bizantini volevano bene a Bari, ne percepirono sin da subito la valenza strategica a livello di geopolitica. E così Venezia. Un grande e mastodontico lavoro artistico a firma di Raffaele Armenise, grande pittore barese, ricordava questo evento sul sipario del teatro Petruzzelli.

Un gioiello, quello, non più recuperabile ed andato per sempre distrutto col tragico rogo dell'ottobre del 1991. Con esso anche gli altri affreschi di Armenise presenti nel teatro. Ci fu però, in occasione della riapertura del politeama, l'omaggio tramite la ricostruzione virtuale a cura dell’artista multimediale Gianfranco Iannuzzi.

Del doge e del suo intervento a difesa di Bari nel 1002 restò dunque il ricordo unito alle espressioni della moderna tecnologia. Osiamo sperare però che Bari rimembri questo evento a dovere nell'ormai prossimo 2022. L'anniversario dei 1020 anni non ci sembra di poco conto.

Questo il senso principale del nostro pezzo. Anche perché quella storia ebbe ripercussioni anche nell'animo, per così dire, antropologico, dei baresi. La memoria va sempre coltivata, inutile esprimere dimensioni persino retoriche su questo.

Si accennava all'antropologia. Ed ecco allora il ricordo di quella tanta famosa "Vidua vidue“, che vuol praticamente dire “La vedi, la vedi!”. E fu la festa del Saluto a Venezia. Fu soprattutto la menzione storica di quell'intervento veneto in Puglia. I baresi scorsero l'arrivo delle navi da via Delle Mura, poi appunto per tutti, ancora oggi, "via Venezia". Venezia arrivava, era qui.

Il tutto in pieno assedio saraceno. Non erano già mancati i tentativi, le scorrerie dopo che in quel 871 i bizantini fecero propria Bari. Il nuovo e più forte assedio turco durò mesi, sfiancando la città. Venezia era attesa come la salvezza, come la risposta anche alla fame.

Perché ci fu anche quella, eccome se ci fu. Il rito barese marino in dedica a Venezia fu abolito nel 1968, per poi essere ripristinato nel 2014, parzialmente. L'attuale "benedizione del mare" ricorda, in qualche modo, anche quel momento.

Quelle oltre cento navi che, con a bordo ed a comando il doge Orseolo, arrivarono sin qui in ottica precisa filobizantina, pattuita tra veneziani e bizantini da tempo. Storia importante anche quella tra Venezia e Bisanzio, di sudditanza, alleanza ma ora anche indipendenza dei dogi.

Bari fu intanto salva, grazie ai veneziani tornò a rifocillarsi. La battaglia contro i Saraceni fu non facile, durò settimane. Il 18 ottobre, però, furono cacciati da Bari.

E tra Bari e Venezia si creò e cementificò un legame su cui, forse, ci servirebbe un altro articolo. Intrecci economici e commerciali, storici e politici, religiosi, talvolta anche confronti e dispute, come sulla effettiva detenzione del corpo di san Nicola.

Storie che stendono un ponte sull'Adriatico, che ponte forse già è. Basta passare dalle parti della chiesa di San Marco dei… Veneziani, a Bari vecchia, per comprenderlo.

Una chiesa dalle origini discusse tra gli storici ma che prova quel legame. Il leone sulla colonna di piazza Mercantile, infine, no, non ci fa pensare a Venezia e al 1002: è forse di età tardoromana e fu riutilizzato come gogna in età basso medievale.


Consegnato il premio al

Consegna ufficiale del premio Italia Medievale 2021 al pugliese Marino Pagano, giornalista e studioso. Marino, nostro collaboratore, aveva avuto la notizia del premio già a fine settembre. Ora la consegna a Milano. Autore di un libro sulla mistica umbra Chiara da Montefalco (1268-1308), Pagano è giornalista culturale di impostazione storiografica ed è anche direttore responsabile della rivista Studi Bitontini. Oltre a diversi impegni nel campo della cultura. A sua cura la collana di saggistica storica per le edizioni Secop. Socio ed animatore della cooperativa editoriale Radici Future, collabora da tempo anche con la rivista ufficiale dei Borghi più Belli d'Italia. Il libro 'vincitore' è edito da Fede e Cultura, Verona 2020. La premiazione è avvenuta a Milano, sabato 27 novembre, in un luogo famoso: la suggestiva Sacrestia del Bramante della basilica di Santa Maria delle Grazie. Al concorso Pagano è giunto finalista con, tra gli altri, anche Alessandro Barbero e il suo "Dante". Da qui anche il prestigio del premio ricevuto. Complimenti a lui dall'Editore, dal Direttore e dai colleghi della Redazione.


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