Caro Petruzzelli che aspetti a far sentire la tua voce?

L’operazione blockbuster della prima scaligera al tempo dell’infezione (7 dicembre) era chiara fin nel titolo: “A riveder le stelle”. Una commistione di musica e letteratura, oltre a danza, arte e moda dal momento che siamo a Milano. Un mini Gesamtkunstwerk wagneriano, anche se – ironia della sorte – senza Wagner pur inserito nel pastone originario. Davide Livermore, regista dell’operazione, ha usato toni magniloquenti nella concione conclusiva richiamando addirittura la memoria di Arturo Toscanini che diresse l’evento di riapertura della Scala dopo la distruzione bellica, nella memorabile sera dell’11 maggio 1946. Ma non ha ricordato che il sindaco Antonio Greppi implorò Toscanini di poter citare almeno i nomi dei più importanti finanziatori della ricostruzione e il grande ottuagenario fu irremovibile rispondendogli: “Deve parlare solo la musica”. Aimè, questo ieratico omaggio alla musica, pregno di significato, è mancato: ed è il segno dei tempi, ovviamente, come lo è stato l’iniziale ciarliera presenza di Milly Carlucci e Bruno Vespa!

La prima preregistrata del Teatro alla Scala (canzoni d’opera ha scritto qualcuno, non un’opera purtroppo) è stata osannata, sappiamo che la Scala è potente. Ma invece dei tanti panegirici giornalistici del giorno prima o dopo, preferisco citare il corrosivo Aldo Grasso (dato che di televisione o streaming si tratta, non certo di teatro d’opera): «Livermore ha voluto aggiungere una cornice sociale alla compilation musicale, per tentare di arricchire la seduzione che un ‘marchio’ come la Scala riesce ancora ad assicurare. L’espediente è stato piuttosto deludente, creando una forma di ‘trash colto’ (Michela Murgia è riuscita a ripetere la solita banalità che l’opera non è uno spettacolo per ricchi…) che temo sia il modello cui si ispira la ‘Netflix della cultura’ del ministro Dario Franceschini». Il riferimento è molto appropriato, anche perché il ministro si è inserito nei successi streaming sia della Cavalleria Rusticana al San Carlo di Napoli (4 dicembre) sia della prima scaligera sostenendo che è maturo il tempo per creare… quello che forse sarà l’ennesimo baraccone della cultura ministeriale maturato all’orizzonte.

Ora però conviene formulare qualche considerazione più penetrante. Assodato che, nel Sud, il Petruzzelli quasi non è esistito finora nella partita in digitale (poca cosa i concerti) mentre un superbo risultato – forse più interessante della stessa prima scaligera - dobbiamo riconoscere al più antico teatro d’Europa, il San Carlo, diretto da Stéphane Lissner (appunto la prima con Cavalleria Rusticana in forma di concerto su Facebook), dovrebbe pur giungere l’ora di una maggiore considerazione, nel contesto nazionale, delle Fondazioni del Sud che lo meritano: mi riferisco anche al concerto di Capodanno, che non capisco perché debba sempre e soltanto focalizzarsi, da parte della RAI, sulla Fenice di Venezia.


Scrivi all'autore