Gli alberi monumentali? La nostra storia

Sono 42 gli alberi monumentali che oggi si contano in terra di Bari, 144 in tutta la regione. Si tratta di numeri che pongono a metà classifica nel ranking nazionale sia la Puglia che Bari tra i capoluoghi. Da anni ormai, il tema della salvaguardia dell’ambiente è al centro del dibattito pubblico. Si pensi all’avvento dell’ex piccola Greta Thunberg, fino agli altisonanti nomi che la politica riserva a quello che con l’ambiente in teoria centra. La Cop 26 e il nuovo ministero della transizione ecologica, ultimi due casi in ordine cronologico.

Elementi che vanno intrecciati con la storia. La fondazione Open polis nelle scorse settimane ha redatto uno studio sugli alberi monumentali, arbusti immensi che solitamente occupano quello spazio di terra già da almeno 100 o 300 anni. Dal 2013 il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha cominciato a redigere un elenco, aggiornato annualmente, degli alberi di particolare interesse naturalistico e culturale del nostro paese. Nel 2021 ne risultano 3.665 di cui circa il 35% in contesti urbani. Perché si parli di alberi monumentali devono ricorrere una serie di caratteristiche, però quello che maggiormente emerge sono le grandi dimensioni delle piante e il loro ruolo culturalmente importantissimo. Come tutte le piante poi svolgono un importante ruolo da un punto di vista ecologico. Infatti al loro interno racchiudono ecosistemi particolari grazie alle loro caratteristiche insolite tra cui gli ampi solchi e i rami in decomposizione grazie ai quali diventano un contesto ideale allo sviluppo della biodiversità del nostro pianeta. Ovviamente ne viene poi rilevato un prezioso ruolo di nel contrasto agli effetti nocivi del cambiamento climatico. Possono essere considerati monumentali alberi appartenenti a specie sia autoctone che alloctone, purché abbiano determinate caratteristiche e non siano irreversibilmente danneggiati da un punto di vista sanitario. Analogamente, rientrano in questa categoria sia gli alberi singoli, a fusto isolato, che quelli in filiera, o le alberate, localizzati in contesti selvatici ma anche all’interno di centri urbani o in complessi architettonici come ville, monasteri, orti botanici o residenze.

Per i territori come il nostro, la presenza di alberi monumentali è una rarità. È infatti possibile trovare questo tipo di arbusti all’interno di boschi, di cui la Puglia per storica mano dell’uomo è quasi ormai sprovvista. Ovviamente le ragioni si ritrovano nel territorio, agevole per l’insediamento umano e quindi condizionato dalla continua rimozione degli alberi che costituivano i boschi della regione. Infatti la densità in termini di presenza di alberi è molto alta nelle province di Bari e Foggia, molto meno nelle altre aree pugliesi che si sviluppano in pianura e nei pressi del mare. Infatti nella provincia ai piedi del sub appenino dauno si trovano ben 64 alberi monumentali, ne è un esempio il comune di Accadia in cui se ne trovano di diversi. Solo 12 nella provincia di Taranto, salvata dalla zona di Martinafranca. Dieci, sei e quattro invece per Lecce, Bat e Brindisi, dove i boschi sono sostanzialmente spariti. Se si considerano soltanto questi esemplari, sono la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, la Campania e il Veneto a registrare le cifre più elevate. Isolando poi i territori delle città metropolitane, ovvero le province dei centri urbani con più di 200mila abitanti, si scopre che Torino è quella con più esemplari.

Tutti questi numeri sono figli di uno studio condotto per la prima volta 40anni fa. L’opera di campionamento e categorizzazione degli alberi è iniziata in Italia nel 1982, quando il corpo forestale dello stato lanciò il primo “censimento nazionale degli alberi di notevole interesse”. Il “notevole interesse” scaturiva da alcune caratteristiche della pianta come le sue dimensioni, la sua forma singolare e le sue qualità estetiche, oltre al suo valore storico e culturale. Il censimento non interessò gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma come singoli soggetti arborei che hanno una propria "individualità" per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di uomini illustri o di Santi. Monumenti della natura, insomma, che si collocano accanto a quelli creati dall'uomo e costituiscono un patrimonio di inestimabile valore, da conoscere e da tutelare.


Boschi urbani: un'idea trascurata

I boschi urbani sono stati per lungo tempo un’idea rimasta sempre delicatamente a margine dei progetti. Eppure, non sarebbero un’idea così malsana. Nella riqualificazione di costa sud, l’amministrazione Decaro ha previsto di realizzare alcuni lotti seguendo un reticolato interamente delineato da verde. Una buona idea, divenuta insufficiente. Gli anni della pandemia ci hanno detto tanto, probabilmente noi abbiamo capito poco. Quello che è certo però è che abbiamo già dimenticato tutti i segnali. Nei primi giorni tutto quello che succedeva fuori ci affascinava, anche i fenomeni naturali più ordinari. C’è stato un momento di quei terribili mesi che con gli uomini chiusi nelle loro tane, gli animali hanno riconquistato i loro spazi. Certo non si può immaginare di cedere alle lusinghe di capre e maiali in libertà, si può però cogliere il segnale di una forte esigenza di ripristinare un po’ di verde. Non alberi monumentali, ma avviare un processo di riboschificazione non può che rappresentare un gesto necessario per la salvaguardia del paesaggio e per la tutela in primis dei nostri centri abitati. Aver distrutto interi ecosistemi ha cambiato la vita di molte specie animali che ora convivono con noi, nella formula di inquilini però poco graditi. Gli alberi monumentali crescono dove ci sono i boschi, in Puglia sono stati fatti sparire i boschi. Potrebbe un buon punto di ripartenza.

Scrivi all'autore