Don Alfredo aveva Bari nel cuore

Se una terra ed una città si riconoscono anche, quando non soprattutto, nelle attività e negli scritti di chi quella stessa terra ha raccontato, andandone a percepire e divulgare l'anima profonda, siamo certi che non si può parlare di Bari senza far riferimento alla fertile attività di divulgazione di una persona ed uno studioso come Alfredo Giovine. Il 2 aprile scorso Giovine, nato nel 1907, ha 'compiuto' 115 anni. Autentico cantore dell'anima più radicata della città, fervido ed acuto scopritore di quest'anima stessa, specie nel ricorso continuo al culto del vernacolo, di cui fu tra gli studiosi più riconosciuti, è morto nell'agosto del 1995. Bari era per lui il grande e secolare contenitore ideale per scritti, passioni, freschezze identitarie da andare sempre a rinverdire ed in cui sempre poter convintamente curiosare: per il bene comunitario di tutti, quei tutti figli di una stessa storia, storia che nel sentimento popolare dei baresi Giovine poteva prima già perlustrare per poi profonderla nei suoi libri e nelle sue varie iniziative. Il tutto in un'opera che conserva la sua validità fino ad oggi. E del resto la storia stessa non è solo la storia e la scienza del passato ma è il cammino dell'uomo nel tempo. Bari, la "zita mè", com'era chiamata da Giovine, era allora per il nostro un grande libro aperto, da amare e custodire. In più da tramandare, perché non potessero perdersi certe tracce, spazi di un cammino compiuto dalla città stessa. La lingua antica, l'antropologia, i costumi svolgevano in tutta questa sua opera di riemersione del passato un ruolo assolutamente fondamentale. Lo sa bene il figlio Felice, fedele interprete, con tanto di mandato generazionale paterno, di questa solerte attività a favore della memoria di Bari. Una memoria, quella promossa dagli studi di Alfredo Giovine, che parte dai modi di dire, dalle espressioni vernacolari, dai motti antichi del popolo e che arriva alla storia, separandosi anche dal 'mito' solo della memoria stessa. Per meglio dire: negli scritti di Giovine la memoria dei fatti e delle parole del popolo diventa storia di tutti e della città, quantomeno una sua parte ingente, non fermandosi né ad una ricerca legata solo al mero eternarsi di consuetudini né ad un ambito di studio magari specialistico, necessario alla conoscenza ma chiuso in una visione accademica. No: il conoscere di Giovine da tutti nasce e a tutti vuole arrivare, certo salvaguardando il senso di una ricerca che resta di qualità. Si pensi al suo volume “Il Dialetto di Bari. Grammatica, scrittura, lettura", pubblicato postumo nel dicembre 2005, proprio grazie al figlio Felice, nella ricorrenza dei dieci anni dalla morte dell'illustre genitore. Un'opera che dice tutto di Bari, del suo dialetto e che tutto dice anche del taglio e del piglio specifici di Giovine nella stessa sua attività di studio e analisi del territorio e delle sue storie linguistiche e sociali più vecchie. Esperto e valido anche come cantante, Giovine studiò giovanissimo canto con il maestro Cesare Franco. Come scrive devotamente, ma più che correttamente, Felice, "in più di mezzo secolo furono oggetto della sua attenzione culturale: folklore, storia, bibliografia, musica, vita teatrale, usi, costumi, dialetto, cucina, onomastica e quant’altro riguardasse la sua città". Nel 1960, infatti, fondò l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi, di cui sarà poi assai nota la sezione Civiltà Musicale Pugliese, allo scopo di divulgare gli aspetti sconosciuti di Bari e della Puglia. "In particolare -continua e ricorda ancora Felice-, si dedicò alla storia dei teatri musicali di Bari, italiani e stranieri, con diverse pubblicazioni contenenti preziose notizie e rilevanti rettifiche, come per il Bolscioi di Mosca, per il quale stabilì la vera storia di quell’edificio teatrale, colmando, inoltre, lacune esistenti in enciclopedie nazionali ed estere".

I suoi libri ed opuscoli -una novantina- sono conservati nelle maggiori biblioteche statali, provinciali, universitarie e dei conservatori di musica, in Italia e all’estero. Giovine ha scritto su tantissime riviste, anche nazionali. Ed ha pure scritto tanto: più di un migliaio di articoli e saggi. Ha curato una sua particolare rubrica domenicale sulla Gazzetta del Mezzogiorno, dal 1979 al 1995. Il 3 marzo del 1990 ritirò il premio letterario internazionale di Cultura Popolare - Puglia "1989" dal Centro Studi Tradizioni Popolari di Puglia, Basilicata e Calabria. I confini regionali furono da lui ampiamente superati anche quando, a soli due anni dalla scomparsa, nel 1993, La Stampa di Torino pubblicò, come inserto a fascicoli, la sua famosa raccolta "Proverbi Pugliesi", precedentemente già edita da Giunti di Firenze. Un grazie da parte nostra a Felice Giovine per tutte queste notizie. Oltre che storico, musicologo, demologo, dialettologo, fu anche affermato poeta popolare: una sua raccolta di poesie, "Pulpe Rizze", del 1963, fu ristampata nel 1981 per i tipi dei Fratelli Laterza. Ma "Alfredo Giovine si è occupato anche di teatro dialettale barese, dando alle popolari storie di una volta il linguaggio teatrale in modo da evidenziare curiosità, fantasia e arguzie del popolino barese". Così ancora Felice. Tre i suoi lavori più di successo: la notissima "La Stòrie de Mìinze Cùle", "‘BBon ggiòrne o cchiù ffèsse" e "La stòrie de na chenèsse". Tutti e tre furono rappresentati in riduzione teatrale, a cura di Vito Signorile, il 6 giugno 1996 al teatro Abeliano di Bari.

"Bari in carrozza" il suo ultimo lavoro, edito da Schena di Fasano, uscito postumo a Natale del 1995.

Nel 2001, ad inizio millennio, Bari, l'amore di Alfredo Giovine, dedica una strada al suo accorato cantore, nella zona lungomare sud della città: il tratto dal Lido "Trullo” al camping "San Giorgio”. Giovine ha avuto la stima generale di tutti: cittadini, popolo, uomini di cultura. Ecco su di lui il parere dello storico Francesco Babudri, espresso nel 1963: "Chi non conosce l’amore dei napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa testimonianza di baresità mi fanno dire, all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti napoletani messi insieme non superano, in intensità e in trasporto, l’amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per la sua Bari, la zita sua, la sua sposa". Giovine è stato anche un divulgatore storico propriamente detto, oltre che un valido studioso di antropologia e tradizioni. A sua firma il testo "La vidua vidue. L’assedio saraceno di Bari del 1002 e l’intervento veneziano", una ricostruzione fedele ed accurata storiograficamente del noto episodio d'arme e di vicinanza e soccorso dei veneziani ai baresi in ottica antisaracena, un fatto di cui su queste colonne abbiamo già parlato. Giovine, dunque, anima di Bari, anima popolare espressa attraverso una ricerca viva. Viva perché fonte continua di sorprese e rimandi all'attualità o, se si vuole, alla storia eterna dei baresi, del loro modo di parlare e di essere, alla storia insomma della loro vita. Perché esiste la storia di una comunità e Giovine ne era l'indagatore, lo studioso, come si è detto il fine ed innamorato cantore.


La raccolta dei canti popolari dei bambini

Alfredo Giovine, nel corso di un'attenzione costante e radicale mostrata e seguita per decenni alla 'voce' popolare barese nei suoi più vari aspetti, ha studiato anche i canti e le espressioni dei più piccoli. La casa editrice Stilo ha ripubblicato nel 2015 la sua opera "Canti popolari dei bambini e dei ragazzi baresi". Il volume studia e ripropone i canti popolari dei bambini e dei ragazzi baresi, pubblicati per la prima volta dal nostro studioso nel 1966. I canti, raccolti allora con il registratore dal figlio Felice, sono poi stati riproposti dopo decenni suddivisi in sezioni tematiche ed arricchiti di nuove fotografie.

"Una raccolta di grande importanza culturale in quanto un’educazione alla lettura (e all’ascolto) non può prescindere, ancora oggi, dall’avvicinamento del bambino alla sua cultura di appartenenza. Al suo dialetto". Così, sul libro, Daniele Giancane, poeta e docente di letteratura dell'Infanzia all'Università di Bari.

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