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Competenze alfabetiche in Puglia? Così, così...

Le competenze alfabetiche dei nostri studenti sono scarse, precarie e incerte. Il che vuol dire: la capacità di comprendere un testo scritto o di esprimersi in modo appropriato di chi esce dalla scuola superiore non è affatto da dare per scontata. L’allarme è rilanciato dalla fondazione indipendente Openpolis, che in uno studio statistico ha smascherato un vulnus di elevata rilevanza sociale.

Analizzando i dati Ocse del 2018, emerge che i 15enni italiani totalizzano in media un punteggio di 476 nelle capacità di lettura. Un numero che assume contorni più concreti se si dice che i pari età estoni raggiungono una media di 518 punti, quelli finlandesi di 520 punti, quelli irlandesi di 518 punti. In soldoni: nella classifica dei paesi Ue rilevati, l’Italia nel 2018 si piazza in 17ma posizione. Neanche lontanissima dall’ultimo posto, occupato dagli studenti 15enni della Bulgaria (420 punti di media quattro anni fa).

«Il punteggio medio degli studenti italiani a quella data – la fredda analisi di Openpolis - è risultato inferiore alla media Ocse, pari a 493 (calcolata come media tra gli stati Ocse, non solo europei, con dati validi in tutte le rilevazioni). Rispetto alle altre maggiori nazioni dell'Ue, il nostro paese si colloca sia al di sotto del dato tedesco che di quello francese. Rispetto ai punteggi conseguiti, il 23,3% degli studenti italiani si attesta al livello 1, il più basso. Oltre 2 punti in più rispetto ai coetanei tedeschi e francesi. In parallelo solo il 5,3% degli alunni italiani raggiunge i livelli 5 e 6, i più elevati, circa la metà di Francia (9,2%) e Germania (11,3%)».

E, come in altre classifiche, non sorprende che il Sud sia parecchio indietro. Servendosi, stavolta, dei risultati dei test Invalsi condotti nell’anno scolastico 2020/2021 (quello del massiccio ricorso alla didattica a distanza, va ricordato), Openpolis rileva: «Nel 2021 la percentuale di studenti di III superiore con competenze alfabetiche non adeguate è stata pari al 39,2%. Una quota che varia tra il 34,5% del nord, il 35,9% del centro e il 47,1% del mezzogiorno. E che mostra livelli molto diversi tra le regioni».

Nella fattispecie, gli studenti di terzo superiore che non raggiungono competenze alfabetiche adeguate sono il 53,6% in Calabria, il 49% in Campania e il 48,7% in Sicilia. E la Puglia? La nostra regione, nella sua totalità, naviga a metà del guado: con il 42,7% di studenti 15enni con competenze alfabetiche inadeguate, la Puglia si piazza di poco sopra la media nazionale, che a sua volta si aggira attorno al 40% secondo i dati Invalsi utilizzati da Openpolis e dalla fondazione Con i bambini. Certo, siamo comunque lontani dal 23,9% registrato nella provincia autonoma di Trento (la migliore in Italia), ma – viste le condizioni generali delle regioni meridionali – poteva anche andare peggio.

Ma a far riflettere è un altro dato, vale a dire lo “score” disaggregato che si rileva dai test Invalsi di Italiano 2021 condotti nelle scuole dei capoluoghi. Bene, guardano il caso di Bari emerge un fatto assai curioso: gli studenti di grado II (seconda elementare) hanno ottenuto un buon punteggio medio (220,5), mentre i loro compagni di grado XIII (quinto superiore) si sono rivelati in media insufficienti (punteggio 170,58). Una vera e propria “de-escalation”, quella che si registra a Bari: gli studenti di grado V (quinta elementare) hanno fatto registrare un punteggio medio di 208,95, mentre quelli di grado VIII (terza media) non vanno oltre 199,72.

Un fenomeno che, d’altronde, si ripete come una costante anche in altri capoluoghi pugliesi: a Lecce lo score di 220,18 in seconda elementare precipita a 179,7 in quinto superiore, mentre a Trani si passa dal 228,85 del grado II al 171,02 del grado XIII. Non mancano, tuttavia, casi in cui si verifica un’omogeneità (in negativo) tra elementari e superiori: a Foggia si passa dal 213,71 del grado II al 172,95 del grado XIII, a Brindisi da 206,21 a 165,59. Prendendo a paragone Salerno, si intravedono risultati molto simili a quelli di Bari: 215,09 in grado II, 177,89 in grado XIII.

Nelle nord-ovest, «Il 44% delle città registra un punteggio superiore alla media sia in seconda elementare che in quinta superiore. La quota scende al 22,7% nel centro e al 13,6% nel nord-est. Solo il 7,7% delle città del sud continentale e nessun capoluogo delle isole si trova nella metà alta della classifica in entrambe le rilevazioni», è l’analisi di Openpolis.

Un fenomeno complesso, e quindi di difficile interpretazione. A onor di cronaca, va detto che i test Invalsi vengono condotti solo a fini statistici, sono anonimi e non hanno rilevanza valutativa. Non è, quindi, da escludere che molti studenti si presentino alle prove senza aver adeguatamente ripassato. D’altra parte, la scuola non è altro se non una società in piccolo: cultura e istruzione hanno valore solo in vista di una ricompensa (il voto), non per se stesse. È il grande vulnus del sistema della valutazione.

Tuttavia, una lettura più analitica è possibile. Va ricordato che l’anno scolastico ‘20/’21 è stato, in Puglia, quello della didattica “a scelta”, un’operazione politica che ha creato grossi scompensi al nostro sistema di istruzione regionale. Roberto Romito, presidente della sezione pugliese dell’Associazione nazionale presidi, l’estate scorsa spiegava: «In Puglia e in Campania, rispetto ad altre regioni, si è fatto sì che i ragazzi non fossero presenti, nel nostro caso con l’escamotage del “fate voi” se pensate di essere a rischio. Ma quando i ragazzi stanno a casa e non a scuola la relazione educativa inevitabilmente perde qualità, tanto nei più bravi quanto nei più fragili. Soprattutto i diversamente abili avrebbero dovuto frequentare le lezioni in presenza, ma i genitori hanno preferito lasciarli a casa, potendo contare sulle ordinanze di Emiliano. Tutta l’Italia è indietro con gli apprendimenti, ma Puglia e Campania sono andate più indietro degli altri a causa della massiccia non presenza in classe».

Ancora Romito: «Al Sud ci sono problemi sia per quanto riguarda le reti di comunicazione, sia per quanto concerne le disponibilità economiche delle famiglie. In molti non hanno in casa il wi-fi o i mezzi tecnologici; le scuole hanno fatto di tutto per integrare i deficit, ma le risorse a disposizione non sono bastate per tutti. In questa operazione, chi era già debole è diventato ancora più debole. Un discorso che ha afflitto tutta l’Italia, ma il digital divide ha contribuito ad ampliare le differenze Nord-Sud».

Romano:


Il risparmio, a spese della scuola. Nelle ultime settimane si è fatta largo l’ipotesi di tornare a uno o più giorni di Dad alla settimana, per contenere i costi del riscaldamento a scuola. Ma dal Comune di Bari arriva un secco “no” alla proposta. «Abbiamo già dato. La scuola ha bisogno di ricevere risorse e aiuti, non di essere sottoposta all'ennesimo sacrificio. Non è giusto chiedere agli studenti di pagare anche questo prezzo», ha commentato l’assessore al ramo, Paola Romano. «Dai tagli lineari di bilancio per gestire le crisi economiche al Covid, con le chiusure e la Dad, il mondo della scuola è sempre stato chiamato a dare, molto spesso senza ricevere», ha aggiunto Romano.

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