Diritti umani e illuminismo arabo sepolti dai talebani

La vicenda afgana è paradigmatica sotto molti aspetti. Tutto ciò non deve sembrarci singolare, dato che abbiamo a che fare con una “nazione” che ha al suo interno parte cospicua di un territorio che oggi non ci dice granché ma che in tempi lontani fu importantissimo: Khorasan, in lingua persiana “Terra del sole che nasce”. Prese il testimone della mitica Baghdad (quando questa città declinò) e finì per inglobare le mitiche Bukhara, Sammarcanda, Herat. Stiamo parlando del IX secolo, allorché nel Khorasan – con capitale Nishapur (oggi in Iran) - fiorì e per alcuni secoli un vero e proprio illuminismo arabo, che dunque precede di parecchio quello occidentale. Un moto intellettuale che ricomprendeva non solo liberi pensatori ma anche il genio ingegneristico, dato che si è scoperto un sofisticato sistema di irrigazione fatto di canali sotterranei che dalle colline approvvigionava di acqua potabile la capitale.

Il primo aspetto è dunque che l’Afghanistan è una terra carica di storia che ha sempre svolto un ruolo di prestigio in Asia Centrale, almeno fino all’intervento distruttore dei Mongoli, che si comportarono in modo simile ai barbari nei confronti dell’Impero romano.

Il secondo aspetto è geopolitico. L’Afghanistan è una terra su cui convergono da sempre in modo naturale, direttamente o indirettamente, Iran, Pakistan, India, Turchia e poi Cina, Russia (con alcuni piccoli ex stati sovietici) e ora anche Qatar (dove, a Doha, si sono svolti i conciliaboli di pace fra USA e Talebani): come si può facilmente notare non c’è posto per l’Occidente. Se si maneggia con attenzione un atlante si noterà una sorta di lunga striscia continua che avvolge il Paese dal basso e ha come estremi ad est Islamabad e a ovest Ankara. Questi sono i 7 Paesi che in futuro avranno giocoforza a che fare con l’Afghanistan e con chi oggi lo governa (i Talebani pashtun).

Poi c’è un terzo aspetto, che costituisce il peso più sfortunato della situazione afgana: se i Talebani riusciranno a capire che questo aspetto è stato il loro errore e la vera rovina del Paese, forse l’Afghanistan riuscirà a riemergere, altrimenti per gli afgani si prospettano tempi bui. Mi riferisco al terrorismo internazionale. Per un concomitare di eventi l’Afghanistan è divenuto in Asia Centrale un epicentro del terrorismo jihadista globale e l’intervento militare USA (con gli alleati) ha avuto in ciò la sua sacrosanta ragion d’essere. Ma oltre ad aver sradicato le basi terroristiche l’occupazione (per la sua lunga durata, del tutto immotivata) reca con sé oggi un strascico di sofferenze perché ha diffuso fra gli afgani modelli di vita e sensibilità sui diritti umani ad essi prima sconosciuti: la globalizzazione in questo ha avuto un ruolo positivo, ma sta provocando purtroppo anche un effetto-boomerang.

Che fare? Per l’Occidente, dopo le armi, ora si prospetta solo la cooperazione (sempre se sarà accettata).


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