Fondi al Sud? Per favore cerchiamo di essere seri

Aldo Cazzullo, sul “Corriere della Sera”, rispondendo a un lettore, ha parlato di felicità, di Finlandia e di Puglia. Di classifiche. La Finlandia è prima, ma ha notevole casistica di suicidi. La Puglia è in rosso per l’economia, come il resto dell’Italia, ma ha Al Bano e Romina, Checco Zalone, i Negramaro, Caparezza.

Sto banalizzando, perché sul concetto di felicità si possono scrivere saggi su saggi. La Puglia, una parte della Puglia, da anni ha sposato l’apparenza: va in brodo di giuggiole quando mei film e nelle fiction si esaltano le sue bellezze, il suo mare e i suoi panzerotti. Questa è felicità? Anche. Ma non è sostanza. È una specie di cornice bellissima che non contiene alcuna opera di pregio.

La Puglia e il Sud hanno due “anime”: una, pigra, che si accontenta, un’altra che non vuole sentire parlare di rassegnazione. Mi esaltano i “non rassegnati”, al di là di qualche luogo comune, fatto solo di elenchi e piagnistei sui torti subiti con l’Unità d’Italia. I “non rassegnati” ora finalmente sono diventati contestatori e hanno capito l’importanza di stare insieme, di fare collettività, per dare voce contro le discriminazioni che continuano a esserci, ai danni di una parte della penisola che non ha infrastrutture, che non ha la ferrovia dello Stato a Matera, che ha il dramma dell’ex Ilva, che vede i nostri figli emigrare.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la “spartizione” annunciata dei fondi europei del “Recovery Plan”. I telegiornali hanno annunciato: “Ben il quaranta per cento al Sud”, come a dire che il Sud ha avuto tanto, tanto, ma tanto. Scherziamo? Il sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci, già giornalista a “la Repubblica”, ha cominciato a dormire in Municipio per protesta e poi ha chiamato a raccolta i colleghi-sindaci delle città, dei paesi, dei paesini del Sud, dal Molise, alla Calabria, alla Sicilia.

Tutti a Napoli, con la fascia tricolore. A Napoli, eletta capitale morale di una rivolta pacifica, ma forte. Carlucci ha vestito i panni del coordinatore e ha caricato i suoi, con ripetuti “Ora basta, basta!”. Hanno parlato in molti, uomini e donne. C’era il sindaco di Napoli, De Magistris. C’era il giornalista-scrittore meridionalista Pino Aprile. Erano in cinquecento, incazzati al punto giusto. C’era anche Al Bano Carrisi, una presenza inopportuna, di colore, in un Sud che deve mettere da parte il… colore, se vuole cominciare a camminare in maniera diversa.

Quale sarà il seguito? Dipenderà anche dalla posizione che assumeranno i primi cittadini delle grandi città, a volte compromessi con il potere centrale. Certo, sarebbe opportuno non farsi piacere questo Governo con proiezione nordista.


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