Donne forti in un sistema che le vuole fragili

Nel romanzo di Adriana Cimmino la disputa di 3 donne per un bimbo

Arriva in questi giorni in libreria il romanzo di Adriana Cimmino, avvocato che si occupa prevalentemente di questioni coniugali, familiari o d’impresa. Dalla sua competenza professionale e dalla sua esperienza sulla stampa riguardo ai temi della giustizia minorile, arriva “Un’insolita Causa” (Progedit, 132 pagine, 14 euro), il libro che racconta di tre donne e della contesa di un bambino all’interno del difficile mondo dei tribunali.

Come spesso accade, la vita professionale reale influenza l’opera di fiction, anche in questo caso il suo lavoro quotidiano le ha fornito l’ispirazione per il volume?

La mia quotidianità è – come per tante donne che svolgono la professione legale – un continuo rincorrersi di impegni professionali e familiari, vissuti senza tregua. Il mondo della narrazione al quale mi sono avvicinata, al contrario, non è stato soltanto la trasposizione di esperienze maturate nella vita reale; è qualcosa di più, perché risponde all’esigenza di fermarsi a pensare, a riflettere, a mettere punti fermi sul senso stesso della propria professione, specie quando essa è volta alla tutela delle persone deboli.

Il libro unisce nord e sud d’Italia, dato che l’ambientazione è settentrionale, ma una delle protagoniste è salentina...

La provenienza delle principali protagoniste del racconto da ambiti territoriali così lontani intende mettere in luce la grave difficoltà che ha una donna nell’esprimere liberamente la propria personalità in ambienti sociali e familiari chiusi e fortemente condizionanti le scelte individuali rispetto ad altri, nei quali il processo di liberazione è decisamente andato avanti. Non si tratta di una contrapposizione fra Nord e Sud, perché il Nord non è fatto solo di grandi città ma anche di piccoli e piccolissimi centri dove vige un fortissimo controllo sociale e familiare sulle scelte individuali, specie delle donne.

Oggi la violenza sulle donne è un tema, fortunatamente, su cui si sono accesi i riflettori: nella sua esperienza professionale le cose sono cambiate?

Certamente oggi vi è una percezione diversa del tema della violenza sulle donne. Tuttavia questo non comporta che le manifestazioni di violenza siano venute meno. Al contrario, il ricorso alla violenza contro le donne persiste e i fatti di cronaca continuano ad essere testimonianza di una mattanza che non si arresta. Ma proprio la percezione condivisa del tema della violenza ha fatto sì che il ricorso alla violenza si sia fatto più sottile, più astuto, ed ampiamente pervasivo, perché in grado di condizionare, con i ricatti sui figli, sulle ricadute economiche e professionali, le scelte delle donne.

La giustizia italiana è fatta di tempistiche fuori controllo e dinamiche fuori dall’ordinario, coma ha affrontato questo difficile tema nella sua opera?

I tempi della giustizia italiana non rendono facile ottenere una risposta celere e giusta. Le conseguenze di queste lentezze inevitabilmente ricadono sulla parte debole dei rapporti, che sono, per la grandissima parte dei casi, donne. La competenza e l’impegno che la protagonista mette in campo nel romanzo non andrebbero infatti a buon fine senza un colpo di scena che di regola non si verifica nella vita reale, ma questo è la specificità di una narrazione!

L’abitudine e la stanchezza rendono difficile anche il più bel lavoro del mondo, accade così alla sua protagonista? Come mai? Il lavoro dell’avvocato è fatto anche della condivisione con i propri clienti non soltanto delle paure e delle preoccupazioni ma anche dei risultati positivi raggiunti. Questo ripaga me e certamente moltissimi colleghi delle difficoltà nelle quali versa la professione.


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