Frammenti di città divisa: dov'è finita la coesione?

Ho visto bambini rincorrersi in un giardino privato. L’eco argentino delle loro voci era un balsamo per gli orecchi abituati al silenzio del lockdown. 

Sono questi bambini a dare speranza, in un quadro a tinte fosche. Senza quelle grida, quell’inseguirsi per riconoscersi, non ci sarebbe socialità, non si crescerebbe. Sarebbe bello poter rivedere i bambini giocare per strada, al sicuro dalle automobili, circondati dal positivo controllo sociale dei genitori, dei nonni. 

È utopistico pensare che Bari dovrà mettere da parte le auto private? È davvero illusorio favorire una mobilità locale, anche microlocale? Essendo cresciuto a Carrassi quando Carrassi offriva davvero tutto, me la sono fatta nei giardini della chiesa Russa. Ero a cinquecento metri da casa e ricordo quanto ho giocato al pallone in quei giardini. Ma ricordo sconfortato il ritorno a casa, zigzagando tra le automobili che sfrecciavano su corso Benedetto Croce, che allora si chiamava corso Sicilia. Ricordo di aver rischiato più volte di essere investito. Ricordo le sgommate e le bestemmie, gli insulti degli automobilisti. Questo perché, allora come adesso, i quartieri che circondano il centro sono prevalentemente attraversati da flussi destinati a entrare o uscire dal murattiano. 

Quando questa città diventerà policentrica e polifunzionale? Quando comprenderemo che l’accentramento determina il crollo della qualità della vita? Il ricorso al centro per fare compere sta lasciando il passo, vista la congestione del traffico e la repentina chiusura del commercio fuori del murattiano, lo spostamento dei clienti fuori della città. 

Il solo modo per trattenere economia è portare economia pubblica (funzioni) fuori dal centro murattiano, dove ancora resiste un po’ di economia di rione. Se non lo si farà presto, la desertificazione in corso al Libertà si moltiplicherà, raggiungerà altri quartieri, altre aree. Si avrà la percezione di essere in una città dove manca quello star per strada vivace. Quello dei bambini, di chi fa la spesa, di chi si muove in un raggio limitato: ma in sicurezza. Ecco, mentre vanno rivitalizzati questi quartieri va ridotto il traffico locale con disincentivi forti ad usare il mezzo proprio. 

Mezzi di quartiere, circolari, roba che esiste praticamente ovunque. È l’abc, non utopia. Un abc che innalzerebbe l’attaccamento alla città al livello di una identità, di un sentimento comune di quartiere simile a quello di mia nonna e di mia madre. Di una coesione comunitaria che manca più di ogni altra cosa in città.


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