Covid in Puglia: tenere la guardia alta

Chiunque voglia rendersi conto di come sia cambiata la pandemia a distanza di un anno, può fare in piena autonomia un raffronto: prendere un giorno qualsiasi del novembre, o dicembre, 2020 e confrontarne i numeri con lo stesso giorno dell’anno in corso. Non serve essere esperti di matematica, né ci sono conteggi da fare. Basta semplicemente, se volete, un foglio di carta ed una penna per appuntarvi i numeri.

La differenza è così lampante ed evidente che solo i complottisti ad oltranza colpiti da conclamata dissenteria cerebrale possono negarla. Un esempio ve lo proponiamo noi. Prendiamo, ad esempio, il 5 di dicembre 2020 ed il 5 di dicembre del 2021.

L’anno passato, in Puglia, quel giorno i contagi furono 1.884 a fronte di 10.119 tamponi processati. Il rapporto era del 18,62%. Altissimo.

Domenica 5 dicembre 2021, invece, i casi registrati nella nostra regione sono stati 248 ma a fronte quasi del doppio dei test: 19.343. Rapporto tra nuovi positivi di giornata e tamponi, 1,9%. Ovvero la media l’anno passato era, praticamente, dieci volte superiore.

Andiamo ora a vedere quanti erano i positivi in atto il 5 dicembre 2020: 44.160 secondo il bollettino ufficiale della Regione Puglia; il 5 dicembre del 2021 i contagiati totali erano 4.600. Anche in questo caso, più o meno, parliamo di un decimo rispetto all’anno passato, sostanzialmente in linea con la percentuale di cui sopra.

Ma il dato che più ci dà la sensazione che la strada intrapresa sembrerebbe quella giusta riguarda i ricoveri che un anno fa quel giorno erano 1.796 in tutta la Puglia e stavolta erano 139. È il caso di aggiungere anche che i decessi del 5 dicembre 2020, in 24 ore, furono 28; quest’anno nessuno. Ed il giorno precedente, l’anno passato, erano stati ben 72. Praticamente una volta e mezza il totale dei deceduti di covid del mese di novembre appena trascorso (48).

Non finisce qui, perché proprio novembre ci dà l’opportunità di analizzare altri dati, stavolta complessivi, relativi all’intero mese. Nel 2020 in questa fase dell’anno eravamo praticamente in apnea, con una situazione gravissima da gestire, con gli ospedali al limite del collasso e le terapie intensive in affanno. Il numero dei morti per la prima volta assunse contorni da ecatombe: 759, record negativissimo fino a quel momento nella pandemia (sarebbe stato poi superato a dicembre con 989 decessi e ad aprile di quest’anno con 1.061). Questa volta i decessi di novembre sono stati invece 48, un numero che non ha nessuna parentela con quello di 365 giorni prima.

Significativo anche il raffronto tra le medie contagi quotidiani-tamponi. A novembre 2020 quella mensile fu pari al 16,03%; quest’anno è stata dell’1,07%. Insomma, non c’è partita, per utilizzare un gergo sportivo.

Naturalmente c’è poco da fare commenti. È possibile una sola valutazione, incontestabile nonostante le fette di prosciutto che foderano gli occhi (e non solo quelli…) dei no vax e no green pass: se non ci fosse stato il vaccino da gennaio in poi, non avremmo avuto la pandemia sotto controllo. Poi, demenzialmente, si possono sostenere tutte le tesi possibili. Ma i fatti sono fatti ed i numeri sono numeri. Tutto il resto rimane disttilato di stupidità.Tra l’altro, la situazione è abbastanza chiara. Da un lato c’è il Report settimanale diramato dal Fiaso, l’associazione delle aziende ospedaliere (di cui parliamo a parte), dall’altra ci sono i dati quotidiani forniti dalla Regione Puglia, che poi confluiscono nel quadro nazionale. La Puglia, al momento, è ancora da considerarsi una sorta di “isola felice”, nel senso che la pandemia sembra in pieno controllo. Questo ovviamente non significa nulla, nel senso che la partita non è chiusa, tanto più che nelle ultime settimane anche da noi si registra un incremento dei casi. Tuttavia, il “termometro” della situazione resta quanto accade negli ospedali. Domenica 12 dicembre i ricoverati per Covid in Puglia nei reparti ospedalieri erano 129 mentre le presenze in terapia intensiva ammontavano a 17 unità, quattro in meno rispetto al primo giorno del mese.

Ovviamente, non bisogna mollare la presa, perché il rapporto tra test effettuati e contagi settimanali nella prima settimana del mese (lunedì 29 novembre, domenica 5 dicembre) è salito all’1,39% rispetto all’1,02% della settimana precedente e dell’1,14%, peggiore media di novembre, così come quello della settimana che si è conclusa domenica 12 registra un 1,75% che suona come un allarme.

Non solo: mercoledì 8 dicembre i contagi quotidiani sono stati 468 (a fronte di 20.631 tamponi), mai così alti dallo scorso 15 maggio (567); e il rapporto con i test, il 2,26%, è risultato il più alto dal 27 agosto, quando era del 2,27%, superato (2,30%) domenica 12 dicembre.

Insomma, un pizzico di cautela non guasta, soprattutto perché a ridosso delle feste si rischia un boomerang, tra corsa ai regali, pranzi e cene. Per dirla chiara, il destino è ancora nelle nostre mani. Anzi, nei nostri comportamenti. Non dimentichiamolo mai…



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