Cessione del credito: ecco a chi conviene

Il Superbonus 110% è attivo da oltre un anno nel nostro Paese, ma i risultati ottenuti sino ad oggi, e il tasso di adesione, sono piuttosto marginali rispetto alle aspettative iniziali.

Il perchè è presto detto e ha un nome specifico che spesso contraddistingue le attività che si svolgono in Italia: eccesso di burocrazia. C’è però una particolarità che fa gola ai più temerari, a chi non ha contanti a disposizione o non ha una capienza Irpef sufficiente a smaltire la detrazione fiscale corrispondente alla spesa: la cessione del credito.

Si tratta in particolare di una opzione prevista dal Decreto Rilancio (articolo 121 dl 34/2021) che riguarda il Superbonus 110%, ma anche altre agevolazioni edilizie come il Sisma Bonus, la detrazione al 50% sulle ristrutturazioni, l’Ecobonus al 65% ed il Bonus Facciate al 90%, (non è invece prevista per il Bonus Verde, il Bonus Mobili).

Innanzitutto è bene fare chiarezza su cosa si intenda per credito d’imposta.

Si tratta di qualsiasi credito che il contribuente vanta nei confronti dello Stato, magari perché ha fruito delle detrazioni fiscali previste dalla normativa vigente (in questo caso particolare il Superbonus 110%).

Quindi il soggetto ha pagato e ora banalmente vuole essere rimborsato dallo Stato. Come? Ci sono varie opzioni. La classica, quella cioè utilizzata fino a qualche anno fa, è che questo credito può essere utilizzato per andare a compensare eventuali debiti, per il pagamento delle imposte dovute e se ne può richiedere il rimborso nella dichiarazione dei redditi.

Seconda opzione, e cioè quella che interessa la maggior parte dei contribuenti che stanno optando per il Superbonus 110%, è che questo credito si può cedere a terzi (agli Istituti di credito o alla posta), utilizzando la Piattaforma cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate.

Naturalmente in questo caso chi si prende il nostro credito deve guadagnarci per questo molte banche ed altri soggetti intermediari come anche la Posta, quasi sempre si riservano un margine sul credito ceduto, ad esempio scambiando il 110% con un 80% o 100%, con soluzioni differenti a seconda che si tratti di privati e aziende.

Il meccanismo di cessione del credito è abbastanza semplice ma è bene sottolineare che non è uniforme, ma varia da soggetto a soggetto. L’operazione richiede innanzitutto il superamento di un’istruttoria, prevede dei costi che cambiano da un istituto di credito ad un altro ed una procedura anch’essa specifica per ognuno. In più, nel caso del Superbonus 110%, per poter cedere il credito alle banche è necessario che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori; che non possono essere più di due per ciascun intervento, ciascuno dei quali deve riferirsi ad almeno il 30% dei lavori totali come da progetto.

Dopo aver stipulato il contratto, bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’operazione di cessione utilizzando la specifica piattaforma online sul sito agenziaentrate.gov.it tramite cui si comunica l’esercizio dell’opzione, si cede il credito, si accetta tale credito ed eventualmente lo si cede nuovamente ad un terzo soggetto, comprese le banche.

Occorre fare attenzione perchè il caricamento sulla piattaforma non rende in automatico i crediti certificati e inseriti come certi, liquidi ed esigibili. E’ infatti necessaria una specifica verifica fiscale a tale scopo. Dopo aver inviato la comunicazione all’Agenzia delle Entrate l’istituto di credito acquirente vedrà comparire nel proprio cassetto fiscale il credito e dovrà confermarne l’avvenuto acquisto; dopodiché si procederà con la liquidazione della somma pattuita a contropartita del credito.

A questo punto una domanda sorge spontanea, a chi conviene?

La cessione del credito conviene in diversi casi, quando ad esempio non si ha la capienza reddituale che permette la fruizione piena della detrazione Irpef per tramite della dichiarazione dei redditi rispetto alla spesa sostenuta. Ma anche quando non si può o non si vuole spendere tutto l’importo dei lavori per gli interventi edilizi (la banca finanzia la realizzazione dei lavori ed il credito d’imposta e ne garantisce il rimborso).

Infine quando si preferisce recuperare tutto e subito (come si dice picc’ maledett’ e subito) senza spalmarlo in 10 quote annuali come si faceva invece con le precedenti agevolazioni fiscali.

Non è finita qui. Secondo l’art. 121 del Decreto Rilancio i soggetti che sostengono le spese per gli interventi edilizi che accedono a determinate detrazioni fiscali, possono scegliere di optare anche per uno sconto in fattura da parte dei fornitori pari all’importo della fattura, con possibilità per questi di recuperare il credito d’imposta oppure cederlo ad altri soggetti. Il contributo insomma è anticipato da chi ha effettuato gli interventi e verrà sempre da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito agli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. Potranno sfruttare lo sconto in fattura anche gli incapienti, cioè coloro che non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi o che comunque versano poche imposte Irpef.

In soldoni a fronte di una spesa di 40.000 euro a cui corrisponde una detrazione pari a 43.000 euro (secondo il superbonus 110 %). L’impresa, applicando uno sconto in fattura pari a 40.000 euro, non chiederà di versare nulla all’atto di acquisto, ma maturerà un credito d’imposta pari a 43.000 euro. Successivamente, la ditta potrebbe scalare questi crediti dalle tasse future o, in alternativa, cederli alla banca. O ancora a fronte di una spesa di 30.000 euro, chi aderisce al Superbonus 110% potrebbe chiedere al fornitore uno sconto di una sola quota, ad esempio pari a 10.000 euro. Il fornitore maturerà un credito d’imposta pari a 11.000 euro. Mentre, il soggetto potrà far valere in dichiarazione una detrazione pari a 22.000 euro (110 per cento dei 20.000 euro rimasti a suo carico).

Nel caso in cui più soggetti sostengano le spese riguardanti interventi realizzati sul medesimo immobile, ciascuno potrà decidere se fruire direttamente della detrazione o esercitare le opzioni previste, (quindi cessione del credito o sconto in fattura) indipendentemente dalla scelta operata dagli altri.

Per quanto concerne i pagamenti infine solo nel caso in cui si porti in detrazione la somma, il pagamento delle spese dovrà essere effettuato mediante bonifico parlante dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA, oppure il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato. Non occorre il bonifico parlante se si opta per lo sconto in fattura o la cessione del credito, in questo caso, sarà sufficiente un bonifico standard.


I dubbi sulle alternative per la detrazione

Proroga sì o proroga no? Alla fine è stato un ni. Il Ministero dell’Economia ha confermato la proroga del Superbonus 110% fino al 2023, inserendolo nella Legge di Bilancio.

La proroga, tanto attesa dalle imprese e dai privati fa parte della conversione in legge del decreto n. 59/2021, ovvero il provvedimento contenente misure urgenti relative Fondo complementare al PNRR il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Di positivo c’è che il Senato ha approvato il decreto confermandone i contenuti, di negativo c’è che nel testo manca la proroga delle opzioni alternative alla detrazione, quindi sconto in fattura e cessione del credito. Una “dimenticanza”? Difficile crederlo. Se dovessero essere confermati questi contenuti anche dalla Camera non ci sarà nessuna possibilità di scegliere lo sconto in fattura o la cessione del credito. La conseguenza è che tanti potenziali beneficiari verranno esclusi in caso di incapienza IRPEF. Ma se la Camera dovesse approvare, la cessione del credito sarebbe salva? No, c’è ancora da attendere la conferma da parte del Consiglio dell’Unione Europea. Incrociamo le dita.


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