Cronaca di un fallimento annunciato


La Gazzetta del Mezzogiorno viaggia a vele spiegate verso il fallimento. Un viaggio sicuramente pieno di incognite, ma in acque più tranquille di quelle attraversate nell’ultimo anno e mezzo. Non è un controsenso e nemmeno una presa in giro: il fallimento è l’unica possibilità concreta per ridare vita al giornale, liberandolo dal suo editore che, dopo una serie di traversie giudiziarie non ancora terminate, ha deciso di mollarlo e di non volerne più sapere. Ma affinché la testata sia libera dai pesi della precedente gestione e possa ripartire, occorre che fallisca la società editrice Edisud e siano messi all’asta i suoi beni, a cominciare dalla testata che la Procura di Bari, nella sua richiesta di fallimento, ha valutato 25 milioni di euro, per sottrarla a manovre speculative.

Intanto si sono smosse le acque a livello istituzionale e la vertenza della Gazzetta è fapprodata sul tavolo del governo. Giovedì 28 maggio (ieri per chi legge, n.d.r.) si è tenuto in videoconferenza il confronto presso il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio, organizzato dal sottosegretario Andrea Martella, su sollecitazione della Federazione nazionale della stampa italiana.

All’incontro hanno partecipato i ministri pugliesi Teresa Bellanova e Francesco Boccia, i rappresentanti dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, di Fieg, Fnsi, Cgil, Cisl, Uil, i presidenti delle Regioni, di Unioncamere e i rappresentanti delle Assostampa di Puglia e Basilicata, oltre al comitato di redazione.

Al tavolo era stato invitato anche l’editore Mario Ciancio Sanfilippo, che in precedenza aveva già avuto un confronto con i rappresentanti del Dipartimento Editoria del Governo, nel corso del quale aveva ribadito la decisione di cedere la Gazzetta e aveva anche annunciato di non volersi opporre all’istanza di fallimento presentata dalla Procura barese.

Due passaggi che sembrano decisivi sulla strada del fallimento: l’annuncio di Ciancio Sanfilipo di non voler opporsi all’istanza della Procura e la decisione, lunedì scorso, del Tribunale di Bari che ha preso atto della rinuncia all’istanza di ammissione al concordato preventivo, depositata a dicembre dal socio di minoranza Denver srl, che ha poi rinunciato. Si viaggia dunque a vele spiegate verso l’udienza del Tribunale che si pronuncerà l’8 giugno sull’istanza di fallimento della Procura di Bari, che riguarda sia la Edisud s.p.a., sia la controllata Mediterranea s.p.a., che possiede la testata de La Gazzetta del Mezzogiorno e si occupa della raccolta pubblicitaria. L’udienza dovrebbe avere come conseguenza la nomina di uno o più curatori fallimentari, ai quali toccherà valutare e mettere in vendita i beni. Per il valore più importante, cioè la testata “La Gazzetta del Mezzogiorno”, la cooperativa in fase di costituzione da parte dei giornalisti, avrebbe la prelazione a parità di offerta.

È il caso di ricordare che i debiti accertati per la Edisud risalgono a un totale di 44 milioni di euro, molti dei quali nei confronti delle banche (soprattutto Monte dei Paschi), oltre che di fornitori, enti previdenziali e lavoratori. L’editore Ciancio Sanfilippo ha dichiarato che “onorerà le proprie personali esposizioni verso il sistema bancario”. Mentre ammonterebbe a 30 milioni il debito della Denver, socio di minoranza che fa capo a Valter Mainetti, azionista di riferimento della Sorgente Group, nei confronti della Banca Popolare di Bari. Su questo la Procura avrebbe aperto un fascicolo di inchiesta.

Un’altra iniziativa molto interessante, e a tutela dei 133 anni di storia rappresentati dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è stata avviata nei giorni scorsi dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, che ha posto un vincolo di interesse storico sull’archivio della Gazzetta e sullo stesso marchio del giornale.

La Soprintendenza nel dispositivo del provvedimento spiega che l’archivio rappresenta “130 anni di storia della Puglia e della Basilicata, nonché la identificazione simbolica dei due territori regionali con la voce stessa del quotidiano. L’archivio è una fonte indispensabile per qualsiasi possibile studio sulla stampa e il giornalismo dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi ”.

Per quanto riguarda il marchio “Gazzetta del Mezzogiorno” si spiega che è “marchio di provenienza in quanto testimonianza storica della cultura e della identità dei territori pugliese e lucano”. Gli effetti sono evidenti: non si può separare il marchio, cioè la testata Gazzetta, dal suo archivio, non solo cartaceo, ma anche digitale, visto che l’archivio è anche consultabile on line.

Una decisione storica anche a livello nazionale, perché è la seconda volta che il marchio di una impresa viene posto sotto tutela, dopo quello del Salone Internazionale del Libro di Torino. E l’iniziativa è della stessa persona:  la soprintendente Annalisa Rossi, insediata in Puglia e Basilicata, proprio dalla sede piemontese.

“È un intervento per costruire, per essere al fianco della comunità - ha dichiarato alla Gazzetta -. Perdere questi 130 anni di testimonianza sarebbe una bestemmia e il provvedimento in atto rende inscindibile il valore simbolico della testata e di tutte le sue parti. Io credo che la voce narrante di un territorio non possa essere spenta, il marchio è storia e diventa brand”.  


Notice: Undefined variable: modulo in /home/bx23yjvr/public_html/articolo.php on line 278

Scrivi all'autore