I 90 anni di Gorbaciov e il sogno del Corridoio 8


“Mi hanno dato per morto almeno dieci volte, mi arrivano telefonate e lettere nelle quali mi accusano come traditore dell'Urss e a volte mi suggeriscono di spararmi ma io ho già invitato tutti al mio novantesimo compleanno”. Così Michail Gorbačëv nel 2014. Anzi: Michail Sergeevič, a voler essere precisi.

Così l'ex potentissimo segretario generale dell’altrettanto potente partito-stato, il Pcus (Partito Comunista dell’Unione Sovietica), che resse dal 1985 al 1991.

Sei anni che hanno letteralmente cambiato il mondo.

Ed ora i 90 anni di Gorbaciov sono arrivati (preferiamo usare la versione del nome comunemente accettata in italiano, ndr.). L’uomo della perestrojka e della glasnost ci ha visto giusto, ancora una volta.

Precisamente, il compleanno sarà il 2 marzo.

Un grande protagonista del XX secolo, Gorbaciov. In particolare, come scrisse qualche tempo fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno il direttore Giuseppe De Tomaso, un uomo trovatosi a governare in un periodo assai singolare, in cui contemporaneamente, nei più svariati contesti, agivano più personalità di enorme rilievo, cinque soprattutto: Giovanni Paolo II, Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Helmut Kohl ed appunto Gorbaciov.

Il russo è l’unico vivente tra questi, così come è l’unico ancora in vita anche tra i segretari del Pcus. I personaggi appena ricordati hanno segnato quegli anni. Da qualsiasi parte si possa legittimamente guardarli, hanno dato un’impronta al XX secolo, quantomeno alla sua parte finale, frangente che per davvero ha caratterizzato la definitiva fine di un'epoca, quella post bellica e dei suoi lunghi, spesso drammatici, lasciti.

Ma perché parliamo di Gorbaciov? Solo per il suo importante genetliaco? Evidentemente, no. Lo facciamo per ricordare un'importante visita dell'ormai, in quel momento, ex leader comunista a Bari, nei padiglioni della Fiera del Levante. Correva l'anno 2000, esattamente il 22 e 23 novembre.

Per quale occasione? Gorbaciov fu a Bari per 'sponsorizzare' le grandi proposte e promesse derivanti dall'adesione al Corridoio paneuropeo VIII, grande ed arcinoto progetto di collaborazione economica, sociale e culturale dell'Europa occidentale con le aree orientali ancora europee, lambendo le pre-asiatiche. Un progetto, come noto, ancora non pienamente sviluppato per come lo si era pensato (sin da quel famoso 1991).

Numeri più che consistenti, quelli del Corridoio: 1300 chilometri di rete ferroviaria e 960 chilometri di rete stradale. I tempi? Lunghi, lunghissimi. Si pensi al fatto che, per molti di questi tratti, si è ancora in fase di studio di fattibilità. Per non parlare delle (buone, ma senza fatti concreti) intenzioni da parte del ministero delle Infrastrutture, di Ferrovie dello Stato, delle Regioni Puglia e Campania circa la famosa linea ad Alta Capacità Napoli-Foggia-Bari, rientrante in questo asse, ancora lontana dall’essere compiutamente realizzata (ultima “fermata”, il 2023: osiamo ben sperare!).

La Puglia gioca (o dovrebbe giocare), dunque, un ruolo importante. E Gorbaciov, che già in altre occasioni aveva manifestato la sua fascinazione per la città di san Nicola, fu da noi in Puglia sulla scorta di più suggestioni.

Noti i legami tra Bari e la Russia, naturalmente. San Nicola e basta, si dirà. Hai detto niente. Il santo di Mira per i connazionali russi di Gorbaciov non è affatto un santo come tutti gli altri. Non lo è per un popolo già sovietico, intanto, ma mai realmente lontano dalla fede e dalla religiosità, specie collettiva, vista cioè come irrinunciabile collante identitario, tale da segnare le vite anche dei non credenti o comunque provenienti da altre tradizioni. Un popolo per cui pare assolutamente normale che l'ex agente del Kgb Vladimir Putin si inginocchi ad ogni piè sospinto davanti alle celebri icone mariane della grande tradizione russa. Accadde davanti al papa (Francesco), con il pontefice quasi ammirato da cotanta devozione, di sicuro laica ma di quella lettura tutta russa del grande valore religioso di un'esperienza di fede e cultura che unisce (e del resto, “religione”, secondo l’interpretazione cristiana, questo vuole etimologicamente dire). Dunque, Gorbaciov a Bari ricordò queste radici, facendone motivo di economia in crescita e sviluppo, nove anni dopo la fine di un regno sovietico che era stato anche suo.

Sulle sue orme, ma con propositi anche diversi, il viaggio a Bari dello stesso Putin, il 14 marzo del 2007. Furono avviate le trattative per la consegna (ufficiale poi nel 2009) della cosiddetta Chiesa russa barese alla madre patria.

Una permanenza, ancora una volta, sulle orme di san Nicola e delle speciali relazioni tra Bari e la Russia. Ancora una volta non perché Putin fosse stato a Bari chissà quante volte ma perché i suoi passi - metaforicamente e non solo - calcavano e ricalcavano l'incedere antico, medievale e di tutti i tempi, di quei pellegrini russi, slavi ed orientali qui nella Puglia adriatica e mediterranea a salutare e pregare il santo vescovo.

Ancora qualche nota sul viaggio di Gorbaciov del 2000.

Bari parve davvero quella porta dell'Est che sappiamo essere ma del cui ruolo spesso non sembriamo essere pienamente consapevoli.

Quante se ne dissero, in quei giorni. Nell'ideale tracciato del famoso Corridoio, Bari era vista come terminale euromediterraneo della grande rete di infrastrutture sulla via Albania-Macedonia-Bulgaria, collegando Adriatico e Mar Nero. Furono individuati sin da subito 70mila miliardi tra risorse Ue, Fmi, Banca Mondiale e Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo). Gorbaciov fu garanzia di tutto ciò, spinto in Puglia dall'associazione Verdi Ambiente e Società, da non confondersi col quasi omonimo partito.

Il premio Nobel per la pace fu chiaramente l'ospite d'onore al convegno internazionale in Fiera: lo fu tifando apertamente Bari e Puglia, anche in relazione alle città concorrenti in Italia in merito alle opportunità derivanti dal Corridoio. "Se in Albania ci fosse la possibilità di vivere una vita normale, gli albanesi non avrebbero la necessità di fuggire in Italia - disse Gorbaciov - e con il Corridoio 8, se non si penserà solo ai vantaggi economici, ma anche a quelli sociali e ambientali, riusciremo ad eliminare in quelle zone la povertà. Abbiamo già perso dieci anni, con i Paesi capitalisti che hanno cercato di trarre il massimo vantaggio dai Paesi in via di sviluppo. Ma i capitali che verranno portati via da questi Paesi - concluse - saranno inevitabilmente seguiti da un flusso di emigranti",.Lucidità e mente fine, quella dell'ex segretario sovietico.

Gorbaciov a Bari parlò per molto tempo, fu un entusiasta di tutti quei progetti e parve altamente suggestivo quanto l'ex carismatico capo di una potenza una volta non certo pacifica ora proponesse questi scenari di commercio e pace tra le nazioni. "Ci ha piacevolmente stravolto il programma", gli disse Vincenzo Divella, allora presidente della Camera di Commercio di Bari. Il russo sorrise e fu poi sibillino (o forse no).

"Credo sia tutta la mia vita che stravolgo programmi", disse significativamente.


Nel libro di vacca il pensiero dello statista

Un’interessante pubblicazione ed utile strumento di approfondimento per comprendere l’operato politico di Gorbaciov è sicuramente il libro “La sfida di Gorbaciov. Guerra e pace nell’era globale”, a firma di Giuseppe Vacca (nella foto), con collaborazione per l’ultimo capitolo di Gianluca Fiocco. Barese, ex docente di Dottrine politiche nel capoluogo, Vacca è stimato studioso di storia del marxismo come elaborazione concettuale nel tempo e poi anche dei movimenti, politici e culturali, di ispirazione comunista. Riunificazione della Germania e scioglimento dell’Urss sono al centro del volume, in un’analisi profonda anche del pensiero del leader russo, chiaro sin da subito nel fare riferimento ad un’ottica più com-plessa e meno autoreferenziale. Il sovietismo segna il passo e lo lascia a visioni più interdipendenti. E così quel mondo così statico e monolitico non poteva che crollare.

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