Energia pulita: la Puglia dei no è sempre in prima linea

La storia dell’energia da fonti rinnovabili va in un senso e, ancora una volta, la Puglia imbocca la direzione opposta. Mercoledì scorso, il 18 maggio, i capi di governo di Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio si sono incontrati per sottoscrivere un accordo per raddoppiare la produzione di energia eolica nel Mare del Nord. La dichiarazione di Esbjerg – dal nome della cittadina danese in cui si sono incontrati i quattro primi ministri insieme con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – prevede di installare 10.000 enormi turbine eoliche su piattaforme ancorate al largo delle coste dei quattro paesi.

Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio saranno così in grado di fornire metà dell'energia verde dall'eolico offshore di cui l'Unione Europea ha bisogno per raggiungere il suo obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. In totale, le turbine offshore produrranno elettricità per più di 150 gigawatt, in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 milioni di famiglie. L’obiettivo è chiaro, sottolineato dalla prima ministra danese, Mette Frederiksen: “dobbiamo eliminare gradualmente il gas di Putin, creeremo migliaia di posti di lavoro e assicureremo un futuro più verde e più sicuro per tutti noi".

La dichiarazione di Esbjerg non deve solo garantire che il Mare del Nord si trasformi in una “centrale elettrica verde”. L’accordo prevede anche – ed è un elemento chiave - che le reti elettriche siano collegate tra loro. Molte delle migliaia di turbine eoliche saranno infatti installate intorno alle isole artificiali già realizzate o in corso di progettazione e costruzione. In questo modo l’energia prodotta dal vento potrà essere lì stoccata e trasformata in idrogeno verde, pronto per essere distribuito. Finora le reti elettriche europee sono state mal collegate. Più volte negli ultimi anni si sono verificati intasamenti nella distribuzione tra la parte settentrionale e meridionale della Germania e talvolta le turbine restano ferme anche se c’è molto vento, per evitare il sovraccarico della rete elettrica. Insieme con l’eolico offshore, dunque, devono essere adeguate le infrastrutture, per evitare colli di bottiglia e sprecare energia pulita.

L’accordo di Esbjerg dimostra che i governi devono avere capacità di reazione rapida quando si verifica una crisi energetica così grave come quella determinata dalla guerra in Ucraina. È necessario muoversi in fretta per raggiungere l’obiettivo di elettrificare l’Europa con l’eolico offshore, altrimenti entro il 2030 ci saranno problemi di approvvigionamento di materie prime per costruire le turbine e di mancanza di manodopera specializzata.

Mentre a Esbjerg è stata scritta una pagina storica per il futuro energetico del continente, la Puglia potrebbe decidere di tirare il freno a mano su alcuni progetti già presentati per costruire piattaforme eoliche al largo delle coste salentine. Non c’è ancora un no secco, ma in tal senso spingono alcuni sindaci della provincia leccese. Sembra così riproporsi quanto accadde con il gasdotto TAP, un tira e molla denso di ambiguità e opportunismo. Per fortuna almeno questa non è materia di competenza delle regioni. Alla fine deciderà il governo, ma ancora una volta sembra affermarsi la logica del NIMBY, ovvero fatelo pure ma altrove, non da noi. E la crisi energetica? E i cambiamenti climatici? C’è l’Europa di Esbjerg e c’è l’Europa delle pizzica e dei levantini.


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