Crisi del lavoro in Puglia: investire in tecnologia


Nulla sarà come prima. Questa affermazione è stata ripetuta decine di volte dall’inizio dell’emergenza Coronavirus ma, seppur caduta nella retorica quasi quotidiana, resta in parte vera. Lo è per il mondo del lavoro che inevitabilmente soffre e soffrirà di drammatiche ricadute specialmente in alcuni settori vitali della realtà pugliese, come il turismo e la ristorazione. A confermarlo, sebbene siano solo proiezioni, previsioni e modelli di stima, è uno studio di Unioncamere Puglia che prevede una perdita di circa 69mila posti di lavoro e quasi 29mila imprese in meno sul territorio pugliese portando il numero di aziende presenti sul territorio a 359mila. Insieme a questo, secondo ancora quanto riportato nell’indagine, aumenteranno anche le procedure concorsuali (31mila) e le liquidazioni (71mila). Il quadro che l’Ente prospetta spaventa non poco ma, di fatto, non fa altro che mettere nero su bianco ciò che già si teme. 


Insomma, il momento di difficoltà c’è, è evidente e avrà una lunga coda. Ma, allo stesso tempo, è proprio questo il momento di rimboccarsi le maniche e cogliere l’occasione di poter davvero collaborare positivamente ad un rinnovamento vero dell’economia del territorio. Ne è convinta Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl Puglia, che vede una crisi economica che può portare verso il rischio di un forte disagio sociale: “Per noi è importante prenderci cura dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno fatto domanda degli ammortizzatori sociali - sostiene - ma anche e soprattutto degli invisibili, persone di cui parliamo in maniera generica ma che altrettanto soffrono della situazione. Ecco perché, ora più che mai, è importante capire che c’è bisogno di una fase reale di concertazione tra sindacati, imprese e Regione. Non uso a caso questo termine perché per concertazione intendiamo una assunzione reciproca di responsabilità su una base condivisa di un progetto. Serve una visione perché è importante poter riprogrammare la ripresa e questa non può che avere al centro il protagonismo del lavoro. Nelle fasi più buie del nostro Paese, infatti, siamo sempre ripartiti da questo”. 



Tutto, quindi, cambia. Ma tutto cambia perché sarà necessario farlo: “Il punto è quanto siamo predisposti, e ben disposti, a farlo – rimarca Fumarola – e quanta più chiarezza si farà, allora, tanto più riusciremo a riprogrammarci e ad adattarci a nuove modalità di lavoro e di rapporto con i lavoratori”. 


Il riferimento è allo smart working, uno strumento massicciamente impiegato in questi due mesi di lockdown e che può rivelarsi utile e sostenibile anche in previsione della ripartenza: “Ad oggi c’è più che altro un ‘lavoro da casa’ - sottolinea la segretaria regionale – e lo smart working è molto di più e dovrà essere strutturato diversamente. Tante imprese che mai avrebbero pensato di usarlo stanno verificando la convenienza a sfruttare questo strumento e l’opportunità di continuare a usarlo laddove sarà possibile farlo. Ma bisogna farlo seguendo regole precise. Anche nell’uso di questo strumento, come il sostegno a chi il lavoro non ce l’ha più, servirà avere flessibilità, idee chiare e concertazione”. 


Di certo dopo aver messo in sicurezza i luoghi di lavoro, l’agenda della Regione Puglia dovrà essere settata sulla programmazione della cosiddetta fase 3: “In questi giorni stiamo già elaborando un piano del lavoro soprattutto riguardo alle attività di formazione e tirocinio - afferma l’assessore alle Politiche del Lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo – e sono formule che abbiamo già messo in campo da tempo soprattutto con le piattaforme a distanza. Ora però stiamo cercando di togliere il limite di età da alcuni bandi di formazione e dare la possibilità anche ai non più giovani di intraprendere strumenti per affrontare nuove sfide”. 


La Regione, di fatto, conta di sfruttare i fondi straordinari europei come l’Fse (Fondo Sociale Europeo) e con una manovra straordinaria di 450 milioni rimodulando parte del Por Puglia 14-20 dei fondi strutturali: “Queste risorse - aggiunge Leo - insieme alle misure che il Governo sta mettendo in campo, serviranno a dare liquidità alle imprese per garantire il mantenimento dei posti di lavoro. Inoltre, stiamo cercando di costruire delle misure che possano sfruttare maggiormente lo smart working. Questa pandemia ci ha fatto comprendere che dobbiamo iniziare a pensare anche ad attività diverse ed essere pronti a queste situazioni. Ma ci ha fatto anche comprendere che dobbiamo puntare sempre più all’eccellenza di determinati settori come l’Ict”. Esiste dunque un percorso comune tra sindacati e Regione che si fonda sull’attenzione al percorso del lavoratore, in entrata e uscita, sul sostegno al reddito e alle imprese. Così come il sostegno degli ammortizzatori sociali che sono elargiti dal Governo centrale ma che passano attraverso le maglie burocratiche del sistema Regionale. L’emergenza coronavirus, infatti, ha fatto schizzare la richiesta di cassa integrazione portandola a più di 33mila domande in un solo mese: “La Regione Puglia ha terminato l’esame di tutte le pratiche della cassa integrazione in deroga. Siamo la seconda Regione italiana a concludere questo immane lavoro - precisa l’assessore al Lavoro – e ora la palla passa a Inps la quale deve dialogare con l’azienda e le banche. Proprio con quest’ultime c’è però un problema. Abbiamo fatto una convenzione e le banche avrebbero dovuto immediatamente anticipare la cassa integrazione senza tanti iter. Invece questo non avviene e i cassintegrati non riescono a tenere in piedi questo rapporto. Ecco questo sarebbe un altro punto su cui mettere mano: sburocratizzare le procedure e dematerializzarle”. 


In questi ultimi giorni, però, la Regione Puglia e la Federazione delle Bcc di Puglia e Basilicata hanno raggiunto un’intesa che consentirà ai clienti delle banche di credito cooperativo di accedere allo strumento di anticipazione della cassa integrazione in deroga. 


Le start up digitali indicano la direzione


Sebbene le assunzioni siano crollate in questi mesi è altrettanto vero che le start-up digitali e le aziende dell’Ict pugliesi hanno dimostrato che il futuro del lavoro va anche in un’altra direzione. Dopo aver adattato il proprio modello di business alla situazione attuale, queste hanno portato nuovi posti di lavoro in particolare nella vendita al dettaglio di beni di consumo e nella sanità. È allora importante analizzare alcuni fenomeni per capire come si passerà dal lockdown ad una fase di “unlocking”. Innanzitutto il lavoro a distanza, sebbene questo non sia ancora vero smart working, ha salvato tanti posti di lavoro e ha obbligato ad imparare nuovi mezzi di comunicazione aziendale e nuovi flussi di lavoro. È poi aumentato il lavoro nel mondo sanitario così come gli addetti alla logistica, all’e-commerce e alle piattaforme digitali. Infine le abitudini. Certo torneremo in un supermercato affollato o in un treno pieno ma dopo aver sperimentato la formazione online verrà sfruttato ancor più l’e-learning? Siamo sicuri che continueremo a pagare sempre in contanti? E dopo aver imparato i mezzi del lavoro da casa siamo sicuri che andremo ancora tutti i giorni in ufficio? 


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