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Cultura, arte ed emozioni: basta "cinghiali laureati"

Sì, mettiamo da parte la politica che politica non è, non guardiamo gli urlati e diseducativi talk show televisivi, non pensiamo alle bollette da pagare, alla guerra, agli armamenti, all’ambiente che frana sotto i nostri piedi, ai post ossessivi sui social… Cerchiamo l’oasi nella cultura e nell’arte. Incoscienza, leggerezza, fuga da un mondo avariato? Può darsi. Ma la cultura e l’arte hanno poteri catartici a cui dobbiamo affidarci per sperare in una vita migliore.

Non dobbiamo all’improvviso staccarci dalla realtà, smettere di lottare perché sarebbe un atto di vigliaccheria. Però inseguire i sogni, la bellezza e l’utopia, sarebbe il primo passo per rinascere. Fabrizio De Andrè, a tal proposito, diceva: «Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura».

Parole al vento, estremismi vuoti e poetici? Per niente. Io ci credo: per inciso, mi sono immedesimato e ho scritto un libro, dando vita a una repubblica del desiderio. E forse non sono il solo a crederci. Un esempio? Ho ripreso ad andare a cinema e ho visto “La leggerezza” di Roberto Andò, con Servillo, Ficarra e Picone. Non mi sono mosso di un millimetro, non perdendo una battuta, respirando a pieni polmoni Pirandello.

Il giorno dopo mi è capitato di leggere una notizia Ansa che copio e incollo: «E vai a vedere un film, in una multisala tranquilla e ben tenuta (si chiama “Tevere” ed è a Castiglione in Teverina, sul confine tra Lazio e Umbria). È allora che avviene qualcosa che ha anch'essa una sua sacralità. Certamente non quella del giorno di festa, ma la sacralità dell'arte. A fianco a te a fare il biglietto, defilato e poco incline ai riflettori, c'è Giuseppe Tornatore. Il cinema è ancora troppo in difficoltà per permettersi di rinunciare anche a un solo biglietto, pensa il regista. Ed è così che Tornatore entra e si siede: poltrona comoda, acustica perfetta, pochi spettatori. Inizia la proiezione, senza brusii, senza rumori. Inizia “La stranezza”. Tornatore è conquistato. Alla fine, manda un messaggio al regista Roberto Andò per complimentarsi…».

Io non ho avuto la fortuna di avere a fianco Tornatore, ma sono stato conquistato al pari di Tornatore. Un godimento incredibile, totale. Tornatore, io e basta? A guardarsi “La stranezza” sono stati in tantissimi. E tutti sono usciti dalle multisala ricreati, vivi, dialoganti.

Un film per dimenticare i problemi? No, quelli restano. Ma un film di spessore, tutta l’arte vera, tutta la cultura-cultura, possono far tanto per migliorarci. Sogniamo insieme, inseguiamo l’utopia, coltiviamo passioni e slanci. Altrimenti saremo sempre mostruosi animali fatti esclusivamente di istinto e raziocinio, come diceva De Andrè.


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