Le ultime

Giovani, musei e beni culturali: la Puglia è terz'ultima

In Puglia ci sono due beni culturali ogni mille abitanti, a Bari sono censiti 641 beni culturali, di cui 628 architettonici e 13 archeologici. Di cose da vedere quindi ce ne sarebbero ma i pugliesi, soprattutto giovani, non vanno nei musei. E non ci vanno gli italiani in generale.

Il 60,4% dei residenti in Italia tra i 16 e i 24 anni non ha visitato un sito culturale negli ultimi 12 mesi contro una media dell’Unione Europea di quasi 10 punti inferiore: 52,8%. Un dato che colpisce nel confronto con gli altri maggiori Paesi dell’UE, come la Germania con 52,5% e la Francia con il 47%. Eppure con 58 beni nazionali presenti, di cui 53 culturali e 5 naturali, il nostro paese è il primo a livello mondiale per presenza di beni artistici e culturali secondo il World Heritage List Statistics di Unesco - United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization.

Si tratta della fotografia scattata ancora una volta dalla fondazione Openpolis con i contenuti di Istat e dell'Osservatorio sulla povertà educativa “Con i Bambini” nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Una delle possibili spiegazioni potrebbe essere la diffusione dei beni culturali sul territorio perché se è vero che l’Italia è ricca di bellezze, queste non sempre sono fruibili soprattutto in alcune zone del Paese e la Puglia, come del resto tutto il Mezzogiorno, non fanno eccezione.


Cosa accade in Puglia quindi? Quanto sono diffusi qui i beni culturali?

Se analizziamo la quantità di beni culturali ogni mille residenti il numero che ci appare è piuttosto basso: due. Per fare una panoramica sugli altri dati, entrando nello specifico del capoluogo di Regione, ecco che nel comune di Bari risultano censiti 641 beni culturali, di cui 628 architettonici, 13 archeologici e 0 parchi e giardini. Questo dato colpisce perché non è certamente vero che a Bari non vi siano parchi e giardini ma nessuno di questi può essere considerato un bene architettonico o storico come – solo per fare un esempio – Villa Borgese a Roma o i Giardini Boboli di Firenze.

Quindi insomma le bellezze ci sono ma questo non significa che siano visitabili. Manca la capacità di valorizzarle e renderle fruibili per i ragazzi anche attraverso la collaborazione tra le istituzioni e le scuole, manca.

Tra gli altri dati forniti da Openpolis c’è quello del tasso di visita di un museo negli ultimi 12 mesi del 2019 considerando i minori nella fascia d’età tra i 6 e i 17 anni. Bene - o meglio male - visto che in Puglia la percentuale è di circa il 35.20% mentre in altre regioni come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento, la percentuale sale al 60%. La Puglia non è in questo caso nemmeno al vertice della classifica del Mezzogiorno visto che si trova ad essere superata da Calabria, Basilicata e Campania che, seppur con percentuali basse, si attestano tra il 35.50 e il 40%.

Peggio della Puglia fanno solo la Sicilia con un 34.50% e il Molise con il 33.90%.

E la spesa? Quanto delle casse comunali viene speso per i beni culturali?

Secondo l’ultimo rapporto Istat su “Patrimonio e biodiversità” le risorse destinate dalla finanza pubblica alla gestione di questo comparto sono modeste. In Italia, la spesa pubblica per i servizi culturali (che includono tutela e valorizzazione del patrimonio) ha superato di poco i 5 miliardi di euro nel 2019. Francia e Germania hanno, ad esempio, speso molto di più (16,8 e 13,9 miliardi, rispettivamente) e anche la Spagna ha impegnato più risorse (5,5 miliardi). Rispetto all’anno precedente, inoltre, la somma spesa dall’Italia è diminuita del 5%, a fronte di una crescita del 2,6% nell’insieme dell’Unione. La spesa pubblica italiana in questo campo rimane, di conseguenza, tra le più basse d’Europa in rapporto al PIL - Prodotto interno lordo: il 2,8 per mille contro una media Ue del 4,8 per mille.

Nel 2019, la spesa corrente dei Comuni per la gestione di beni e attività culturali, sempre secondo Istat, è leggermente ed impercettibilmente salita dopo il minimo storico del 2016, attestandosi a 19,9 euro pro capite (0,3 centesimi in più dell’anno precedente). Sempre guardando a livello nazionale, l’andamento di questa voce di spesa segue quello della spesa complessiva: resta quindi invariata la quota destinata alla cultura nel budget delle amministrazioni comunali, ferma al 2,8% addirittura dal 2013. Quindi non solo una spesa “congelata” ma anche difforme da una regione all’altra. A livello territoriale, infatti, le differenze sono molto ampie. Ai due estremi troviamo i comuni del Nord-est, che spendono in media 30,8 euro pro capite (oltre il 50% in più della media italiana), e quelli del Sud, che ne spendono solo 6,8.

La Puglia non solo ha una spesa molto bassa ma rispetto al 2010, uno dei tre anni presi in considerazione dall’indagine Istat, è anche diminuita. Oggi, infatti, si attesta intorno a 8,3 euro pro capite, nel 2018 era di poco inferiore mentre nel 2010 era addirittura maggiore con circa 17 euro pro capite. Peggio della Puglia fanno solo Molise, Calabria e Campania.

I cambiamenti che ci attendono nel prossimo futuro, con il processo di transizione ecologica e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), rappresentano certamente un’opportunità storica. Lo stanziamento ammonta a 6,68 miliardi di euro a favore del rilancio dei settori cultura e turismo, una quota pari al 16,6% dei fondi dell’intera Missione 1 (che comprende digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo) e al 3,5% dell’intero ammontare del piano assegnato all’Italia. L’intento è quello di rafforzare l’impegno pubblico nella tutela e nella valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale.

Tra le prime attività in programma che si rifanno alle relazioni tra benessere e patrimonio culturale, c’è l valorizzazione di siti storici e culturali con l’obiettivo di migliorarne la capacità attrattiva, la sicurezza e l’accessibilità. Nel programma c’è inoltre una specifica attenzione alla tutela e valorizzazione dei centri storici minori, i cosiddetti borghi insomma, che nel 2020-21 ammontano a 474. Le potenzialità dei centri minori sono testimoniate dalla distribuzione del sistema museale: oltre il 50% delle strutture espositive aperte al pubblico sono localizzate in comuni fino a 10 mila abitanti e oltre il 16% dei musei e il 25% delle aree archeologiche in comuni periferici o ultraperiferici. Il nuovo approccio quindi, deve concretizzarsi nel guardare al paesaggio come ad un prodotto dell’interazione tra natura e cultura. Non un bene “calato dall’alto” ma facente parte di un sistema che sarà dapprima collegato al paese o città che lo ospita per poi allargarsi alla regione e infine allo Stato di appartenenza. Solo la consapevolezza del valore di ciò che abbiamo rende possibile la fruibilità e la divulgazione verso l’esterno e verso le nuove generazioni.

Beni Unesco: la Puglia è al decimo posto

L’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha uno scopo nobile e idilliaco: promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni attraverso l'istruzione, la scienza, la cultura, l'educazione e l'informazione. Per questo i siti UNESCO sono luoghi incantevoli e dal valore inestimabile. L’essere parte del patrimonio mondiale li tutela e ne incoraggia la conservazione. In Italia ce ne sono 58 di cui 53 culturali e 5 naturali. Un primato mondiale. E se guardiamo alle varie regioni la Puglia si difende abbastanza bene, è a metà classifica. E’ infatti decima con sette beni tra patrimonio culturale, naturale e immateriale (in questo caso ci sono la dieta mediterranea e l’arte dei muretti a secco). Supera diverse regioni (stavolta non solo del Sud ma anche di centro e Nord) come le Marche che si trovano solo all’ultimo posto con due beni, ma anche Umbria, Liguria o Sardegna. Al primo posto c’è la Lombardia con 16 vessilli, seguita da Toscana, Campania, Veneto, Piemonte, Sicilia, Lazio, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

I siti materiali Unesco in Puglia sono: Castel del Monte (nella Bat), inserito nel 1996; I Trulli di Alberobello (Bari), inseriti nel 1996; Il Santuario di San Michele Arcangelo (Foggia), inserito nel 2011; la Riserva naturale della Foresta Umbra (Foggia), inserito nel 2017; Castel Fiorentino a Torremaggiore sempre Foggia, inserito nel 2017. Novità di questi giorni la richiesta dell’inserimento della Via Appia, ce la farà?

Scrivi all'autore

wave