Cinque candidati: la Puglia aspetta i programmi

Il quadro adesso è completo. Cinque aspiranti presidenti di Regione e una competizione elettorale che sembra un revival. Il centrodestra, dopo mesi di tira e molla, ha trovato l’intesa: sarà Raffaele Fitto a guidare la coalizione alle Regionali di settembre. È stato preferito al leghista Nuccio Altieri, alla fine l’ha spuntata Fratelli d’Italia anche se la Lega ha incassato il posto di vicegovernatore se il centrodestra dovesse imporsi e sarà proprio Altieri il secondo di Fitto. Fratelli-coltelli obbligati a convivere. Non solo: in Puglia toccherà sempre al Carroccio individuare i candidati sindaci per le città di Andria, Corato e Ceglie Messapica. Così hanno deciso Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi durante l’ultimo Tavolo di coalizione di lunedì scorso: ormai la scelta del candidato presidente non poteva più attendere, persino Italia Viva di Matteo Renzi è arrivata prima, individuando nel sottosegretario foggiano, Ivan Scalfarotto, il suo “ariete”. Già, il centrosinistra si è ufficialmente spaccato: Italia Viva, Europa+ e Azione di Carlo Calenda non faranno parte della coalizione “allargata” di Michele Emiliano. L’ex premier non è proprio riuscito a mandare giù gli scontri con Emiliano mentre era alla guida del Paese: da Tap a Ilva, passando per Xylella e le trivelle in mare, i due se le sono date di santa ragione, anche all’interno del Pd. Vederli insieme a distanza di due anni sarebbe stato quasi innaturale. Il via libera su Fitto chiude il cerchio delle candidature alle elezioni regionali pugliesi: a sfidarsi saranno il governatore uscente Michele Emiliano per il centrosinistra; Antonella Laricchia per il Movimento 5 Stelle; l'ex consigliere regionale pentastellato Mario Conca con la lista Cittadini Pugliesi e il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto con la coalizione formata da Italia Viva, Azione e +Europa. L’ok a Fitto è arrivato dopo lunghi mesi di discussioni al tavolo romano fra i leader, un confronto partito a dicembre scorso, quando Giorgia Meloni impose il suo nome e ottenne un primo via libera da Salvini e Berlusconi. La partita si è via via complicata anche per la difficoltà di individuare i nomi dei candidati nelle altre Regioni e per la voglia della Lega di avere un suo candidato presidente in una Regione del Sud. Alla fine però Salvini ha deciso di fare un passo indietro. Fitto è riuscito a superare le ultime resistenze, compresa l'accusa piombata nei giorni scorsi sul tavolo delle trattative di una sua presunta incompatibilità per via delle cause civili aperte con la Regione. Classe 1969, di Maglie, figlio del politico democristiano Salvatore Fitto (presidente di Regione tra il 1985 e il 1988) ha già alle spalle un'esperienza da governatore dal 2000 al 2005. Alle elezioni successive fu sconfitto da Nichi Vendola che così inaugurò 15 anni di governo della Regione da parte del centrosinistra. L'accordo su Fitto rientra in un'intesa più ampia: nelle Marche confermato Francesco Acquaroli di Fratelli d'Italia, in Campania via libera al forzista ex governatore Stefano Caldoro, in Toscana candidata la leghista Susanna Ceccardi, mentre erano invece già noti i candidati in Liguria e Veneto, Giovanni Toti e Luca Zaia. La Lega ha incassato il via libera a propri candidati sindaci al Centro-Sud, fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera e Nuoro.

“Ora tocca a noi l’onere e l’onore di rappresentare le diverse sensibilità presenti nella nostra comunità: dobbiamo lavorare tutti insieme, facendo tesoro proprio della ritrovata unità, per riportare la nostra amata Puglia ad essere terra di opportunità e di sviluppo”: sono le prime dichiarazioni dell’europarlamentare. 

“Il centrodestra – prosegue Fitto - è maggioranza naturale nel Paese e, ritengo, a maggior ragione nella nostra Puglia. La forte coesione delle tre forze politiche principali costituisce, dunque, un punto fondamentale dal quale partire per costruire una proposta di forte cambiamento, che riaccenda nei pugliesi la speranza di una migliore qualità della vita”. 

Il politico salentino ci riprova quindi, dopo la sconfitta del 2004; ma non è l’unico, anche per Laricchia del M5S si stratta del secondo tentativo dopo quella del 2015. Scontata la ricandidatura di Emiliano, un po’ meno quella di Scalfarotto che, nel 2014, è stato tra i coordinatori dell’ufficio politico di Emiliano. In molti avrebbero scommesso su una discesa in campo della ministra Teresa Bellanova, invece alla fine toccherà al sottosegretario mettersi in gioco: i sondaggi non sono certo dalla parte di Italia Viva, che viene data tra il 2 e il 4%, quindi una forbice che, attualmente, mette persino in dubbio la presenza in Consiglio regionale. 

Però, anche un 2% potrebbe essere decisivo nella partita, più aperta, tra Fitto ed Emiliano. Bisognerà capire a chi il partito di Renzi sottrarrà anche poche migliaia di voti, viene naturale pensare al centrosinistra ma in politica i calcoli algebrici non sempre funzionano. A nulla sono valsi gli ultimi appelli all’unità del centrosinistra in Puglia, Renzi ha preferito portare a termine la sua “vendetta” politica. Con Italia Viva ci saranno anche Azione e +Europa: al momento l’indicazione sembra essere quella di dare vita ad una o al massimo due liste contro “i sovranismi e i populismi”, annuncia la ministra brindisina Bellanova, anima del progetto. “La nostra – chiarisce Bellanova - non è e non vuole essere un'azione politica e una campagna elettorale contro qualcuno ma per qualcosa”. Ma nel Pd c’è chi vede nella scelta del partito di Renzi solo un tentativo di far perdere Emiliano, rosicandogli voti che potrebbero essere decisivi. 

Insomma, le forze politiche che oggi danno vita al governo nazionale, in Puglia si dividono: M5S da una parte, Pd dall’altra, Italia Viva in mezzo.

“Per ricompattare il centrosinistra, e magari favorire anche un’alleanza con il M5S, Emiliano dovrebbe fare un passo indietro”, dice a EPolis un esponente di primo piano di Italia Viva. Ipotesi difficile che possa realizzarsi. Scalfarotto è già al lavoro per la composizione delle liste, nelle prossime due settimane sarà in Puglia per raccogliere le adesioni e parlare con chi vuole mettersi in gioco. 

“Stiamo ragionando su quante liste schierare – confida il candidato renziano – allo studio due ipotesi: un’unica lista, oppure due. Analizzeremo i profili dei candidati che si renderanno disponibili e decideremo. Saremo al lavoro nelle prossime due settimane”.


Tre, due, uno: È partita la corsa per le liste

Con i candidati in campo, ora è già tempo di liste da compilare. Tutte le coalizioni e partiti sono impegnati nell’individuare i nomi “giusti” da inserire nell’elenco: non trattandosi di listini bloccati, tutti sono alla ricerca di profili in grado di attrarre consensi e voti. Nel Pd iniziano a circolare i primi nomi, a Bari, ad esempio, sono pronte a mettersi in gioco tre “new entry”: Domenico De Santis, bitontino e attuale consigliere politico del governatore Michele Emiliano; Francesco Paolicelli e Leonardo Palmisano. 

Dovrebbe essere della partita anche l’attuale presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, un veterano, ma non è detto che farà parte della squadra del Partito democratico. Su Loizzo, infatti, si pone un problema di mandati con il Pd, quindi potrebbe essere schierato nella lista civica “Con” che fa capo a Emiliano. Nel centrodestra riscaldano i motori tutti gli attuali consigliere regionali, c’è curiosità per la lista della Lega, unica vera novità: al Carroccio sono arrivate cento candidature tra le quali scegliere. Tornano nell’area del centrosinistra, anche Italia in Comune farà il suo esordio alle Regionali pugliesi: su Bari Antonio Nunziante sarà la “guida”, con lui Francesco Crudele, sindaco di Capurso, Bernardo Notarangelo, ex sindaco di Putignano, Giuseppe Delzotto, ex sindaco di Binetto.


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