Le ultime

C'era una volta il Covid (e c'è ancora)

È finita? Numeri alla mano, sembrerebbe proprio di no. Anche se la spinta mediatica dell’invasione russa in Ucraina ha relegato la pandemia in secondo piano, favorendo in qualche modo quella transizione verso la fase endemica che il governo sta indirizzando con una serie di allentamenti delle restrizioni.

E così anche la variante Omicron 2 sembra più gestibile sotto l’aspetto della gravità dei casi, nonostante sia aggressiva in termini di contagio almeno quanto la sua versione originale. Secondo molti si va dunque verso un’estate il più possibile normale, sebbene qualche esperto non abbia smesso di spiegare che i pericoli non sono ancora un ricordo e che per esempio dismettere le mascherine al chiuso e nei luoghi pubblici (uffici, posti di lavoro, stazioni, mercati ecc..) non sembra realmente un modo per allontanare i rischi di contagio.

Ma che cosa significa esattamente “fase endemica”? In sostanza che con la malattia si può convivere, che ciclicamente si ripresenta e che si può mantenere ad un livello di base. Attenzione, però, perché questo non significa che la malattia non sia più pericolosa. Tutto dipende dalle varianti che potrebbero presentarsi e che ovviamente non sono prevedibili.

L’influenza, ad esempio, è endemica ma risulta evidente a chiunque che il paragone non è ancora possibile. I numeri, anche considerando quelli anteriori al 2020, suggeriscono che le situazioni non sono sovrapponibili. Ecco perché la partita non è chiusa.

In Puglia, poi, non siamo messi benissimo. Siamo infatti in una fase di aumento dei casi ma soprattutto siamo costantemente al di sopra della media nazionale nel rapporto tra i casi quotidiani riscontrati ed i test effettuati. Per non parlare dei decessi, che continuano ad essere tantissimi senza che nessuno dia un minino di spiegazione. A febbraio abbiamo registrato ben 448 morti. E’ il dato peggiore dallo scorso mese di maggio (619 decessi), cioè dalla fase finora più cruenta dei due anni di pandemia. Peraltro, dopo che avevamo registrato 229 morti a gennaio e 104 a dicembre. Per intenderci, il numero dei decessi del mese scorso è quasi dieci volte superiore al dato di novembre 2021, quando furono soltanto 48.

E del resto, che ci sia qualcosa che non si riesca a comprendere è nei numeri del bollettino quotidiano: a gennaio le giornate senza che si registrassero morti sono state in tutto quattro. A febbraio non è mai accaduto, così come (finora) a marzo. L’ultimo giorno del 2022 senza almeno un decesso è stato il 30 di gennaio. Prima era capitato solo l’1, 2 e 5 del mese.

Quest’anno, dato cristallizzato a mercoledì 23 marzo, i decessi ufficiali pugliesi da coronavirus sono stati 896. Nulla a che vedere con l’anno passato quando solo nei primi due mesi dell’anno erano stati 1.451, a fine marzo erano diventati 2.340 e il 6 aprile erano già stati superati i decessi del 2020. Aprile, peraltro, in questo senso è stato finora il mese peggiore, con 1.061 morti.

Tra l’altro, anche il Rapporto Istat circa l’impatto del numero di morti da Covid sulla dinamica demografica, pubblicato la scorsa settimana, ha in qualche modo “certificato” questa anomalia del dato pugliese: siamo infatti la regione che, nel 2021, a cavallo tra la seconda e terza ondata Covid, ha registrato il maggiore numero di decessi rispetto alla media del periodo 2015-2019.

Una dinamica che riguarda sostanzialmente tutto il Mezzogiorno, che registra un eccesso di mortalità del +12,9% di decessi in media.

La Puglia, con +18,5%, è al comando della classifica con distacco, se è vero che il Molise è secondo con +14,6%. Peraltro, nel nostro caso siamo praticamente al doppio della media nazionale, che risulta essere del +9,8%.

Naturalmente è doveroso sottolineare che anche i numeri dei contagi in questo 2022 sono profondamente diversi rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno passato. L’anno scorso a marzo il record di positivi in una giornata fu di 2.033 casi il giorno 27. Quest’anno finora a marzo siamo scesi sotto soglia 2000 solo lunedì 7 (1.730) e per il resto siamo stati costantemente sopra i 2.900 casi. Con picchi di oltre 8.000 la scorsa settimana e addirittura di 12.007 martedì scorso. Non a caso l’incidenza ogni 100mila abitanti è passata da 694 della seconda settimana di marzo casi agli attuali 1.060.

Ne è conferma anche il monitoraggio della fondazione Gimbe, secondo cui si è registrato un incremento dei casi del 37,7%. In particolare, appare da tenere sotto controllo la provincia di Lecce che, ancora una volta, ha fatto fa segnare il record in Italia di nuovi positivi con 1.423 casi ogni 100mila abitanti.

Sempre secondo Gimbe, nella settimana dal 9 al 15 marzo in Puglia i casi attualmente positivi per 100mila abitanti sono quasi raddoppiati, passando a 2.138. Superata anche la soglia di saturazione (fissata al 15%) dei posti letto in area medica, pari al 18,8%. Per fortuna restano invece sotto la soglia di saturazione (10%) i posti letto in terapia intensiva, nel nostro caso pari al 5,4%.

L’ultimo riscontro numerico riguarda un altro dato che non può lasciare tranquilli e che andrebbe in qualche modo “letto” in maniera approfondita. Riguarda la percentuale tra il numero dei casi giornalieri rispetto ai tamponi effettuati.

Nei 23 giorni di marzo presi in considerazione, ovvero fino a mercoledì scorso, la nostra percentuale è sempre risultata più alta della media nazionale, tranne lunedì 7. Dato che però non fa praticamente testo perché il lunedì i test sono generalmente molti meno degli altri giorni. E allora, citiamo i casi più significativi: venerdì 18 marzo in Puglia 23,62% in Italia 15,5% (+8,12%); giovedì 17 da noi 20,29 e nel Paese 15,1% (+5,19%); martedì 15 per noi 22,42% contro il 14,5% (+ 7,92%); martedì 8 marzo abbiamo registrato il 26,34% contro l’11,2% nazionale (+15,14%). Martedì scorso Puglia al 21,37% e tutta Italia al 15.

Insomma, la partita non è affatto finita. Non dimentichiamolo…


La percentuale di contagi è in crescita

Se la campagna vaccinale anti-Covid in Puglia ha raggiunto percentuali significative, preoccupa la crescita delle percentuali settimanali di contagi. Sul fronte vaccinale domenica 20 marzo la Puglia contava su un totale di 96,1% vaccini somministrati a fronte di quelli ricevuti, ovvero 9.305.396 dosi su 9.679.295. Con una copertura della terza dose per l’intera popolazione pugliese dai 12 anni in su del 74% circa, oltre +3,5% della media nazionale.

In incremento anche i numeri dei contagi, che però raccontano un’altra storia: il 1° di marzo gli attualmente positivi erano 77.380, in forte decremento rispetto ai 140.665 del 30 gennaio scorso. Ma purtroppo dal 10 marzo in poi il trend è invertito, tanto che domenica 20 il totale era nuovamente superiore ai centomila casi, precisamente 102.486. Mercoledì scorso era salito a 110.360.

Come detto, la progressione delle percentuali settimanali dei contagi spiegano che non c’è da stare tranquilli. A febbraio non si è mai superato il 13%, con l’11,64 dal giorno 1 al 6; il 12,76% dal 7 al 13; il 12,92% dal 14 al 20 e il 12,22 dal 21 al 27. Altra musica nel mese in corso con il 13,33% nella prima settimana, il 14,39 nella seconda ed addirittura il 20,17% in quella che si è chiusa domenica scorsa. Il dato peggiore in assoluto in due anni di pandemia.

Ripreso a salire anche il numero dei ricoveri: il 1° marzo erano 593 nei reparti di medicina e 36 in terapia intensiva. Dati in calo fino al giorno 11 (529 + 30) per poi riprendere l’incremento progressivo.

Mercoledì scorso erano 603 + 35 e martedì addirittura 620 + 32.


Scrivi all'autore

wave