Galleggiare sull'illegalità è un cattivo affare

E' proprio vero: una medaglia ha sempre due facce. Non abbiamo ancora finito di compiacerci per l'assegnazione delle bandiere blu alle spiagge di ogni provincia pugliese che arriva, impietoso, "Mare monstrum", il dossier di Legambiente che fa il punto sull'aggressione criminale sui nostri litorali in termini di abusivismo edilizio, inquinamento, danni ambientali e pesca illegale.

La Puglia, con il 13% dei reati commessi nel nostro Paese, mostra il profilo peggiore, al netto della stucchevole propaganda sul rigore somministrata con invidiabile faccia tosta. Anche perché, si dice nel documento, il trend è in crescita.

Nei quattro temi della ricerca la politica locale annaspa giacché, come precisa lo studio, alcuni tra essi (in particolare, l'abusivismo edilizio costiero) sono stati moneta di scambio elettorale.

Ma non è solo materia che investe responsabilità del passato costellato da allegre concessioni. È anche tema del presente per l'inerzia e le omissioni della politica locale che tende a... dimenticare le ordinanze emesse per cancellare abusi e obbrobri.

Una brutta storia che ha una sintesi eloquente in quel 96% di ordinanze di demolizioni non eseguite in quel pantano, miscela perfetta di omissioni e complicità.

E che sia davvero brutta lo dimostra la mancata comunicazione dei dati richiesti da Legambiente: hanno risposto solo 6 dei 45 comuni costieri della Puglia (anche Bari non ha risposto). Un silenzio che comunica meglio di qualsiasi requisitoria il grado di... imbarazzo per vicende che si trascinano da anni. In alcuni casi da decenni.

Ha ragione il sindaco di Mola, si tratta di scelte impopolari. Scelte che se da un lato configurano il profilo di un'amministrazione rispettosa delle leggi e del territorio, dall'altro creano una spaccatura con chi difende la speculazione. Tuttavia, quando non si tratta di operazioni mediatiche, in grado di restituire visibilità, gli amministratori locali tendono a chiudere entrambi gli occhi e a tapparsi le orecchie.

La mancata comunicazione dei dati è un silenzio colpevole. E risulta almeno fuori luogo l'abusato riferimento alla trasparenza cui gli amministratori fanno ricorso con invidiabile, ma poco giustificata, disinvoltura. Se si sceglie la strada del silenzio è meglio farlo in totale coerenza, risparmiando ipocrisie.

Ma per non farci mancare nulla, ai primati dell'abusivismo edilizio si aggiungono tutti gli altri.

Siamo tra i leader nella pesca illegale di datteri, crostacei, molluschi e novellame.

D'altra parte, è ormai universalmente riconosciuta una spiccata sensibilità del vertice dell'amministrazione regionale al punto da essere al centro di battibecchi istituzionali, come è recentemente accaduto con Confindustria sul tema dell'ex Ilva.

Un tema questo che meriterebbe di essere... depurato per disfarsi di etichette che, in maniera improvvida e poco lungimirante, creano un consenso di breve termine per pochi e un danno di immagine di lungo termine per il territorio. Per il solo fatto che a dispetto di quello che si vuol far credere non siamo (solo) mangiatori di cozze e dintorni.

E a proposito di depurazione il dossier segnala che il 16% degli agglomerati urbanistici è fuorilegge rispetto alle procedure previste per le acque reflue. Un'altra storia che puzza.

Ci si tapperà il naso ancora una volta continuando a violentare il territorio pur di non perdere consensi?

I segnali non sono incoraggianti. Legambiente avverte che il trend dei vari reati è in crescita e che neanche il coronavirus ha frenato la fame criminale che morde il territorio.

Presentarsi come alfieri della legge e girarsi da un'altra parte per non intervenire è un gioco che ha stufato e che minaccia sempre di più la comunità pugliese.

Che la politica locale, a ogni livello, faccia la sua parte. Perché, alla prova dei fatti, a pagare il prezzo più alto sono sempre e solo i cittadini onesti.

Scrivi all'autore