Covid: tiriamo il fiato, ma serve prudenza

La domanda che dovremmo farci, ma che per motivi in qualche modo comprensibili è sottaciuta è: che Natale trascorreremo? In realtà il sottosegretario della Salute, Pierpaolo Sileri, ha sostenuto nello scorso weekend che “non c’è da preoccuparsi”, nel senso che le nostre festività 2021 non saranno come quelle dell’anno scorso. Speriamo, ovviamente, che abbia ragione lui, anche se i numeri in incremento in Italia come – e soprattutto – in Europa suggeriscono con estrema chiarezza che un pizzico di cautela non guasterebbe e che un po’ di giudizio nella corsa ai regali e negli aperitivi a ridosso delle feste non guasterebbe.

Intanto nell’ultimo punto settimanale sul Covid in Italia (venerdì scorso) risultano essere 13 le Regioni e Province autonome con un’incidenza di casi sopra la soglia critica di allerta fissata a 50 casi su 100mila abitanti. Un dato non di poco conto, perché vale la pena ricordare che tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che al di sopra di questa soglia diventa difficile riuscire ad eseguire il tracciamento dei casi. E quindi si corre il rischio concreto di perdere il controllo della pandemia.

Nel report i valori maggiori si registrano nella Provincia autonoma di Bolzano, con 189,1 casi per 100mila abitanti, e in Friuli Venezia Giulia dove il valore dell'incidenza ha raggiunto 139,6 casi per 100mila abitanti. Trieste, non a caso, è in questo momento l’esempio da non imitare.

Bene la nostra Puglia, che è ancora ben lontana dalla soglia di allerta con il 31,9 ogni 100mila abitanti. Meglio solo Basilicata (27,0), Valle d’Aosta (22,6), Sardegna (14,8), Molise (11,1).

Ovviamente non è il solo parametro da considerare. Anche perché se è vero che i casi sono in incremento anche da noi, è anche vero che il raffronto con l’anno passato di questi tempi la dice lunga sull’importanza della vaccinazione e sulla necessità di non mollare ad esempio con tutte le cautele con le quali ci siamo difesi finora.

Va detto subito, con grande chiarezza, che siamo anche nel nostro Paese (e nella nostra regione) di fronte ad una pandemia di non vaccinati. Basta guardare ed analizzare le presenze nei reparti di area medica ordinaria e nelle terapie intensive. Si potrà dire quello che si vuole, ma questi sono i fatti, piaccia o non piaccia. Poi c’è chi sceglie di mistificare tutto: ma è solo un suo problema.

Analizzando i numeri, le situazioni, il contesto e raffrontando ottobre 2020 e ottobre 2021 si ha chiara e netta la prova del solco che è stato scavato dai vaccini. Analizziamo la Puglia, che l’anno passato ha registrato proprio nel mese di ottobre la ripartenza della pandemia dopo un mese di settembre che sembrava quasi “normale”, con 40 decessi in totale, una media quotidiana di contagi largamente inferiore ai 100 casi ed una percentuale settimanale tra casi quotidiani e tamponi mai superiore al 3% (2,89%, il massimo, l’ultima del mese). Poi il salto nel buio, improvviso: a ottobre decessi triplicati (128) e contagi che schizzano (10.836 nel mese) con un rapporto casi-tamponi in continuo incremento: 3,12% la prima settimana; 4,55% la seconda; 5,37% la terza; 9,66% la quarta; addirittura 12,08% l’ultima, a cavallo con novembre. Mese che avrebbe portato 759 morti e una media mensile tra test e contagi quotidiani intorno al 16%. Il 31 ottobre 2020 in Puglia i casi di Covid in atto erano 11.393 (2.607 il primo giorno del mese) ed i ricoverati erano complessivamente 725. Insomma, un disastro, da noi come nel resto d’Italia. Da cui sono derivati i colori delle regioni, il Natale in quasi lockdown, restrizioni di tutti i tipi con una seconda ondata che di fatto è stata l’anticamera della terza. Fino alla scorsa estate.

Vediamo ora come siamo messi questa volta. Analizziamo sempre il mese di ottobre. Dodici mesi dopo è tutto più o meno sotto controllo, a prescindere dall’indice rt e dall’incidenza, al momento largamente al di sotto della soglia di allerta dei 50 casi ogni 100mila abitanti.

Cominciamo dai positivi. Che venerdì 1 erano 2.579 diventati 3.075 l’ultimo giorno del mese, ovvero il 31. I decessi sono stati 44, di fatto un terzo dell’anno passato. La percentuale settimanale tra i casi giornalieri ed i test processati era 0,87% la prima del mese e 0,99% l’ultima.

Non serve la laurea al Mit di Boston per comprendere che siamo di fronte a due mondi diversi. Tanto più che i ricoverati in area medica erano 142 il giorno 1 e 130 il giorno 31 ottobre; erano 15 i pazienti in terapia intensiva venerdì 1 e 16 domenica 31. In tutto il mese i casi di positività sono stati 4.274: due volte e mezzo meno dello stesso periodo nel 2020. Con la differenza che stavolta la stragrande maggioranza è di non vaccinati. L’abbiamo già scritto, ma ci ripetiamo: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Scrivi all'autore