Gli assessori esperti con tanti mal di pancia alla Regione

Le dimissioni dell’assessore alla sanità della Regione Puglia, al di là di come evolveranno, mi hanno fatto ricordare un libro di William Easterly del 2013, pubblicato in Italia qualche anno dopo per i tipi di Laterza: “La tirannia degli esperti”. Easterly analizza le decisioni dei tecnocrati della Banca Mondiale e conclude che esse sono un concentrato di errori che non hanno spostato granché le condizioni di vita nei contesti in cui sono state assunte.

Easterly così contesta l’importanza “salvifica” degli uomini soli al comando, cioè dei tecnocrati catapultati dall’esterno e il cui unico merito è quello di essere “esperti”: nel caso dell’assessore alla sanità, di essere un medico.

Ma le dimissioni dell’assessore ci raccontano forse anche un’altra storia, quasi la scoperta dell’acqua calda: la competenza nel campo specifico non è affatto un viatico di fondamentale importanza, anzi, provoca una sorta di “rinculo” causato dal cortocircuito che si viene a determinare: essendo l’assessore un competente, non ha bisogno (se non formalmente) dei tecnici, quelli esperti come lui, per adottare le decisioni. Il che è un grave danno: perché impoverisce la funzione decidente, anzi il processo che conduce a decidere e lo fa regredire ad un “decidere” da parte di un uomo solo.

A questo punto per gli esperti di “politica” (ricordiamo che stiamo trattando in ogni caso di politica con la p minuscola, non essendoci in Regione Puglia scenari più esaltanti…) è un giochetto dedurre che ci si troverebbe di fronte ad uno scontro-confronto fra uomini soli: da una parte l’esperto di sanità, dall’altro l’esperto di alleanze “politiche”, di nomine trasversali, di utilizzo mirato dei soldi e di pianificazione di assunzioni. Potrebbe anche essere che questa ipotesi di un “titanico” scontro fra uomini soli sia una felice intuizione (in mancanza di notizie certe). Quindi che ci si trovi difronte alla (ingenua) rivendicazione, da parte dell’esperto, di un potere da lui ritenuto logico: e cioè che chi è esperto deve decidere nel campo in cui è esperto.

Ma mettendo insieme altri pezzi di questo puzzle “politico” (si fa per dire), potremmo azzardare un’altra ipotesi. Infatti i mal di pancia albergano anche in altri assessori, ad esempio l’assessore regionale alla cultura. Costui sapeva bene, accettando l’incarico, che non si accingeva ad operare in un contesto “alto” quale quello della benemerita Enciclopedia Treccani, ma ha pensato forse che avrebbe potuto farcela: il che, a quanto pare, non è.

Insomma, forse la chiave esplicativa di quel che sta accadendo in Regione è semplice (il classico uovo di Colombo): sta nel fatto che quando le compagini di governo sono male assortite, perché selezionate sulla base di considerazioni che nulla hanno a che fare con il progetto-programma di governo (che oltretutto non c’è), allora ogni cosa rischia di andare a ramengo, per non usare vocabolo più colorito.


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