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Confidare in San Nicola va bene, ma...

San Nicola è amante dei forestieri: sin da tenera età, i baresi assorbono questa frase che ha una duplice interpretazione. Una positiva, quando si vuol fare intendere che il nostro è un popolo ospitale, aperto alla conoscenza, al dialogo e all'accoglienza. Una negativa, quando il significato dà forma a una sorta di mortificazione dei talenti locali, costretti (sempre più spesso) a cercare fortuna e soddisfazioni lontano da casa e dagli affetti.

San Nicola e i baresi, si può ben dire che sono una cosa sola. Tuttavia, il nostro santo (che, ricordiamolo, è patrono anche di altri 273 comuni italiani) viene tirato in ballo per qualsiasi cosa. In e per suo nome si dà vita a ogni iniziativa.

Venerato dalle autorità (per i sindaci è una specie di totem cui si fa ricorso dalla pandemia alle speranze di promozioni della squadra di calcio), ma anche dalla criminalità (secondo uno schema comune a molte altre comunità del Mezzogiorno tra inchini e larghe donazioni per ottenere consensi e “indulgenze”).

Non è facile trovare un altro santo deputato e invocato a proteggere così tante categorie: è patrono di marinai, pescatori, farmacisti, profumieri, bottai, arcieri, bambini, ragazze da marito, scolari, avvocati, prostitute, detenuti e vittime di errori giudiziari.

La sua popolarità, com'è risaputo, varca i confini nazionali perché da "patrono" si estende dalla Lorena, ad Amsterdam e alla Russia, ma poi investe altri paesi Europei come Francia, Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Una fama che, come si racconta ormai da tempo, ha ispirato anche figure come quelle del Babbo Natale della Coca-Cola (a partire dal 1930). In realtà la ricostruzione non è corretta, giacché un Babbo Natale (comunque ispirato al legame tra San Nicola e i bambini) era già comparso in alcune azioni pubblicitarie della White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e di “ginger ale” nel 1923). E non è tutto perché, a giocarsi la "primogenitura" c'è stata anche Puck (1871-1918), rivista umoristica di successo negli Stati Uniti, che lanciò un Babbo Natale sin dal 1896.

San Nicola, dunque, viene sballottolato più o meno consapevolmente tra il "sacro" e il profano. A uso e consumo di qualsivoglia causa.

Il messaggio che abbiamo raccolto da Giovanni Distante, priore della nostra splendida basilica è forte e chiaro. Un invito al recupero della tradizione religiosa con scelte sobrie e coraggiose.

Ci avviciniamo a grandi passi verso il Natale. Una parola che stride fortemente con il periodo che stiamo vivendo, segnato com'è dalla morte, dalla paura e dalla violenza di un conflitto che, secondo alcune stime, avrebbe un bilancio complessivo di duecentomila morti in poco meno di nove mesi. Un record, un bruttissimo record. Uno tsunami di dolore, di stenti, di disperazione.

Con il passare dei mesi, quella guerra che abbiamo sentito vicina, dietro l'angolo, sembra quasi essersi allontanata.

Non è così. Gli equilibri in gioco hanno una fragilità che non ha eguali tra coltivazioni di odio, dichiarazioni irresponsabili, attribuzione di colpe e missili che varcano i confini delle nazioni in guerra, generando fibrillazioni in ogni angolo del pianeta.

Sono anni pesanti questi: la pandemia, la guerra, la crisi economica prodotta dalla micidiale combinazione della prima con la seconda. Un effetto domino che si sta riverberando sulle famiglie in modo imponente. Disagio e stenti non sono mai veicoli di processi virtuosi, ma innescano fenomeni che producono costi individuali e sociali pesantissimi.

È di questo che la politica (nazionale e locale) deve preoccuparsi oggi in modo persino ossessivo. Attenuare la crisi, assicurando l'essenziale alle nostre comunità. Occorre un rigurgito di responsabilità genuina, sincera, autentica.

È in gioco molto più del rastrellamento dei consensi. Questa crisi può piegarci e i dati di Bankitalia sullo stato dell'economia regionale sono, alla prova dei fatti, un monito non trascurabile. Per il resto non ci resta che confidare in San Nicola.




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