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Carcere di Bari i numeri non "spiegano"

Davvero pensiamo di non tradire il dettato costituzionale garantendo un agente di custodia ogni 1,6 detenuti e un educatore ogni 83? A questa domanda la dottoressa Valeria Pirè, direttrice del carcere di Bari, insorge sottolineando come utilizzare il rapporto tra detenuti e polizia penitenziaria sia il classico modo per banalizzare una questione di estrema complessità. A contrariarla non è tanto il concetto che volevamo esprimere (sarà poi lei stessa a sostenere che l’istituto barese avrebbe bisogno di un numero di educatori almeno cinque volte superiore rispetto a quelli disponibili), quanto la comparazione che il XVIII rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione fa tra i diversi paesi europei. Confronto ritenuto quantomeno fuorviante in considerazione di realtà criminose e di strutture completamente diverse dalle nostre.

Partiamo allora da questi numeri. Antigone rileva in Italia un agente ogni 1,6 detenuti, dato confermato dal report Space I del Consiglio d’Europa sulla popolazione penitenziaria.

Al contrario di quanto accade per gli educatori il dato è abbastanza omogeneo, variando da un agente ogni 1,1 detenuti nei 20 istituti che hanno più personale a uno ogni 2,3 nei 20 istituti che ne hanno meno.

Secondo lo Space I 2021 nei paesi del Consiglio d’Europa gli agenti sono meno della metà rispetto all’Italia (1 ogni 3,4 detenuti), mentre nell’Unione europea solo le carceri irlandesi hanno più polizia (1 ogni 1,4), Olanda e Svezia ne hanno quanto noi, mentre in tutti gli altri paesi il personale di custodia è inferiore.

Inoltre mentre in Italia gli agenti di polizia rappresentano l’83% del personale, in Irlanda sono il 73%, in Svezia il 64%, e nei Paesi Bassi appena il 52%. Dati che dimostrano, secondo l’associazione, che, pur con lo stesso numero di agenti, o nel caso dell’Irlanda anche di più, questi paesi hanno in proporzione molto più personale non dedicato alla custodia, come dirigenti, educatori e formatori.

Se l’articolo 27 della Costituzione prevede che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato, è evidente quanto la figura dei funzionari giuridico pedagogici, più noti come educatori, sia essenziale per il percorso dei detenuti.

Nell’area trattamentale, su un organico di 896 unità il rapporto rileva 733 funzionari realmente presenti, con la media di uno ogni 83 detenuti. La variabilità, però, è enorme: da un educatore ogni 31 detenuti nei 20 istituti più “fortunati”, a uno ogni 152 nei 20 meno dotati con punte, come il carcere barese, di uno ogni 220.

Su questi dati Antigone conclude che, nonostante la retorica del reinserimento sociale, onnipresente nella comunicazione istituzionale “un carcere fatto solo di polizia è un carcere che abdica a priori alla sua funzione rieducativa e di reinserimento sociale”.

Difficile contestare queste conclusioni anche se la dottoressa Francesca De Musso, comandante della polizia penitenziaria del carcere di Bari, sottolinea le difficoltà di gestire tutti i servizi con gli agenti effettivamente disponibili in un organico ridotto dalla riforma Madìa del 2017. “Si chiede a tutti di lavorare 8 ore al giorno, con due ore di straordinario già programmato” lavoro che, ricorda De Musso, è notoriamente stressogeno, mettendo alla prova persone “che devono confrontarsi con la restrizione della libertà garantendo adeguati livelli di sicurezza, anche se i detenuti aumentano e il personale è sempre quello. Ciò richiede alti livelli di performance professionale aumentando i rischi di burnout”.

Probabilmente il problema non è la troppa polizia, ma la drammatica carenza di personale “educativo” come dimostra lo “sfogo” della dottoressa Alessandra Lanzilotti, responsabile dell’area trattamentale, che ci spiega come, in due, la sua sezione garantisca scuola, mediazione culturale, sportelli del Caf, sportello del garante, alfabetizzazione, udienze con i detenuti, manifestazioni teatrali o musicali, messa, biblioteche. “Solo per buona volontà – conclude - e per il rapporto che c’è riusciamo a fare ben oltre quello che dovremmo anche con l’aiuto di alcuni dipendenti di segreteria, perché altrimenti non potremmo andare avanti. Chiaramente siamo allo stremo perché sono due anni e mezzo che siamo in questa situazione”.

A Bari un vertice tutto al femminile

Come annunciato nell’articolo del 27 maggio per approfondire alcune delle tematiche sollevate dal XVIII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia abbiamo incontrato delle figure apicali della casa circondariale barese “Francesco Rucci”. Espletate le formalità di rito con la collaborazione di una gentilissima poliziotta di servizio all’ingresso siamo stati accolti nell’ufficio della direttrice, la dottoressa Valeria Pirè, in compagnia della dottoressa Francesca De Musso, comandante della polizia penitenziaria, e della dottoressa Alessandra Lanzilotti, responsabile dell’area trattamentale.

Un vertice tutto al femminile che, peraltro, non è un’eccezione nelle carceri pugliesi, ben nove su dieci, infatti, sono diretti da donne e in quattro di questi istituti c’è una donna anche al comando della polizia penitenziaria.

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