Hydrogen valley: si farà sul serio?

Eppur si muove, è il caso di dire. La Puglia sta cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel nuovo panorama energetico nazionale, anche in virtù delle scelte imposte dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e che di fatto stanno velocizzando un processo che in qualche modo si era già messo in moto.

Innanzitutto, va ricordato che nel 2020 la Commissione Europea ha pubblicato la strategia sull’idrogeno e ha reso la produzione sostenibile di H2 una priorità di investimento all’interno del piano Next Generation Europe. L’Italia nel Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) ha stanziato 3,2 miliardi di euro per la ricerca, la sperimentazione, la produzione e l’utilizzo di H2.

Una delle scommesse, forse addirittura la più importante, è quella di creare nella nostra regione una vera e propria “Hydrogen valley”, ovvero un’area di produzione dell’idrogeno verde, uno dei principali protagonisti della strategia di decarbonizzazione europea e inserito nel mix energetico nazionale in modo da raggiungere i target italiani ed europei di neutralità climatica al 2050.

Infatti, il governo ha una sua precisa strategia in tal senso ed assegna all’idrogeno un ruolo importante nei piani di transizione ecologica. Sono stati fissati obiettivi per lo sviluppo e l’applicazione di questo elemento entro il 2030 e la tabella di marcia è certamente ambiziosa, con una penetrazione dell’idrogeno negli usi finali dell’energia del 2% entro il 2030 e fino al 20% entro il 2050.

Il percorso è lungo e tortuoso, ma non certo impossibile. Si tratta di fare scelte e di stringere i tempi senza commettere gli errori del passato, cedendo a controproducenti populismi. Magari dando spazio e fiato a chi “ragiona” guardando il futuro col paraocchi e trovando sponda nella politica da bottegai che guarda più al proprio orticello elettorale che all’interesse della comunità. Un interesse che inevitabilmente ha come metro di misura il tempo, ovvero gli anni e i decenni a venire. Il che vuol dire, in soldoni, che si deve cominciare un percorso oggi con la consapevolezza che a tagliare il nastro potrebbero essere altri. Ma se si guarda questo traguardo come se fosse un problema, non si va da nessuna parte.

Alcuni passi preliminari quanto importanti sono già stati mossi. Lo scorso 6 aprile la giunta regionale ha approvato l’atto di indirizzo attraverso il quale candida la Regione Puglia alla localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, come previsto dal PNRR.

Nella delibera la giunta esprime parere favorevole sia sull’istituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale, coordinato dal direttore del Dipartimento Sviluppo Economico, a cui affidare l’elaborazione del Piano regionale dell’Idrogeno, sia sull’istruttoria per l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno secondo le modalità e con le competenze definite dalla Legge Regionale 23 luglio 2019, n. 34. In sostanza, si dà avvio ai lavori di ricerca e studio finalizzati a pianificare nel merito lo sviluppo e l’utilizzo dell’idrogeno in Puglia con l’obiettivo di tutelare e salvaguardare la storia e la vita delle prossime generazioni.

La scelta apre in qualche modo la strada ai progetti già esistenti. Lo scorso 14 settembre, ad esempio, Edison e Snam hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) insieme a Saipem e Alboran Hydrogen, che già avevano sottoscritto un accordo di collaborazione a gennaio 2021, per lo sviluppo congiunto del progetto Puglia Green Hydrogen Valley, una delle prime iniziative per la produzione e il trasporto di idrogeno verde su larga scala in Italia. Il progetto ha l’obiettivo di contribuire ad accelerare la diffusione dell’idrogeno verde, uno dei principali protagonisti della strategia del mix energetico nazionale in modo da raggiungere i target italiani ed europei al 2050.

La Puglia Green Hydrogen Valley si propone di realizzare tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (Foggia) per una capacità complessiva di 220 MW ed alimentati da una produzione fotovoltaica per una potenza totale di 380 MW. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno.

L’idrogeno verde sarà destinato principalmente all’utilizzo da parte delle industrie presenti nelle aree, anche attraverso l’iniezione – o blending – dell’idrogeno nella rete gas locale di Snam e/o impiegato per la mobilità sostenibile. In sostanza, servirà a favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia. Se non si può definire “rivoluzione”, poco ci manca.

Per la realizzazione del progetto, i partners prefigurano la costituzione di una società di scopo (Alboran 30%, Edison 30%, Snam 30%, Saipem 10%) a valle della sottoscrizione di accordi vincolanti oggetto di successiva negoziazione tra le parti, nel rispetto del quadro normativo di riferimento, ivi incluso quello in materia di operazioni tra parti correlate.

Altri progetti importanti si profilano all’orizzonte. Uno riguarda in particolare proprio Bari, la città capoluogo. E’ quello della Hope srl, azienda che ha chiesto una concessione demaniale per la realizzazione di un parco eolico offshore e di un impianto per la produzione di idrogeno al largo delle coste baresi. In sostanza un progetto che sposerà due tra i principali sistemi alternativi ed ecosostenibili di produzione della nuova energia. L’idea è di creare un parco eolico composto da 80 aerogeneratori galleggianti, distanti tra 40 e i 50 chilometri dalla costa. In sostanza, con zero impatto visivo. Ciascuna torre avrà una potenza di 15 megawatt. L’amministratore delegato Hope, Fabio Paccapelo, ha spiegato in una intervista al dorso barese di “Repubblica” che “l’energia prodotta verrà convogliata in una stazione elettrica di trasformazione galleggiante, posta all'interno del parco eolico. Da qui, dopo essere stata convertita in un valore di tensione più elevato, sarà trasportata a terra mediante un cavo sottomarino. Una volta a terra verrà utilizzata per alimentare un impianto di produzione di idrogeno verde”.

Idee chiarissime, dunque, e progetti pronti. La variabile, la sola a quanto pare, non potrà che essere la volontà politica. La giunta regionale ha dato un segnale, dall’opposizione il capogruppo della Lega, Davide Bellomo, ha spiegato con chiarezza da che parte stanno: “Sono anni che sostengo la necessità e l’urgenza di mettere in campo progetti innovativi sperimentali per l’impiego dell’idrogeno come vettore di energia prodotta da fonti rinnovabili. Mi auguro che presto possa finalmente vedere la luce sul territorio pugliese quella Hydrogen Valley che rappresenterebbe una fonte non solo di energia, ma anche di lavoro e di ricchezza per i nostri giovani. Il futuro è oggi, solo che si abbia il coraggio di costruirlo, valorizzando i talenti della nostra gente e le risorse straordinarie che la natura ci ha donato”.

Semmai, qualche dubbio sorge assistendo alla recente spaccatura all’interno del Pd, anche se riguarda la possibilità di un rigassificatore galleggiante, in mare. Ma vale la pena di ricordare che attualmente la Puglia è la seconda regione italiana per potenza già installata di energia rinnovabile, dopo la Lombardia. A Troia, provincia di Foggia, ospitiamo il più grande parco fotovoltaico del Paese. E non va dimenticato, poi, che per realizzare il progetto “energy mix” il gas è da considerare una sorta di strategia-ponte nella transizione green. Quindi, sotto il profilo scientifico e tecnologico, ci sarà in momento, nel medio termine, in cui se ne potrà fare a meno.

Fermarsi alle schermaglie, dunque, potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol.



Venti progetti

Può essere considerata una sorta di nuova frontiera. In Europa ci sono al momento una ventina di progetti di “Hydrogen Valley” e altri due nel Regno Unito. Sono progetti quasi sempre in fase embrionale, che hanno bisogno di tempo per essere sviluppati, ma che quasi certamente riceveranno un’accelerazione grazie ai fondi europei, a partire dal Next Generation Eu. Poi, i singoli governi ed i privati, potranno aggiungere risorse, come nel caso dell’Italia.

Da soli non bastano per la transizione green, perché in sostanza sono progetti che vanno a creare filiere dell’idrogeno che combinano produzione, infrastruttura e utilizzo in un’unica regione. Ovvero in uno spazio comunque limitato di territorio.

L’Italia non fa eccezione. In Lombardia esiste un progetto già operativo che riguarda i trasporti ferroviari: è il piano H2iseO lanciato da FerrovieNordMilano e Trenord (in collaborazione di Enel Green Power, Snam e A2a). L’obiettivo è riconvertire la ferrovia della Valcamonica e prevede già nel 2024 l’ingresso in servizio dei primi treni a idrogeno sui 100 km non elettrificati della linea Brescia-Iseo-Edolo.

In sostanza, dovrebbe diventare questa la prima Hydrogen Valley italiana. La seconda dovrebbe invece essere quella pugliese. Se non sbagliamo le mosse…


Scrivi all'autore