Ecumenismo romantico: che illusione

Ora che il patriarca Kirill ha contestato l’intervista di papa Francesco al Corriere, va avviata la riflessione critica sul metodo ecumenico. Alberto Melloni su Repubblica 27 aprile 2022 (Le Chiese e la guerra: perché con il conflitto in Ucraina va in frantumi anche l’ecumenismo), ha scritto: “Poi è venuto il tempo del successo ecumenico: un corteo rumoroso di incontri, dialoghi, accordi, burocrazie che hanno nutrito la trionfalistica illusione che la pace del mondo potesse coesistere con la divisione delle Chiese, allineate a un galateo reciproco”. Lui però, non si è accorto che non solo l’ecumenismo è in frantumi, ma è fallita “la conversione ecumenica del cattolicesimo”, alla quale continua a contribuire, auspicando un altro “corteo” riveduto e corretto di Francesco e Kirill a Gerusalemme. Non son bastate la Dichiarazione di Abu Dhabi e l’enciclica Fratelli tutti, per dimostrare che senza la conversione non v’è fraternità? E chi dovrebbe evangelizzare la conversione se non quel corpo che Cristo ha formato e di cui è il capo: la Chiesa? Soltanto così può prendere forma l’unità visibile dei cristiani “affinché il mondo creda”. Questo è il metodo ecumenico indicato dal decreto del concilio Vaticano II, che è stato stravolto.

Il tentativo attuale di Vladimir Putin di riportare con la forza, all’ovile della madre Russia l’Ucraina, una delle ‘Russie’, insieme alla Russia bianca o Bielorussia, va osservato con attenzione, perché in esso si intrecciano cultura, economia, politica e religione, che costituiscono l’identità pan-slava. Ne è intessuta la storia di quei popoli, di quelle nazioni e delle Chiese che li tutelano. Quel mondo, Giovanni Paolo II conosceva bene e, nel 1980, agli inizi del suo pontificato, fece il gesto simbolico di proclamare patroni d’Europa, i santi fratelli Cirillo e Metodio, greci d’origine, che nel IX secolo, coniarono per così dire l’alfabeto cirillico all’origine della lingua russa. Il santo pontefice, polacco, quindi slavo occidentale, li pose accanto a san Benedetto, a significare che l’Europa latina e anglosassone, per esistere, ha bisogno del polmone orientale greco-slavo.

Si deve notare che i due fratelli di Tessalonica, affrontarono la loro missione in sintonia col patriarca di Costantinopoli e il papa di Roma, nonostante le invidie di non pochi delle due parti. Fu la premessa della conversione della Rus’ di Kiev, avvenuta un secolo dopo, nel 988: si fece battezzare il principe Vladimir (o Volodymyr) e con lui la nazione russa, anzi le nazioni russe (Rus’ di Kiev, di Mosca e di Minsk). Perciò il patriarca di Mosca è chiamato di ‘tutte le Russie’.

Giovanni Paolo auspicava, con quel gesto, che cadessero le barriere che dividono i popoli, le nazioni e le chiese europee. Fosse stato ascoltato, in primis dai cattolici! Invece dell’ecumenismo romantico e addirittura utopico, si sarebbe continuato nel solco dell’ecumenismo realistico, attento alle identità dei popoli, delle nazioni e delle Chiese, avviato proprio a Bari dall’arcivescovo Enrico Nicodemo coi Colloqui vaticano-russi del 1970. Con quello spirito, nel 1981, venne inaugurata nella cripta di san Nicola la “cappella d’Europa”, con l’icona dei tre patroni: i domenicani avevano saputo cogliere il segnale. Poi però, si fecero affascinare dall’ecumenismo politico: intessevano rapporti col patriarca di Costantinopoli, greco, che non avrebbe messo piede a Bari, se non per giocare in contropiede al patriarca russo, come ha fatto; i greci non hanno del tutto digerito la ‘traslazione’, un eufemismo per indicare il trafugamento delle ossa di San Nicola da Mira, all’epoca territorio bizantino invaso dai turchi; infatti, a differenza dei russi, non la riportano nel loro calendario liturgico. Poi, i domenicani hanno cercato di entrare in contatto con Mosca, servendosi inizialmente dell’associazione Italia-Urss. Grazie alla caduta del muro di Berlino, ripresero i pellegrinaggi dalla Federazione Russa e alfine i russi quasi facevano da padroni nella basilica nicolaiana: e la cappella d’Europa è stata sostituita da una ‘russa’, proprio di fronte alla tomba del Santo e con una mega-icona. Insomma, indietro i greci e avanti i russi. Questo, spinse gli zelanti e benemeriti domenicani a fare l’impossibile per riavere il patriarcato moscovita a Bari, nel compound della Chiesa russa, passando sopra il groviglio dei rapporti interni: i russi di Parigi, eredi degli esuli che in occasione della “rivoluzione d’ottobre” erano scappati dalla Russia, non erano in buoni rapporti con quelli rimasti in patria, ritenuti collaborazionisti del regime sovietico, che avevano pur qualche diritto per aver mantenuto la chiesa russa barese.

Così si arriva all’èra Putin, che agli esordi degli anni Duemila, già mandava segnali anti-ecumenici, con l’approvazione della legge che riconosce alla Chiesa ortodossa lo status di ente preminente e privilegiato, rispetto alle religioni storiche e a un non bene identificato “cristianesimo”, che accomunerebbe cattolici e protestanti. Tuttavia non si dovevano compromettere i traffici politico-religiosi, giunti al clou col pellegrinaggio di una reliquia di san Nicola a Mosca, con gran seguito di politici locali, tra cui un presidente della regione Puglia, reduce dalla partecipazione al gay-pride cittadino con tanto di apposito tatuaggio sul viso; per non parlare della retorica di costoro sulla Puglia “regione di pace”. Si può immaginare, i russi, che idea si son fatti della nostra coerenza. Ma l’ecumenismo politico doveva prevalere, quello dove gli ecclesiastici parlano da politici e i politici da ecclesiastici.

Se ne è avuta riprova, quando il braccio destro di Kyrill e ambizioso suo successore, Hilarion, è venuto a ricevere il dottorato honoris causa alla Facoltà teologica pugliese, e ha rovesciato addosso ai docenti domenicani e diocesani – presi dall’ecumenismo romantico, non avevano esaminato il suo pensiero in precedenza – una lectio magistralis che era un vero e proprio atto d’accusa ai cattolici europei, rei di favorire migrazioni incontrollate di popoli islamici, invece di soccorrere i cristiani perseguitati in Medioriente e, soprattutto, di contrabbandare come diritti il gender, l’omosessualismo e compagnia cantante.

Ma, l’ecumenismo political correct, nonostante gli studi storici condotti da decenni all’ombra della basilica barese, ha trasformato la figura dello stesso san Nicola, che da campione della fede contro Ario, è diventato simbolo del buonismo interreligioso e persino del gender fluid come fu affermato in un corteo storico del 7 maggio. Si comprende così il patriarca Kirill che rivolto agli occidentali abbia tuonato: “…per entrare nel club di quei paesi è necessario organizzare una parata del gay-pride”.

A questo punto, se non ci si è adombrati per i politici nazionali venuti a Bari, per restituire a Mosca la chiesa russa, perché prendersela con Putin, venuto a venerare san Nicola, e a donare una statua bronzea del Santo? Se si seguisse la Cancel culture oltre alle foto, resterebbe inesorabile la memoria di azioni condotte non in verità e giustizia.

Gilbert K. Chesterton diceva che è proprio l’ecumenismo che provoca conflitti fra le diverse fedi (anziché appianarli). Finché tra diverse fedi (cristiane per esempio) c’è incompatibilità, c’è anche indifferenza. Secondo il celebre scrittore inglese, con l’ecumenismo – sebbene al suo tempo fosse acerbo - le differenti fedi son costrette a conoscersi meglio …e a disprezzarsi ancor di più. Ora, infatti, gli ecumenisti sono paralizzati, a Roma e a Bari: a Roma, il papa non può andare a Kiev, e ormai nemmeno a Mosca; così è sfumato il sogno di essere il primo papa della storia ad andarvi. Dovrà ancora limitarsi a biasimare la guerra cattiva, omettendo di dire, che l’inimicizia è la conseguenza del peccato originale? A Bari, gli “ecumenici” sono imbarazzati e parlano di pace, foglia di fico per non affrontare la verità: se l’uomo non si converte è sempre lo stesso. Essi omettono di dire che alla Chiesa ortodossa manca la cattolicità per essere vera Chiesa, e lo vediamo dal voler essere in sintonia col potere statale di turno (‘sinfonia’ si dice nella teologia ortodossa): gli zar e Stalin prima, Putin ora. E non diciamo che gli Ortodossi ribattezzano e ri-sposano i cattolici. Ma se si dicesse questo, crollerebbe il castello ecumenico: visto che hanno convinto clero e fedeli del fatto che Roma e Costantinopoli e Mosca, ecc… sono ‘sorelle’: nonostante una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiarisca come stanno le cose, ossia che esiste una Chiesa universale cattolica, che è madre delle altre, Roma, perché Cristo diede il primato a Pietro, che vi pose la sua cattedra e versò il suo sangue, insieme a Paolo.

Se si conoscesse la storia e si insegnasse la sana dottrina, diverremmo capaci di dirigere lo sguardo al futuro.


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