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Calcio e tifoseria per la serie A serve maturità

Smaltita l'ebbrezza da promozione in B torna a crescere la "febbre da pallone". Una febbre che dalle nostre parti è sempre un febbrone. Nel bene e nel male. Non a caso la promozione è stata festeggiata con una kermesse degna della conquista della Champions.

Il che fa parte di quella genetica tendenza alla dilatazione della realtà da noi assai presente. A ben vedere, è la zavorra che impedisce il decollo. Credersi senza esserlo, è il più antico dei mali di una città che spera sempre di assomigliare ad altri. Senza comprendere che il vero valore aggiunto è nella sua unicità.

Tifoseria e cittadini già da mesi si arrovellano sul futuro del Bari. Al solito i disinformati sono quelli che sostengono di avere notizie di prima mano e quindi da un lato c'è chi sostiene che i De Laurentiis terranno il Napoli e chi il Bari, visto che dal 2024 dovrà rinunciare a una delle due società.

Si tratta di una contrapposizione inesistente. Le ultime dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis stroncano ogni fantasia (ma alcuni ancora sosterranno l'insostenibile): terranno, ovviamente, il Napoli.

Il problema è semplice: la visione della tifoseria è limitata. Si parla ancora di biglietti venduti in un settore in cui dominano i diritti televisivi (oggi anche sul Metaverso), le sponsorizzazioni, le plusvalenze e gli NFT (i Non-Fungible Token, che stanno già influenzando in modo significativo il mercato, proponendosi come una nuova fonte di ricavi della Sport Industry) .

A guidare il calcio (e lo sport, più in generale) è la passione, ma a generare reddito, visibilità e identità è la performance. Uno stadio è uno spazio fisico e proprio per questo è limitato dalla sua capienza. La trasformazione digitale offre spazi illimitati. Giocare una... partita a questi livelli, facendo leva sulla sola sfera emotiva dell'attaccamento alla squadra e del numero dei biglietti venduti, è la cartina di tornasole di un'arretratezza nell'analisi che da troppo tempo caratterizza il dibattito sul calcio cittadino. Ed è anche la ragione per cui si è creduto di poter sviluppare una competizione tra Napoli e Bari: credersi senza esserlo, appunto.

Perché per "esserlo", bisogna "diventarlo". Basterebbe chiedersi come mai i fondi di investimento sono a caccia di squadre di calcio in tutta Europa, ma non c'è alcun interesse verso il Bari? Come mai una città credulona è riuscita a farsi abbindolare da personaggi come Datò e Tim Barton, stendendo tappeti rossi a chi ha semplicemente preso in giro un'intera popolazione? Semplice, perché dalle nostre parti basta un nome straniero per far credere di poter andare in... Champions.

Eppure, sarebbe bastato poco per rendersi conto che si trattava di "supercazzole". Ci sono cascati con tutte le scarpe anche due sindaci i cui staff sono stati certamente più esperti in attività di propaganda che di "intelligence".

La nostra tifoseria è capace di grandi slanci (sopravvalutati) e di pessime azioni (sottovalutate). La testa di maiale e lo striscione intimidatorio collocati fuori dallo stadio San Nicola nell'aprile dell'anno scorso sono stati un gesto autolesionistico che rimane scolpito sul web e finisce nei dossier di ogni ricerca per possibili investimenti.

Sono il territorio e i suoi attori ad esprimere la forza di attrazione per gli investitori. È la previsione di "crescita del valore" la molla che induce alle scelte. Ed è questa la ragione per cui company statunitensi hanno acquisito società "minori" come Parma, Pisa, Spal, Genoa, Venezia e Cesena. Senza trascurare le stelle della A: Atalanta, Fiorentina, Milan, Roma, Spezia.

Per ragionare su questi temi occorre soprattutto buonsenso. Tutto fa pensare che la separazione da De Laurentiis (che in questi anni ha fatto un eccellente lavoro) nei prossimi due anni sarà ineluttabile. I tifosi sognano un immediato ritorno in serie A. Operazione difficilissima se si considera che il campionato di quest'anno ha altre 10 squadre su 20 che sul piano della storia, del blasone e delle motivazioni corrono quanto e come il Bari: Parma, Palermo (acquisita da City Football Group, già proprietaria del Manchester City), Spal, Cagliari, Venezia, Genoa, Pisa, Reggina, Brescia e Ascoli. Alla prova dei fatti, una bella avventura. Da vivere con serenità e senza isterismi. Perché questo distingue una tifoseria "matura".


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