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Bus Rapid Transit: così Bari farà il pieno di energia

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ovvero una sorta di libro dei sogni in cui si spera di trovare risposta a una serie di problemi che l’Italia si porta dietro. Il programma di aiuti previsto da Bruxelles per sostenere gli Stati europei alle prese con l’uscita dall’emergenza Covid dalle nostre parti ha, ormai da diversi mesi, assunto i contorni di una specie di panacea universale. Una pioggia di soldi su cui tutti vorrebbero mettere le mani, per farci le cose più disparate.

Certo è, a ogni modo, che fra gli interventi più urgenti da portare a termine con i fondi del Pnrr figura quello sulla mobilità sostenibile, peraltro specificato dagli obiettivi 9 (imprese, innovazione e infrastrutture), 11 (città e comunità sostenibili) e 13 (lotta al cambiamento climatico) dell’agenda 2030 dell’Onu.

Dei 191 miliardi stanziati dal Pnrr, 1.9 miliardi sono stati destinati all’acquisto di autobus elettrici o a idrogeno nei grandi comuni e 600 milioni al rafforzamento della mobilità ciclistica. Inoltre, un’altra parte dei circa 11,5 miliardi di euro destinati a interventi per la mobilità dolce, pari a 3.6 miliardi, è stata «Stanziata per lo sviluppo del trasporto pubblico di massa – metropolitane, filobus, tranvie, per ridurre la congestione nei centri urbani più grandi e favorire quindi la transizione verso una modalità di spostamento più ecologica», come scrive la fondazione Openpolis.

Infatti, dopo il Lussemburgo, l’Italia è il secondo paese dell’Unione europea nella classifica che conteggia il numero di auto circolanti in rapporto ai residenti. Secondo le statistiche Eurostat elaborate da Openpolis, il dato nazionale del 2019 si attesta su 663 auto ogni mille abitanti, circa tre volte quelle presenti in Romania (224), ultima da questo punto di vista. E, per di più, numero è andato in crescendo, dal momento che nel 2000 la stessa statistica parlava di 572 auto ogni mille abitanti in Italia.

Scorporando il macro dato in unità più piccole emerge che Bari è uno dei capoluoghi maggiormente virtuosi. Delle quattordici grandi città metropolitane italiane, il capoluogo pugliese è quartultimo per il rapporto automobili/popolazione, con un valore di 4.051 veicoli per chilometro quadrato di superficie urbanizzata. La statistica, stilata sempre da Openpolis elaborando i dati 2020 di Eurostat, dice che in testa c’è Napoli con 7.354 veicoli per chilometro quadrato di superficie urbanizzata, seguita da Milano (6.506 veicoli), Palermo (6.501 veicoli) e Torino (5.816 veicoli). Sul fondo della graduatoria, oltre alla nostra Bari, ci sono Bologna (3.814 veicoli), Reggio Calabria (2.573 veicoli) e Venezia (1.906 veicoli).

Quest’analisi, a una prima occhiata, sembrerebbe voler dire che i baresi stanno iniziando a utilizzare forme alternative di mobilità rispetto ai mezzi privati. E questo è certamente vero, ma c’è un ma… Vale a dire: quanto inquinano le automobili, le motociclette e gli scooter dei nostri concittadini? Più di quanto dovrebbero.

Sì, perché sempre Openpolis, stavolta su dati Istat, ha messo in fila le città tenendo conto del rapporto tra veicoli inquinanti e non inquinanti nelle città metropolitane d’Italia. Ebbene, nel 2020 a Bari questa proporzione restituiva un valore 126.50, che relega la nostra città al settimo posto, a centro classifica. Certo, i nostri veicoli sono molto meno inquinanti di quelli che girano a Catania (prima in classifica con un valore di 188.60), Napoli (seconda con 188,40) e Reggio Calabria (157.10), ma siamo comunque lontani dagli esempi più virtuosi (113.90 di Firenze e 99 di Bologna). Secondo Istat, i valori superiori al 100 indicano uno sbilanciamento in favore dei mezzi inquinanti, mentre chi è sotto questa soglia può definirsi “pulito” (a conti fatti, la sola Bologna tra le grandi città). Tuttavia, «In generale il dato risulta più elevato nei comuni meridionali e più basso al nord, soprattutto nella parte orientale», nota Openpolis.

È necessario, quindi, utilizzare i fondi del Pnrr per adeguare i nostri sistemi di trasporto e renderli maggiormente ecocompatibili. Secondo la tabella pubblicata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Comune di Bari sono stati stanziati dal Pnrr 159 milioni 171.170,07 di euro (da spendere entro la deadline del 2026) per il progetto bus rapid transit (Brt), che prevede la realizzazione di 16.1 chilometri di busvia dedicati ai sistemi di trasporto rapido di massa (Trm). In particolare, i fondi serviranno a realizzare nuove linee di bus urbani e implementare la già esistente rete di sistemi di trasporto a impianti fissi (Stif) destinati al Trm.

Il 9 giugno scorso, con una nota, il Comune di Bari ha fatto sapere che «È stato aggiudicato con determina dirigenziale alla Architecna engeneering s.r.l. il servizio di prestazioni tecnico-specialistiche a supporto del Rup finalizzate all'adeguamento del progetto di fattibilità tecnico-economica della realizzazione del sistema BRT (bus rapid transit) per la città di Bari, in modo da poter bandire la progettazione definitiva ed esecutiva entro l'estate».

Il sistema, specificano dal Comune, è costituito da quattro linee (Blu, Rossa, Verde e Lilla), «Tutte realizzate in sede riservata con preferenziazione semaforica per una percentuale del percorso superiore al 70%. Le linee saranno percorse con bus elettrici, prevedendo la realizzazione di opportune stazioni di ricarica rapida distribuite all'interno del corridoio infrastrutturale».

Nel dettaglio, la linea Blu servirà la radiale Fesca - San Girolamo - lungomare di Ponente - piazza A. Moro, la linea Rossa agirà sulla radiale Sant'Anna - Japigia - lungomare di Levante - piazza Moro, la linea Verde sarà attiva sull’orbitale Fiera del Levante - Policlinico - Politecnico - Stazione Executive, la linea Lilla si muoverà sulla radiale parco 2 Giugno - piazza Moro.

«Lungo la rete – spiegano dal Comune - è prevista la realizzazione di 89 fermate, 29 intersezioni semaforizzate principali, 129 intersezioni semaforizzate secondarie e 53 attraversamenti pedonali, sempre semaforizzati. Per la realizzazione del progetto si è optato per l'adozione di bus elettrici a doppia cassa della lunghezza di 18 m, dotati di batterie ricaricabili attraverso sistemi di ricarica rapida alle fermate. Per quanto attiene al corridoio infrastrutturale a servizio della linea Brt, le sue caratteristiche fondamentali sono la presenza di corsie di marcia riservate e l'implementazione di priorità semaforiche, in particolare in corrispondenza delle intersezioni».

BRT: avviate le attività

Per quanto riguarda il progetto bus rapid transist, l'amministrazione comunale di Bari ha chiesto alla Architecna engeneering s.r.l. (responsabile della progettazione di infrastrutture per il trasporto e tranvie metropolitane a Bologna, Milano e Firenze) lo sviluppo di attività propedeutiche alla gara di progettazione per la realizzazione del nuovo sistema di trasporto. Si tratta di: redazione della documentazione generale e tecnico-specialistica; coordinamento e l'integrazione delle prestazioni specialistiche; redazione del capitolato informativo; redazione del piano preliminare di manutenzione; redazione della relazione di verifica preventiva dell'interesse archeologico.

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