Che fallimento la "Didattica a scelta"

Che la didattica a distanza avrebbe creato disagi e scompensi nella popolazione scolastica era un pronostico fin troppo facile da prendere, già a bocce ferme. Se, da una parte, è innegabile che questo strumento, pur con tutti i suoi limiti, abbia permesso a docenti e studenti di salvare la baracca e portare a termine gli ultimi due anni scolastici marchiati dal Covid, dall’altra è altrettanto certo che il ricorso troppo disinvolto alla nuova forma didattica abbia lasciato cicatrici difficili da rimarginare. È il caso della Puglia, dove per tutto l’anno le ordinanze del presidente Michele Emiliano hanno lasciato alle famiglie e agli studenti maggiorenni la possibilità di scegliere a propria discrezione se frequentare in presenza o in Dad. E i risultati sono pessimi. A bocciare la strategia pugliese è il rapporto Invalsi 2021, pubblicato il 14 luglio e basato su campioni raccolti fra marzo e maggio. Un dato più di tutti rende le dimensioni del fallimento: fra gli studenti pugliesi di grado 13 (il quinto anno di scuola superiore), il 59% non raggiunge un livello accettabile in italiano. Valore che sale al 69% in matematica.

Nel giro di un anno, quindi, è cambiato tutto. Se nel 2020, di questi tempi, celebravamo la Puglia come regione con più “lodati” fra i diplomati, quest’anno gli standard sono drammaticamente precipitati. Giusto per rendere l’idea, in Lombardia e in Veneto (regioni che con il Covid non se la sono certo passata meglio della Puglia) gli studenti con deficit in italiano valgono rispettivamente il 25% e il 32%; percentuali che in matematica salgono al 28% e 39%.

Saranno anche freddi e impersonali, ma i numeri non mentono mai: la Regione Puglia ha fatto fronte alle difficoltà nel garantire la tenuta del sistema sanitario sospendendo – esplicitamente – l’obbligo scolastico e il diritto all’istruzione. “In epoca di pandemia nessuno può essere obbligato ad andare a scuola”, è stato il mantra di Emiliano; eppure altrove (in Italia e in Europa) i ragazzi sono andati a scuola, hanno rispettato regole e restrizioni, e hanno ricevuto una preparazione migliore dei loro compagni pugliesi. La didattica “a scelta” è un’invenzione tutta nostrana, evidentemente da mandare in soffitta quanto prima.

Sempre il rapporto Invalsi, inoltre, tira un’altra stoccata dolorosa al nostro sistema scolastico. Guardando al “learning loss” (perdita di apprendimento o deficit formativo), la Puglia è la regione che, mediando fra i risultati conseguiti dagli studenti di quinto superiore in italiano e matematica, fa peggio di tutti rispetto alle rilevazioni del 2019, l’ultimo anno scolastico “normale”: -14% in Italiano e -16% in matematica. In Italiano la Campania fa registrare un -15%, in matematica è il Friuli Venezia-Giulia il fanalino di coda andando oltre il -17%. La media nazionale si aggira intorno al -9% in entrambe le discipline basilari.

I dati più agghiaccianti sono però quelli sulla dispersione scolastica. Le statistiche Invalsi tengono conto tanto della dispersione esplicita (studenti che lasciano fisicamente la scuola), quanto di quella implicita (studenti che completano gli studi superiori senza raggiungere un livello minimo di competenze per entrare nel mondo del lavoro o della formazione accademica).

La dispersione implicita fotografa un’Italia che in generale ha subito grosse flessioni, ma che anche nella crisi procede a tre velocità diverse: nel 2021 al Nord il valore è del 2,6%, al Centro dell’8,8%, al Sud del 14,8%. La media italiana è del 23% di dispersione scolastica, di cui il 9,5% implicita. E, anche in questo caso, la Puglia figura fra i peggiori: poco meno del 33% di dispersione scolastica, di cui il oltre il 16% implicita. In Calabria la dispersione è vicina al 40% (23% implicita), in Campania il 38% degli studenti si perde per strada, di cui il 23% a causa di un livello inadeguato.

Per rendere l’idea basti dire che nella provincia autonoma di Trento si registra l’8% di dispersione scolastica, ma lo 0% di dispersione implicita; in Friuli solo un quinto degli studenti che compongono le statistiche sulla dispersione non ha raggiunto le competenze minime.

In Emilia-Romagna la dispersione totale è poco sopra il 13%, ma quella implicita è sotto il 5%.

Dati che, a un tempo, inchiodano la politica locale alle proprie responsabilità e mettono a nudo tutte le anomalie del welfare nazionale. A confermarlo sono i risultati anche degli studenti più giovani, quelli del grado 8 (terza media), che nel 2021 hanno dovuto fare i conti con un’istruzione discontinua nel mezzo della carriera scolastica.

Al Sud il 45% degli studenti non ha raggiunto i livelli minimi in italiano (40% nel 2019) e il 55% in matematica (48% due anni fa); percentuali ben diverse nel ricco Nord-Est, dove i dati si attestano rispettivamente al 33% e al 35% (nel 2019 al 28% in entrambi i casi). La quota nazionale si attesta al 39% in italiano e al 48% in matematica.

Meglio va con l’inglese, ma restano i divari: il 68% degli studenti meridionali di terza media sa comprendere un testo in lingua (84% nel Nord-Est, 76% in Italia), il 47% ha buoni livelli di “listening” (71% nel Nord-Est, 59% in Italia).

Insomma, un quadro mortificante ma già annunciato. Alla didattica a distanza dobbiamo, paradossalmente, dire grazie per aver fatto definitivamente cadere la maschera.


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