Che aria tira? Non buona a Bari: parlano i numeri

Che aria tira nelle nostre città? Non particolarmente buona, dice Legambiente nel suo ponderoso Rapporto 2020 sull' ecosistema urbano, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore e basato su dati comunali relativi al 2019. 

Come ogni anno, i ricercatori assegnano un punteggio ai risultati conseguiti da 104 capoluoghi in sei ambiti: acqua, aria, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. Le città meridionali come sempre, a parte alcune rare eccezioni, sono nel fondo della graduatoria.

In Puglia si distingue Lecce, al 57° posto, seguita da Brindisi (81° posto), Bari (84°; era all'87° nel 2019), Taranto (86°) e Foggia (88°). E non c'è, in questi dati, l'effetto della fine del lockdown. Durante la primavera, infatti, c'è stato un "tana libera tutti" che ha fatto ripartire la corsa al monouso di plastica; i fiumi sono tornati a tingersi dei colori a cui eravamo abituati; l’aria delle grandi città ha riacquisito l’odore tipico dello smog. Poi con l'autunno e il sia pur parziale ritorno a scuola, si sono riproposti i problemi cronici del Paese, aggravati dalla pandemia. 

Del rapporto colpisce il dato sulla dispersione nelle reti idriche a Bari, dove il 49 per cento dell'acqua potabile si spreca a causa delle perdite lungo la rete di distribuzione. Basta un foro di 3 millimetri di larghezza in una condotta per causare una perdita di 340 litri d’acqua al giorno, cioè il consumo medio di una famiglia. Quanto alle automobili in circolazione, a Bari ce ne sono in media 568 ogni mille abitanti (a Milano sono 495). Alla fine del lockdown, come sappiamo, ovunque in Italia il trasporto pubblico è quasi collassato e la paura del contagio ha rimesso in moto le automobili rimaste ferme durante il confinamento. Lavoro agile e didattica a distanza hanno solo attenuato l'effetto. 

I dati del 2019 attestano che continua a scarseggiare il verde: 9 alberi ogni 100 abitanti a Bari e Taranto, 16 a Foggia e 30 a Lecce (non è pervenuto all'Istat il dato di Brindisi). L'effetto si ripercuote sulla qualità dell'aria, che il rapporto di Legambiente giudica appena suffi-ciente a Bari, Brindisi, Lecce, Taranto e insufficiente a Foggia. Infine c'è la gestione dei rifiuti, ritenuta insufficiente a Lecce e Bari e addirittura scarsa a Brindisi, Foggia e Taranto. 

L'indagine tiene conto anche dei rischi collegati ai cambiamenti climatici, con i fenomeni violenti che si verificano lì dove è più alto il consumo di suolo. Dal 2010 a giugno 2020 Bari è la città, dopo Roma, in cui si è verificato il maggior numero di episodi estremi: 20 allagamenti da piogge intense e soprattutto ben 16 eventi di danni causati da trombe d’aria e forte vento. 

Perché la Puglia è così in basso nella classifica? I dati sono quelli che sono, e certo non è sufficiente uno spostamento (in su o in giù) nella classifica per decretare che in questa o quella città la qualità della vita è adeguata ai bisogni dei cittadini. 

I numeri però sono importanti, così come hanno rilevanza i buoni esempi di sostenibilità citati nel rapporto, che evidenziano realtà urbane vivaci al nord come al sud. Ebbene, nelle 207 pagine del rapporto di Legambiente non è citata neanche una buona pratica adottata in Puglia in tema di qualità dell'aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. In effetti nelle nostre città l'aria che tira non è delle migliori. 


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