Cara Puglia, costi un mare di soldi

Tirate dentro sdraio e lettini, chiusi i primi ombrelloni si tirano le somme di un’estate ancora sotto il segno del Covid. Lo scorso anno uscivamo da un periodo di clausura a causa del lockdown di marzo durato sino a maggio. Avevamo la voglia di evadere, di stare all’aria aperta, di cose tipo “Voglia di ballare un reggae in spiaggia…In una piazza piena per fare tutto quello che non si poteva” come diceva una delle canzoni dell’estate 2020 della Amoroso.

Ma passata la sbronza a settembre scorso ci siamo ritrovati a fare i conti con la seconda ondata pandemica che ci ha colti tutti di sorpresa e ci ha fatto capire che non era finita proprio per niente. Stavolta allora, salvagente alla mano e inforcate le infradito, la maggior parte degli italiani ha deciso che “sì è giusto andare in vacanza ma meglio restare in zona”. Grande successo per l’Italia da Nord a Sud, dalle montagne del Trentino alle spiagge della Sicilia per intendersi. Ma fra tutte ancora una volta ha brillato la Puglia. Questo perchè offre, è innegabile, una vacanza immersiva tra le campagne della Valle d’Itria o del Salento, le bianche spiagge di Viste, le isole come le Tremiti, i paesi del Brindisino, i trulli o la movida di Gallipoli o Monopoli, le spiagge ampie di Castellaneta o Maruggio. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Anzi no, non per tutte le tasche, solo per quelle dei più ricchi perchè, a quanto pare, leggendo uno studio dell’Unione nazionale consumatori i rincari hanno riguardato soprattutto la nostra regione. I maggiori aumenti dei prezzi nel luglio di quest’anno, secondo la classifica 'ristorazione e bar’, hanno riguardato il Sud con la Puglia in testa che ha fatto registrare un +3,6%, e la Basilicata con +2,9% poi il Trentino Alto Adige, con +2,6%. Minimi rincari invece per Molise e Valle d'Aosta, +1,1% per ambedue, e Lazio con +1,2%. Tra le città al primo posto c’è Rovigo, dove i ristoranti rincarano rispetto a un anno prima del 7,3%. Al secondo posto Treviso, con +5,3%, e al terzo Benevento, +5,1%. Seguono Bari, con +4,3%, al quinto posto Reggio Emilia con un'inflazione doppia rispetto alla media italiana (+4%).

Se questa è la fotografia dei ristoranti, non va meglio per i villaggi vacanze, campeggi e ostelli dove la maggiorazione mensile dei prezzi in media è stata del 15,4% rispetto all'estate scorsa.

Aumentati anche i prezzi degli alloggi dove emergono disparità territoriali consistenti, tra la città con il rincaro più alto come Siena, con +18,1% e Viterbo in netto calo con -10,4%.

Ma sebbene quindi ristoratori e albergatori abbiamo deciso di rifarsi delle perdite del resto dell’anno i turisti hanno comunque deciso di premiarli con la loro presenza. Qui i dati più significativi li ha fatti registrare proprio la nostra Puglia. A calcolarli è l’Osservatorio regionale di Pugliapromozione che, provincia per provincia, ha rilevato dati confortanti sulle presenze 2021.

Nei primi sette mesi dell’anno il turismo delle masserie e del mare cristallino ha registrato un nuovo incremento: +45% degli arrivi (1.327.000). I dati però non sono uniformi perché ad esempio Bari ha registrato un -7% e Brindisi -1%. Tutte le altre provincie pugliesi hanno migliorato o pareggiato il dato dei turisti nei primi sei mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo pre Covid del 2019.

La provincia di Bari quindi, includendo anche le blasonate Polignano e Monopoli, ha registrato un calo delle presenze sebbene nel 2019 e nel 2020 il dato era del 29% di tutto il turismo pugliese. Due anni dopo l’indicatore è sceso al 22% nonostante 36mila presenze in più rispetto al 2020.

Quindi dove sono andati soprattutto i turisti?

L’incremento maggiore lo ha registrato Lecce con 109mila arrivi in più grazie soprattutto alla presenza massiccia dei giovani tra Otranto e Gallipoli, Foggia invece con Vieste, Peschici e San Giovanni Rotondo ha contato più di104mila nuovi arrivi. Per Brindisi l’incremento è stato di più di 57.000 presenze concentrate tra Ostuni e Carovigno mentre Taranto si è accontentata di un più 37.000 presenze tra Castellaneta e Martina Franca mentre fanalino di coda la Bat con un più 18.000 tra Trani Barletta e Bisceglie.

Sin qui le presenze, ma chi sono “i turisti” che hanno scelto la Puglia?

I flussi nazionali nel 2021 sono aumentati del 40% rispetto al 2020. Una fetta importante è quella del cosiddetto turismo interno, da Puglia a Puglia insomma, ai quali si sono aggiunti turisti provenienti da Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Veneto. Dall’estero qualcuno è comunque arrivato e lo ha fatto soprattutto da Pesi vicini come Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi e Polonia. Turisti soprattutto di una fascia medio alta che non hanno rinunciato ad un tuffo in mare, allo spettacolo della città bianca o al souvenir dei trulli. A trainare il comparto è stato il boom di prenotazioni negli agriturismi (+70%) e villaggi turistici (+69%) complice comunque la questione Covid che ha spinto a restare all’aperto.

Nessuna crisi si registra per la fascia più costosa. 33mila arrivi e +54% di presenze per masserie di lusso, grand hotel con piscina, spa e centri benessere. Bene infine anche il turismo legato all’enogastronomia.

Lo studio dell’osservatorio regionale di Pugliapromozione analizza anche due altri aspetti “nuovi” per così dire: il workation, e le proiezioni dei turisti per il futuro. Il primo è la vacanza con lavoro da remoto, che in caso di persone che non hanno figli in età scolare, ti permette di viaggiare - lavorando nei mesi di settembre e ottobre. Tra le regioni italiane la Puglia è la preferita, assieme alla Toscana, con un incremento delle preferenze del +10% rispetto al 2020. Sulle proiezioni per il 2022, dai dati emerge una sostanziale inversione di tendenza sulle intenzioni di viaggio: una parte consistente dei turisti oggi orientati a recarsi in Puglia intende optare nel 2022 per una meta estera (35%, + 13% rispetto al campione nazionale). Questo soprattutto per i costi. Mete come la Grecia, la Tunisia, l’Albania torneranno a farla da padrone per i costi accessibili e i servizi ormai simili ai nostri. Anche le abitudini di viaggio tenderanno a cambiare. Quasi la metà prevede un cambiamento nelle proprie consuetudini durante il soggiorno con una maggiore attenzione all’igiene (47%) e una minore frequentazione della movida (35%; +12% rispetto al campione nazionale). Insomma il Covid ci ha insegnato ad essere più puliti e ad evitare la folla. Riusciranno mete come Gallipoli, Monopoli o Ostuni a frenare gli arrivi massicci e a indirizzare i flussi magari nell’interno con nuovi percorsi tra la natura incontaminata invece di spalancare le porte solo ai costosi lidi?


La denuncia di Pinuccio a

“Con quello che spendi a Monopoli tra lido e ristorante ti compri la Croazia”. Con questo post apparso su Instagram Alessio Giannone, inviato satirico di Striscia la Notizia, ha sollevato un velo sul segreto di pulcinella. Tutti sanno che per andare al lido devi sborsare una cifra che va dai 30 ai 40 euro mediamente per due lettini e un ombrellone (neanche dovessi poi portarteli a casa), molti accettano, molti altri si armano di santa pazienza e con l’ombrellone a fasce sotto il braccio, la borsa frigo e la sedia a sdraio vanno alla ricerca di un quadratino dove piazzarsi. Il bello però che la polemica non è stata accesa dai lidi o dai ristoratori che contestavano, ma dai monopolitani che si sono sentiti offesi per la cattiva pubblicità. Insomma cornuti e contenti. Così Giannone ha poi alzato il tiro dicendo che oltre i prezzi Monopoli ha un problema di privatizzazioni delle calette. La costa monopolitana infatti è caratterizzata da un litorale fatto di calette di sabbia e scogli, tutti i lidi hanno preso la parte “buona” lasciando agli altri la parte scomoda e difficile da gestire. Insomma se volete sdraiarvi sul morbido “pagate e sorridete”.

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