Dilettanti allo sbaraglio: il conto salato che paga l'Italia

La pandemia in Africa sembra meno cruenta che altrove (i decessi non superano il 3-4% del totale mondiale), forse per l’alta percentuale di popolazione giovane e sempre che non vi sia banalmente un default quanto alle statistiche o una mortalità che sfugge ad esse (molti osservatori sottolineano che in Africa persiste una forte paura a recarsi negli ospedali, di certo per le cattive performance che li caratterizzano). Eppure in Italia gli operatori commerciali che trattano apparati informatici segnalano che, ad esempio, per la progressiva penuria di metalli rari la disponibilità di PC si sta riducendo a vista d’occhio: perché tutto ciò? Sembra contradditoria una riduzione di produzione di metalli rari a fronte di una curva pandemica meno marcata ma non è così: la pandemia in realtà ha scardinato anche in Africa le abituali dinamiche economiche, in buona parte di tipo informale. 

Invece l’Europa è una sorta di epicentro della pandemia, in questa fase di “ricaduta” nella circolazione del virus. La ragione fondamentale sta nella complessità delle relazioni sociali, nella connaturata difesa delle libertà individuali e nell’esistenza di grandi centri metropolitani e numerosissime medie città: tutti fattori che rendono più difficile contrastare l’infezione perché favoriscono invece di depotenziare l’interrelarsi delle persone.

La risposta alla crisi sanitaria, economica e sociale da parte dei vari Paesi europei resta molto diversificata. L’Italia non si è comportata meglio degli altri, anche se un insistente e ingenuo storytelling ha tentato di farlo credere: anzi, è stata e continua ad essere uno dei Paesi più deboli sostanzialmente a causa di una “infrastruttura” istituzionale ormai anacronistica e di compagini politiche di infima qualità. Per verità la sua principale sfortuna è stata quella di avere avuto, nel 2018 (elezioni politiche) e nel 2019 (elezioni europee), una spiccata vittoria di forze convertitesi al sovranismo o populiste: ciò ha provocato l’ingresso in Parlamento per un verso di una leva di giovani sprovveduti (purtroppo) e per un altro di personale politico sostanzialmente antieuropeista che per un certo periodo – congiuntamente - hanno tentato addirittura di implementare una sorta di Italexit. A ciò si è aggiunto un comportamento spregiudicato della principale forza di centrosinistra che, profittando dello scompaginamento dell’alleanza giallo-verde, si è incuneata con lo scopo di guadagnare posizioni di potere: la conclamata necessità di contrastare un centrodestra ritenuto pericoloso fa parte di un altro storytelling, in quanto se ciò fosse vero allora bisognerebbe sancire l’irriducibilità del centrosinistra ad accettare la democratica e costituzionale “alternanza”. Se ne può uscire (con beneficio anche per una risposta più efficace alla pandemia) con un gabinetto di salute pubblica presieduto da un vero politico-manager? Forse è già troppo tardi.


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