Delle Foglie: "Un progetto nato nel 2015"


È Leonardo Delle Foglie, amministratore delegato di Tersan, a spiegare genesi e dettagli del nuovo impianto.

Amministratore si aspettava una risonanza così forte per la presentazione dell’impianto?

La mia sensazione a seguito dell’eco mediatico che c’è stato è innanzitutto di stupore. Non mi aspettavo che sarebbe stato così diffuso. Questa è solo la testimonianza che c’è un aumento di sensibilità e consapevolezza da parte dei cittadini. Devo dire che il tutto è stato anche favorito dal momento particolare che viviamo, mi riferisco ovviamente all’aumento dei prezzi del gas.

Ha specificato nel corso del suo intervento come al centro del progetto però non ci sia solo il gas.

Si ho provato a mettere al centro di tutto il tema del fertilizzante. Tersan non ha pensato di fare questo perché i prezzi sono aumentati. Noi abbiamo voluto realizzare questo progetto per avere un’indipendenza energetica finalizzata a garantire un costo stabile del fertilizzante che poi viene promosso sul mercato.

Non avete seguito l’attualità. L’idea era in cantiere da tempo

Si il nostro non è un approccio reattivo, succede qualcosa e io reagisco. Ma è un approccio proattivo. Penso a quello che potrà succedere.

Quando lo avete immaginato?

Il biometano è stato approvato nel 2015, anno in cui viene dato mandato ai tecnici di studiare questo progetto. Poi è stato presentato nel 2017 e autorizzato nel 2019. Dopo c’è stato un primo periodo di costruzione e immissione nel 2022. È un processo che è durato sette anni.

Siete tre nel Mezzogiorno. Se è vero che non potete rappresentare una fonte di energia alternativa, è in grado di immaginare la capacità massima che si potrà raggiungere?

Sicuramente il nostro lavoro non può essere la soluzione. Tuttavia, questo testimonia il nostro mindset. Quello che comunemente viene definito il modo di pensare. Il valore che ha l’introduzione di questa nuova energia è nel fatto che tutte le imprese devono ragionare in termini rigenerativi e non estrattivi. Il solo modo per farlo in Tersan è stato quello di pensare all’integrazione con il biometano. Non soltanto il tema del fotovoltaico che pure è rilevante nella nostra azienda, però ora bisogna aggiungere altre fonti che ci consentono di avere una mitigazione sull’impatto energetico della stessa azienda. Quindi non finalizzata a risolvere i problemi energetici, quanto a non aggiungerne altri.

Lavorate con le raccolte differenziate della regione.

La qualità della nostra differenziata è determinata dalle percentuali di impurità, ovvero le componenti non compostabili presenti nella raccolta che quindi non diventeranno fertilizzante. L’esempio classico è il sacchetto di plastica con cui viene raccolto l’umido. Questo è il nostro start.

I cittadini come si comportano?

Devo dire che questa percentuale negli ultimi dieci anni, anno dopo anno, sta diminuendo. Soprattutto nei piccoli centri, penso ai comuni con meno abitanti. Al contrario dove ci sono più cittadini si fa fatica a traguardare livelli di qualità intesa come bassa percentuale di impurità. Tuttavia questa è certamente una vittoria facile che possiamo raggiungere se ci impegniamo a migliorare la raccolta differenziata. Perché quello scarto che viene conferito non solo lascerebbe spazio ad ulteriore umido ma non rappresenta uno scarto che da mandare poi in discarica.

Se dovesse dare dei numeri a queste impurità?

Siamo passati da un livello di impurità dell’8% ad uno del 5%. Significa che questa è la percentuale del non compostabile tra l’umido conferito.

Avete mai temuto che si potesse non arrivare all’obiettivo?

No, direi di no. L’investimento in tecnologia era chiaro. La nostra struttura tecnica sapeva come intervenire, abbiamo proposto noi l’intervento consapevoli che la riduzione dell’impatto olfattivo è un obiettivo importante da raggiungere.

Gli odori sono praticamente cancellati sia all’interno dell’azienda che fuori.

La direzione è quella giusta per ridurre sempre di più l’impatto olfattivo. Non dobbiamo mai abbassare l’attenzione su questo. Il nostro obiettivo non è rispettare le autorizzazioni, quello è un obbligo. Ma migliorare ancora se le tecnologie lo consentono. Dobbiamo spingerci al limite tecnologico, non normativo.



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