Donazione sangue: anche la Puglia segna il passo


La cultura della donazione nel nostro paese è sempre andata a singhiozzo. Grazie alla incessante campagna di sensibilizzazione delle associazioni di volontariato, il primo obiettivo è stato raggiunto nel 2019. Per la prima volta dopo 10 anni si sono registrati - secondo l’Istituto Italiano della Donazione - segnali di miglioramento e di ripresa. Il documento fotografa l’intero sistema delle donazioni in Italia: chi sono i donatori italiani, quanto donano, a chi e attraverso quali associazioni. Sono in aumento anche i donatori di tempo (volontariato) e, in particolar modo, quelli di denaro.

Nel 2018 in Italia i donatori di sangue che hanno svolto almeno una donazione sono stati 1.682.724: il 4% della popolazione residente nel nostro Paese con età compresa tra i 18 e i 70 anni. Circa il 92% di questi è iscritto ad un’associazione di donatori volontari. Il numero evidenzia un aumento del 0,2% in più rispetto al 2017.

Ci ha pensato poi l’emergenza pandemica a cambiare l’andamento delle cose: nel 2020 i numeri sono scesi. Sono stati, infatti, 1.626.506 i donatori totali, in calo del 3,4% rispetto al 2019. Anche i dati relativi ai nuovi donatori hanno registrato un calo: sono stati 355.174, in calo del 2%. Un incremento si è registrato invece per i donatori di plasma e piastrine che nel 2020 sono stati 217.638 (+7,5%). Ogni donatore in media effettua 1,8 donazioni l’anno mentre le donazioni sono state quasi 2,9 milioni, di cui 2,5 milioni di sangue intero e il resto in aferesi (plasma e piastrine), secondo i dati del Centro nazionale sangue. Nel 2020, però, sono diminuiti anche i pazienti trasfusi e le trasfusioni totali sono state 2,8 milioni contro le 2,9 milioni del 2019. Il sistema trasfusionale italiano ha permesso comunque di garantire 1 trasfusione ogni 10 secondi.

Nello specifico in Puglia, secondo i dati forniti dal sistema informativo dei servizi trasfusionali, nel 2019 sono stati 118.410 i donatori e 177.332 le donazioni. È possibile poi distinguere le aree della Puglia in Sud (48.756), centro (39.345) e nord (30.309). Anche nella nostra regione, come in tutta Italia, nel 2020 c’è stata una flessione. I donatori sono scesi a 113.817 (71.760 al Sud, 54.168 al Centro e 41.068 al Nord) e le donazioni a 166.996.

In Puglia ha donato il 4,7 della popolazione nel 2019 e il 4,5 nel 2020. Guardando al resto di Italia, è il Molise la regione più virtuosa: nel 2019 ha prodotto 16,5mila sacche di sangue per 310mila abitanti.

Ma se parliamo di quantità assolute, la medaglia va alla Lombardia con ben 470mila unità ha prodotto più sangue nel corso del 2019, seguita dal Veneto che ne ha prodotte quasi 253mila e dal Piemonte con una produzione di 209mila unità di sangue.

C’è un dato che accumuna tutto il paese: la diminuzione dei donatori giovani. Continua infatti a salire l’età media dei donatori, con un calo di quelli tra i 18 e i 25 anni, scesi sotto i 200mila, e di quelli nelle fasce superiori fino ai 45 anni, mentre aumentano quelli sopra questa età. Il calo della partecipazione giovanile è un segnale di come essi siano spesso poco informati e non allenati alla cultura della donazione. Per questo motivo sono state attuate varie iniziative su tutto il territorio nazionale volte a promuovere l’educazione sanitaria tra i banchi di scuola.

L’obiettivo è quello di spiegare ai giovani che il sangue è sempre più richiesto dagli ospedali: è indispensabile nei servizi di primo soccorso, per le emergenze (dopo incidenti o calamità naturali) ma anche per le trasfusioni di sangue praticate durante gli interventi chirurgici, nei trapianti di organo e di midollo osseo e nelle cure delle malattie oncologiche ed ematologiche. Chi soffre di varie forme di anemia cronica, immunodeficienze o emofilia ha poi bisogno di costanti trasfusioni.

Ci sono diversi tipi di donazioni che avvengono a intervalli di tempo differenti in base al sesso e alla tipologia di prelievo effettuato. Si può donare ad esempio il sangue intero, il plasma, le piastrine o fare una donazione multipla di emocomponenti. Un prelievo di sangue intero normalmente dura dieci minuti, ma averne a disposizione più scorte negli ospedali, assicurano i medici, può fare la differenza e cambiare il corso della vita di moltissime persone.


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