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Fiera del Levante il faro sul Sud voluto da don Araldo

"Noi possiamo guardare con sovrano disprezzo talune dottrine d'oltralpe di gente che ignorava la scrittura con cui tramandare i documenti della propria vita quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto". È il 6 settembre del 1934 ed è Benito Mussolini in persona a parlare, in uno dei suoi discorsi più antinazisti di sempre, a cinque anni dal Patto d'Acciaio tra le due potenze del 22 maggio 1939. Siamo a Bari, capoluogo delle "Puglie", come allora si insisteva nel continuare a dire, non senza -occorre dirlo- correttezza storica nell'uso del plurale. Mussolini è a Bari perché riconosce l'importanza del nostro avamposto economico e commerciale. L'occasione è data dall'inaugurazione della V edizione della Fiera del Levante, nata nel 1929 ma alla sua prima retrospettiva nel 1930. Una Fiera nata per proiettare Bari nel cuore dell'Adriatico e del Mediterraneo come terra per sua natura e cultura volta al commercio, al negozio, al dialogo anche tra le culture. La campionaria ha saputo poi guadagnarsi nei decenni sempre più stima e riguardo a livello europeo e mondiale, dando a Bari un ruolo di vetrina di assoluto prestigio in questo senso. Quest'anno, intanto, è da registrare una novità non di poco conto. Per ragioni legate, infatti, all'appuntamento elettorale del 25 settembre, la Fiera si terrà ad ottobre, dal 15 al 23. Antonella Bisceglia è l'attuale Commissario straordinario dell'importante appuntamento. La sede, notissima per i baresi, è nel quartiere Marconi-San Girolamo-Fesca. Il suo ingresso principale è su Lungomare Starita, 4. La Fiera del Levante è stata così, davvero per lunghissimo tempo, il principale vanto di Bari e lo è forse ancora, nonostante diverse difficoltà sperimentate nel corso del tempo, specie nei passaggi degli ultimissimi decenni, per non parlare delle problematiche legate a questa era Covid, anch'essa ormai non certo poco lunga.

In quel lontano 1929, fu una lungimirante collaborazione tra gli enti a volere la Fiera a Bari: Comune, Amministrazione Provinciale e Camera del Commercio. Né fu estraneo a questa visione di sana 'grandeur' barese e pugliese il podestà di Bari (nel biennio 1926-1928) e ministro ai Lavori Pubblici Araldo di Crollalanza (1892-1986), colui che la Fiera volle più di tutti e più di tutti fece per realizzarla. Eppure, dov'era don Araldo quando ci fu nel 1930 la prima edizione? Era sul Vulture, da ministro interessato, a contare i danni del famoso e tragico terremoto, provvedendo sin da subito alla successiva ricostruzione dei territori colpiti. Già questo dice molto della personalità del politico, sempre nemico dei riflettori se questi toglievano tempo all'impegno serio per i cittadini. Prima di arrivare a parole importanti del di Crollalanza, parole che spiegano il ruolo che Bari intendeva attribuirsi con la 'sua' Fiera, non possiamo tacere l'apporto di un altro politico barese, generazionalmente precedente al podestà: Antonio De Tullio (1854-1934), imprenditore e politico, uno dei primi promotori della Fiera del Levante di Bari. De Tullio viene allo scopo chiamato a presiedere la Camera di commercio italo-orientale, voluta personalmente da Mussolini allo scopo di incrementare i rapporti con l'Albania, approfondire la conoscenza delle lingue e dei mercati orientali e predisporre lo statuto per l'istituzione della Fiera stessa. Ed è in questo frangente che si pensa alla denominazione di Fiera del Levante, rivolgendo interesse ad Oriente. Il 1 febbraio del 1925 De Tullio, di provenienza di sinistra e repubblicana, è iscritto ad honorem al Partito nazionale fascista. Diverrà poi il primo presidente della grande mostra internazionale. Lo stesso di Crollalanza ne proporrà la nomina a senatore a vita e fu sempre lui a volerlo presidente della prima edizione della rassegna, inaugurata da re Vittorio Emanuele III il 6 settembre, appunto, del 1930. Ma il concorso del di Crollalanza fu antico. Già il 12 novembre del 1924, sulla Gazzetta di Puglia, ecco il suo primo editoriale da parlamentare, con al centro un progetto da tempo portato avanti anche dal poeta e storico Armando Perotti (1865-1924): quello della Fiera. Ecco le parole di don Araldo: "Dopo decenni di incomprensioni, di cecità, di politica nefasta, di rinunzie e di tentennamenti, l'Italia ufficiale fatta grande e rispettata, ritrovi finalmente la sua missione nel mondo mentre la sua politica estera entra decisamente nelle grandi competizioni nazionali. La nostra civiltà, gravitando fatalmente verso i Balcani, non poteva assegnarci campo più fecondo di quello del Levante". Ancora: "Ha giovato più, alla politica estera nazionale, quella che per molti lustri fu l’opera tenace e silenziosa della gente costiera di Puglia; fecero di più i piroscafi della Società di Navigazione Puglia ed i trabaccoli con l’effige del santo di Mira per l’opera di italianità che spiegavano in Adriatico, che non i vari consolati e ambasciate. Quell’opera tenace di piroscafi che si spingevano arditamente nello Ionio e nel Mediterraneo deve riprendere, rinsaldando i vecchi legami, creandone dei nuovi e, attraverso Bari, l’Italia può riprendere ad espandersi nel Mediterraneo, per riconquistare gradatamente il primato in Oriente". Le citazioni servono a comprendere cosa si volle fare con la Fiera del Levante, quale Bari fu allora immaginata, nel solco della storia di una città marina e mercantile. Ancora, infine, di Crollalanza: "Con questa missione Bari si è assunta una grande responsabilità di fronte a se stessa e di fronte all’Italia: dobbiamo perciò dimostrare che i baresi non dormono, Bari deve imporre maggiormente il suo nome in Italia e all’estero (...). Questa idea non è mia né è nuova: essa forma da tempo uno stato d’animo, ma oggi deve essere un comandamento. La Fiera che io propongo deve essere nazionale e internazionale e deve essere voluta da Bari con grandi proponimenti: deve entrare nella coscienza delle nazioni la funzione che si appresta ad esercitare la metropoli pugliese. Molte saranno le difficoltà, ma se i baresi vorranno, sapranno vincerle dotati come sono di chiaroveggenza e di tenacia". Nacque dunque con questi propositi una storia che è stata grande. Una storia che continua, certo con l'adeguamento ai tempi. Il logo scelto fu una nave con le vele spiegate, immagine assai simbolica poi nel tempo. Venne realizzato dal pittore futurista Thayaht (Ernesto Michaelles). Tranne il periodo bellico, compreso tra il 1940 ed anche fino al 1946, la Fiera si è sempre tenuta. In questo nostro primo pezzo sulla storia della campionaria barese abbiamo dato spazio alle motivazioni per cui essa nacque, alla spinta propulsiva ed originaria. Continueremo con i decenni decisivi per la storia stessa della Fiera, tra ascese e difficoltà: quelli successivi al fascismo ed alla seconda guerra mondiale, attraverso anche le vicissitudini politiche dell'Italia repubblicana, fino ai giorni nostri.

Marino Pagano

Già nel 1913 si progettava un'esposizione


Fiere storiche nel nostro territorio si erano tenute dalla notte dei tempi. Di sicuro, sin dal medioevo: Bitonto e Gravina su tutte. Anche a Bari se ne sarebbe poi parlato dall'età moderna in poi, specie nel XIX secolo. Al principio del '900, invece, i suggerimenti della migliore classe culturale, politica ed economica della città si erano fatti più insistenti. Il grande giornalista Martino Cassano su tutti. Ma non solo lui. Abbiamo citato nel pezzo l'impegno di Armando Perotti, coraggioso e visionario. Nel 1913 un'esposizione ci fu ma non venne organizzata dalla Camera di Commercio. "Il sindaco Sabino Fiorese, che organizzò le manifestazioni per il centenario della nascita del borgo, diede ad alcuni privati l’appalto per fare anche una mostra mercato, ma i fondi non erano sufficienti e la mostra fallì miseramente. Poi, la crisi economica e la Grande guerra, fecero accantonare ogni progetto". Leggiamo così in una piccola ricostruzione storica sul sito dell'Università di Bari. Dopo la Grande guerra, il fascismo riprese quel progetto con grande convinzione e determinazione.

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