Emiliano cucina tutti: il ciambotto è servito

"Cos'è la destra, cos'è la sinistra”, cantava Gaber nel 1994. Ma forse nemmeno il grande cantautore avrebbe mai immaginato che, quasi 30 anni dopo, in Puglia la domanda sarebbe stata retorica, pleonastica. Destra e sinistra, in questo limbo di terra lungo oltre 400 chilometri, sono ormai concetti superati, vecchi, obsoleti. Il governatore Michele Emiliano lo ha intuito prima di tutti e avviato la lenta ma progressiva “rivoluzione”: prima ha portato dalla sua parte gli avversari politici di un tempo, da Simeone di Cagno Abbrescia a Massimo Cassano, per citarne due. Poi ha proseguito con il sindaco Pippi Mellone, vicino a organizzazioni di estrema destra. A novembre c’è stata la nomina ad assessore alla Sanità di Rocco Palese, ex “delfino” di Raffaele Fitto, assessore e parlamentare nelle fila di Forza Italia nel quale ha militato per 15 anni. E ora sta completando l’opera, in poche mosse in Consiglio regionale ha convinto il consigliere Saverio Tammacco ad abbandonare il centrodestra per guidare il nuovo gruppo “Per la Puglia”, formazione vicina proprio a Massimo Cassano; e poi, coup de théâtre, ha fatto da traghettatore per il passaggio del capogruppo di Forza Italia, Stefano Lacatena, a “Con Emiliano”. Lacatena che potrebbe, ora, anche ricevere la delega all’Urbanistica, mentre l’ex amico e numero uno della Sanità, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, ha abbandonato il gruppo Con per aderire ad Articolo Uno. E non è finita qui, per citare un altro protagonista della televisione, il grande Corrado. Sì perché questo superamento degli steccati nella politica pugliese – Emiliano se ne guarda bene di parlare ancora di centrosinistra, preferendo l’etichetta di “Coalizione Puglia” - si riversa anche a livello dei singoli comuni, dando vita a “macedonie” inimmaginabili persino al visionario Gaber 30 anni fa. Qualche esempio? Il più emblematico è sicuramente quello di Taranto, non fosse che si tratta del comune più importante che andrà al voto per eleggere il nuovo sindaco: il consigliere regionale Massimiliano Stellato, gruppo “Popolari con Emiliano” e vicino all’assessore Francesco Stea, nel capoluogo ionico appoggia Walter Musillo con una alleanza che comprende sovranisti e At6 di Giancarlo Cito. Va detto che i rapporti tra Emiliano e Stellato non siano proprio idilliaci, ma come ha ricordato lo stesso Stellato, se le larghe alleanze le fa il governatore perché non può farle anche un semplice consigliere regionale? Ma nel suo piccolo anche Bitonto è un caso di studio nazionale: il candidato del centrodestra, il forzista Domenico Damascelli, sarà sostenuto da pezzi della maggioranza di Emiliano. Infatti, potrà contare sull’appoggio di “Con” e di Sud al Centro, movimento che fa riferimento all’assessora regionale ai Trasporti, Anita Maurodinoia, iscritta al Pd. Un cartello di forze – racchiuse nel manifesto “Bitonto Cambia” – che ha diffuso un comunicato per spiegare la scelta. “Pur riconoscendoci nell’area del centrosinistra, abbiamo da sempre convintamente rappresentato la necessità e l’esigenza di una chiara discontinuità politica e amministrativa nella gestione della cosa pubblica e nella progettazione delle soluzioni per lo sviluppo e la crescita sostenibile della città. Purtroppo, tale esigenza non ha trovato alcun riscontro nelle forze politiche che hanno deciso di sostenere la candidatura a sindaco dell’avvocato Francesco Ricci, dimostrando una totale e immotivata chiusura, fino alla preconcetta esclusione di forze politiche anche storiche del centrosinistra cittadino che avevano espresso la volontà di un concreto e visibile cambiamento”.

Qualcosa di simile sta accadendo anche a Galatina, nel Leccese, dove il consigliere regionale del Pd, Donato Metallo, si è schierato con il candidato sindaco Fabio Vergine, che è sostenuto dalla Lega e da Dimensione futuro di Pippi Mellone, mentre l’assessore Alessandro Delli Noci di Con supporta il primo cittadino uscente Marcello Amante. Un guazzabuglio nel quale è difficile capire cos’è la destra e cos’è la sinistra. Sempre Sud al Centro potrebbe schierarsi con il centrodestra anche a Santeramo e Polignano a Mare. Insomma, Emiliano docet: tutto si può unire. Senza dimenticare quanto accaduto a Barletta, dove il presidente della Regione è entrato a gamba tesa annunciando il sostegno alla candidata sindaca Santa Scommegna scavalcando il Pd nazionale e il M5S. Un caso politico diventato nazionale, tanto da costringere il segretario regionale del Partito democratico, Marco Lacarra, a rimettere il proprio mandato nelle mani di Enrico Letta, salvo poi essere confermato nel suo ruolo. Emiliano governa, e non è una novità dell’ultima ora, una coalizione extralarge riuscendo così in un doppio obiettivo: assicurarsi consenso elettorale e autonomia in Consiglio; e dall’altra riducendo a comparsa il Partito democratico. Nonostante i Dem pesino per un terzo dei voti raccolti nel 2020 alle Regionali, il loro ruolo è sempre più marginale. I big del partito pugliese se ne sono accorti (forse troppo tardi) e stanno cercando di mettere un freno all’irrompente Emiliano: da Michele Mazzarano a Fabiano Amati, passando per Ruggiero Mennea, Paolo Campo ma persino la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, non sono mancati mugugni, attacchi, critiche. Troppo poco, però, per contrapporsi alla forza della Coalizione Puglia. D’altronde, nel 2022, cos’è la destra, cos’è la sinistra? Dalle nostre parti, nel rispetto della tradizione culinaria, assomiglia tanto a un ciambotto.


Bavaro: un saccheggio che lascerà macerie

"Che conseguenze ha ogni azione, ogni scelta? Cosa rimane dopo, se quella azione genera macerie? Sono domande che mi pongo continuamente in questi giorni. Domande che vorrei fare a Michele Emiliano. Evidentemente continua a ritenere la coalizione che lo ha eletto presidente, come cosa sua, come appendice personale. E non è così”. Il segretario regionale di Sinistra italiana, Nico Bavaro, ha attaccato Emiliano dopo l’ingresso di Stefano Lacatena, ex capogruppo di Forza Italia, nella maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale pugliese. “Le sue personali scelte – aggiunge - non coincidono con quelle dei partiti e dei movimenti della coalizione. Il continuo saccheggio del centrodestra ha effetti pesanti e deleteri sulle coalizioni anche nei territori, dove la politica poi si fa concretamente e dove le scelte personali di alcuni si riverberano lasciando macerie. Perché per un Lacatena che entra nella maggioranza al Consiglio regionale, ci sono decine e decine di persone, militanti, con le facce pulite e i pensieri lunghi, che preferiscono starsene a casa, disgustati e delusi”.

Scrivi all'autore