Cari burocrati gli agricoltori aspettano solo voi

La burocrazia uccide le imprese. O le rende quanto meno claudicanti. Soprattutto nella nostra regione.

Basta osservare quello che è accaduto in due settori importanti come il sostegno alle imprese e l’agricoltura per rendersi conto di quanto sia vera l’affermazione precedente. Questa voilta ci occupiamo di quello che è accaduto nel settennato 2014-2020 con l’utilizzo dei finanziamenti europei e dei fondi comunitari destinati alle imprese, per continuare con gli indennizzi agli agricoltori per le calamità naturali degli anni 2011, 2013, 2014.

Da un’indagine effettuata da SiCamera e InfoCamere, nell’ambito del progetto Sisprint, emerge che negli ultimi sette anni della programmazione comunitaria il 6,9% delle imprese pugliesi ha utilizzato finanziamenti europei e fondi strutturali. Nel dettaglio, il 76,9% di queste risorse deriva da fondi Regionali (POR), il 19,5% da fondi nazionali (PON) e il 15,7% da fondi europei. Il dato della percentuale delle imprese è di tutto rispetto, quasi doppia di quella nazionale che è del 3,6%. E il 36,8% delle imprese pugliesi ha dichiarato l’intenzione di voler utilizzare in futuro i finanziamenti europei e i fondi strutturali. Qualcuno potrebbe obiettare che sia un dato scontato, soprattutto alla luce della crisi scatenata dalla pandemia, ma non è così semplice. È invece un segnale positivo, perché vuol dire che gli imprenditori ci credono, non mollano e stanno già cominciando a progettare il futuro, a come rimodellare il proprio modello di business, ristrutturando, riorganizzando, riqualificando.

Però gli imprenditori, ci dice la stessa ricerca, vogliono procedure amministrative più semplici, un linguaggio più accessibile nei bandi e nella modulistica, un servizio di assistenza tecnica. Attenzione, la richiesta non viene soltanto dagli imprenditori pugliesi, ma da quelli italiani, segno di una insofferenza diffusa nei confronti dell’esasperato burocratichese delle istituzioni europee, ma anche di quelle nostrane.

Gli agricoltori, invece, possono stappare bottiglie di champagne, perché dopo appena 10 – 8 – 7 anni potrebbero ricevere i soldi di indennizzo per le piogge alluvionali del 2011, 2013, 2014. Il condizionale è d’obbligo perché non vorremmo che passassero altri dieci anni tra le delibere di giunta regionale varate due settimane fa e l’effettiva erogazione delle somme. Somme importanti, si fa per dire, ben 950mila euro per il primo anno, 650mila euro per il secondo e 470mila per il terzo. Non riusciamo a immaginare quale grazioso regalo di Pasqua possa giungere nelle casse dei tanti agricoltori che avevano richiesto quegli indennizzi. Non riusciamo nemmeno a immaginare la mole di lavoro mostruosa necessaria per far trascorrere anni e anni, dalla richiesta di indennizzo alla sua erogazione.

Quindi, possiamo tranquillamente affermare che la burocrazia uccide le imprese, aggiungendo che nel caso dell’agricoltura è l’assoluta verità. Almeno in Puglia. E aggiungeremmo che fa comunque più danni della Xylella. Eppure il settore agricolo pugliese ha un peso notevole sull’economia regionale. Basti pensare ai due comparti più importanti: vino e olio.

Il vino pugliese rappresenta il 20% di tutto il vino italiano e addirittura il 40% di quello da tavola. L’olio rappresenta, a seconda delle annate, il 50-60% della produzione nazionale. Ma questo sembra interessare poco a chi ha governato il settore da un bel po’ di anni a questa parte. Ci auguriamo che la pregevole soluzione di una vicenda al limite del grottesco possa rappresentare un primo passo verso la giusta considerazione che merita un settore vitale della nostra economia.

Se poi si decidesse di affrontare seriamente, una volta per tutte, la questione burocratica… lo champagne potremmo stapparlo noi, insieme con gli imprenditori e gli agricoltori.


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