C'eravamo tanto odiati e alla fine...

Ai comuni mortali come noi, le dimissioni dell’assessore alla Salute della Regione Puglia, il prof. Pierluigi Lopalco, sono apparse come una sorta di fulmine a ciel sereno. Eppure, chi frequenta i corridoi di via Gentile sostiene che in realtà fossero nell’aria da un po’ soprattutto perché pare che i rapporti tra il professore e alcuni altri “attori” della sanità regionale non fossero proprio idilliaci.

E quindi nella decisione avrà certamente avuto un peso quello che in una intervista al dorso barese del quotidiano “La Repubblica” Lopalco ha definito “un problema di resistenza fisica allo stress”; così come avrà certamente avuto un peso lo “scontro” col presidente Emiliano sulla somministrazione di un farmaco “innovativo e costoso” ad un giovanissimo pugliese affetto da una grave malattia genetica, ma quasi certamente non è solo questo.

Del resto, proprio nella stessa intervista Lopalco spiega, rispondendo alla prima domanda: “Chi mi conosce sa bene che non sono una persona che va allo scontro. Tra le doti che mi riconosco c'è sicuramente quella di essere capace di mediazione e diplomazia. E sono le doti che, in questo anno al Governo, e prima nel mio ruolo tecnico di coordinatore della task force, in un periodo così caldo e difficile com’è stato quello della pandemia, ho cercato di usare e migliorare”. Insomma, potrebbe esserci chi invece della mediazione abbia preferito lo scontro e dunque abbia finito con l’esasperare la pazienza e fiaccare la resistenza del prof.

La domanda, a questo punto, è: ma cosa è successo veramente? È evidente che l’esuberanza, diciamo così, del presidente Emiliano, non ha certamente fatto bene. E la vicenda del farmaco anti Sma sembrerebbe solo la goccia che ha fatto tracimare il vaso. Del resto, anche su questo Lopalco è stato abbastanza chiaro. Prima ha fornito una risposta tecnica, da scienziato quale egli è: “L'efficacia di questo farmaco – ha detto a Repubblica - è riconosciuta soltanto nelle fasi molto precoci della malattia. Purtroppo, però, il bambino in questione è in una situazione diversa, e dunque non è dimostrata l’efficacia del farmaco nelle sue condizioni di salute. Tanto che la stessa azienda che lo produce non include negli studi clinici bambini con quelle caratteristiche”. Poi ha lasciato intendere senza mezzi termini che la politica deve fare la sua parte, lasciando che le scelte siano fatte non sull’onda emotiva ma su certezze scientifiche. Che nel caso specifiche non ci sono assolutamente.

Ma del resto, noi comuni mortali non possiamo essere sorpresi: il presidente Emiliano in questi anni è passato dalla promessa, purtroppo vana, di risolvere il problema della xylella alla poco concreta, inutile e discutibile lotta al gasdotto Tap; per non parlare di quando la pandemia non era neanche nei nostri pensieri eppure, ospitando una delegazione di no vax per i vaccini a scuola (2017), riuscì a dar loro sponda.

Quindi, la scelta emotiva del presidente è in linea con taluni atteggiamenti assunti finora, così come chi frequenta via Gentile non è meravigliato del fatto che Lopalco non abbia gradito di essere stato spesso scavalcato nel rapporto con le Asl, con le agenzie regionali e, pare, addirittura con i suoi stessi uffici.

E poiché a pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si prende, come diceva Giulio Andreotti, tornando indietro nel tempo appaiono ora più chiari alcuni dettagli che al momento potevano essere sfuggiti.

Un esempio? L’ospedale Covid in Fiera, a Bari, la cui costruzione è stata affidata completamente alla protezione Civile. Sarà un caso, ma l’assessore Lopalco è risultato assente in entrambe le occasioni ufficiali registrate. Non c’era lo scorso 16 gennaio, quando la struttura venne ufficialmente e pomposamente consegnata, alla presenza della stampa. Quel giorno, le cronache registrano la presenza del presidente Emiliano, del direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia Vito Montanaro, del responsabile della Protezione civile Mario Lerario, del commissario straordinario del Policlinico di Bari Vitangelo Dattoli, del rettore dell’Università di Bari Stefano Bronzini, del preside della Scuola di Medicina Loreto Gesualdo, dei rappresentanti delle due imprese, Cobar e Item Oxygen, che avevano realizzato la costruzione.

Quella consegna era in realtà un bluff, perché per aspettare che la struttura diventasse operativa si doveva poi andare alla metà di marzo, due mesi dopo. Era precisamente il giorno 15: alle 8,30 del mattino il primo paziente venne trasferito dal Policlinico in Fiera, seguito dal dott. Gaetano Di Pietro. Anche in quel caso, la grancassa della propaganda regionale suonò, ma dell’assessore Lopalco neanche l’ombra. Perché?

Insomma, le dimissioni del professore non sembrano arrivare casualmente. E soprattutto potrebbero non essere casuali in questa fase, visto che siamo alla vigilia di scelte importanti: la nomina dei nuovi vertici delle Aziende sanitarie. Argomento che da sempre scatena le iene della politica e gli esperti di poltronifici. Per cui è possibile, come qualcuno afferma in via Gentile, che di fronte a taluni nomi di candidati Lopalco abbia preferito togliere le tende dall’assessorato.

Vero? Non vero? Certo è che l’esperienza del prof. Lopalco al coordinamento della gestione pandemica non è stata tutta rose e fiori. Accolto come una sorta di “arma segreta” contro il virus, è stato speso al centro di polemiche. Ne ha certamente ricavato una visibilità a livello mediatico che prima non aveva, ma in Puglia le sue scelte non sono state sempre condivisibili.

Non va dimenticato che nella prima ondata eravamo tra i fanalini di coda per tamponi fatti, in quanto Lopalco li riteneva “inutili e dannosi”, come sostenne in una nota della Regione, perché dava importanza fondamentale al contact tracing. Ovvero alla ricerca certosina, e a catena, dei possibili contagi. Solo che, dicono gli esperti, il tracciamento è possibile solo fino ai 50 casi ogni 100mila abitanti. La Puglia, lo scorso inverno, era a cinque volte quella soglia.

Poi c’è il numero dei decessi per Covid. Da noi, soprattutto nella prima e seconda ondata, sempre percentualmente più alti rispetto ad altre regioni nella identica situazione pandemica. Ma su questo, mai nessuna spiegazione.

E non parliamo dei vaccini: fino a marzo eravamo la peggiore regione in Italia, tanto che il quotidiano economico britannico Financial Times ci indicò come “un esempio di disorganizzazione da non seguire”. Così ai primi di aprile Emiliano affidò la gestione della campagna vaccinale alla Protezione Civile, di fatto “commissariando” Lopalco.

Anche sotto il profilo della comunicazione, ci sono alcuni clamorosi scivoloni. Ai primi di dicembre del 2020 l’assessore parlò in una intervista di miglioramento della situazione, ipotizzando uno svuotamento delle terapie intensive a Natale. Invece lo scorso dicembre è stato un mese disastroso, il peggiore in assoluto dell’anno con 45mila casi in più rispetto a novembre e 989 morti, dato superato poi solo ad aprile 2021.

Memorabile lo scontro con i sindacati. Per Lopalco confrontarsi con Cgil, Cisl e Uil sarebbe stato “un agire sostanzialmente sterile, addirittura una perdita di tempo”. I tre segretari regionali pugliesi Pino Gesmundo, Antonio Castellucci e Franco Busto dovettero segnare un gol a porta sguarnita, ricordandogli in una nota durissima come “per trovare il tempo di ascoltarli basterebbe ridurre le continue comparsate televisive”.

Insomma, non è tutto oro quello che oggi sembra luccicare. Certo è che a pandemia non ancora conclusa, dobbiamo sperare che la scelta del nuovo assessore sia celere e individui una figura di competenza e concretezza. Non vorremmo che ad interim resti nelle mani del presidente, come tutto il suo primo mandato.


il Coronavirus si muove, ma lentamente

Eppur si muove, sarebbe il caso di dire. La versione…pugliese della pandemia di coronavirus continua a registrare un aumento dei casi, ma in maniera certamente più lenta sia rispetto ad altre zone del Paese, sia rispetto alla media italiana.

A metà del mese di novembre è infatti possibile un primo bilancio, che mostra numeri che invitano certamente alla cautela ma che allo stesso modo sono lontani da quella che è da considerare la soglia di allarme.

Da tenere sotto osservazione l’evoluzione, ad esempio tra il primo giorno del mese e domenica 14: si registra un aumento del totale dei contagi in atto (3.125 il giorno 1, 3.820 domenica scorsa), ma con un numero ancora contenuto dei ricoveri nei reparti di medicina generale: siamo infatti passati dai 139 del primo novembre ai 158 del giorno 14. Leggero anche l’incremento dei posti occupati in terapia intensiva e questo è certamente un segnale incoraggiante: erano 17 all’inizio del mese e 20 due domeniche dopo.

La media settimanale dei contagi rispetto ai tamponi processati nella prima settimana è risalita sopra l% (ad ottobre sempre al di sotto) assestandosi a 1,04%, che poi è diventato 1,14% nella seconda settimana.

I decessi al giorno 14 erano 26. L’anno passato al 14 di novembre i morti del mese erano già stati 249. A fine mese sarebbero diventati 759.


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