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Bimbi e influenza: il "fai da te" è pericoloso

È arrivata in anticipo in Puglia ed è subito corsa ai pediatri, ai tamponi e agli antipiretici. L’autunno 2022 ha portato una forte scia influenzale soprattutto tra i bambini. Occorre subito precisare che esiste una distinzione tra l’influenza - provocata dal virus dell’influenza per cui esiste il vaccino antinfluenzale - e le sindromi parainfluenzali, provocate dai virus parainfluenzali per i quali non esiste un vaccino. L'influenza è una malattia di tipo respiratorio che si manifesta in varie forme e diversa gravità. I sintomi principali riconducibili all’influenza sono: febbre (anche alta), tosse e dolori muscolari. Sintomi che si uniscono a mal di testa, brividi, mancanza di appetito, stanchezza, spossatezza, mal di gola, nausea, vomito e diarrea specialmente nei bambini.

Le sindromi parainfluenzali, invece, sono malattie infettive molto comuni che si manifestano con patologie che interessano il tratto respiratorio o gastro-intestinale. Le infezioni da virus parainfluenzali che interessano le vie aeree superiori provocano sintomi come mal di gola, tosse secca, congestione nasale, brividi, febbre e malessere generale. Quando le sindromi parainfluenzali colpiscono il tratto gastro-intestinale, invece, le manifestazioni possono comprendere patologie come faringite, febbricola, vomito, diarrea e dolori addominali.

Il periodo di incubazione dell'influenza stagionale è solitamente di due giorni ma può variare anche da uno a quattro: gli adulti possono contagiare altri soggetti da un giorno prima dell'inizio dei sintomi a circa cinque giorni dopo l'inizio dei sintomi. Il decorso e guarigione dell’influenza nella maggior parte dei casi si verifica in 7/10 giorni. In alcuni soggetti, spesso i più fragili, possono insorgere complicanze, infatti, bambini e soggetti con sistema immunitario indebolito possono essere più facilmente soggetti al contagio. Intanto soprattutto tra i bambini l’influenza sta correndo velocemente, destando qualche preoccupazione. Ne abbiamo parlato con il pediatra Antonio Di Mauro

Secondo le ultime stime si registra in tutto il nostro paese, e anche in Puglia, un brusco aumento nel numero di casi riferibili a sindromi simil-influenzali già nell’ultima settimana di ottobre e in particolare tra i bambini. Lei conferma questo dato?

Si, lo confermo, basta affacciarsi in un ambulatorio pediatrico per rendersi conto della mole di lavoro.

C’è davvero tanta richiesta di salute da parte di genitori e bambini.

Tantissime le sindromi simil influenzali, con tosse e febbre che sono i motivi più frequenti di accesso.

Perché secondo lei i bambini sono più colpiti?

Almeno per due motivi. Il primo è che il bambino è poco incline per sua natura a rispettare le comuni norme igieniche. Specie nei luoghi “chiusi e affollati” come possono essere gli asili e le scuole dell’infanzia. Il secondo è che i bambini di oggi sono tutti “figli del Covid”. Hanno vissuto i primi momenti della loro vita in lockdown e in contesti dove norme igieniche, mascherine e distanziamento sociale erano rispettati da tutti. Adesso, con il ritorno alla normalità, il loro sistema immunitario è per la prima volta davvero messo alla prova dai virus respiratori e gastrointestinali.

Come si presenta l’influenza di quest’anno? Come distinguerla dal Covid?

I sintomi dell’influenza e del Covid sono indistinguibili. Nei paesi anglosassoni si parla infatti di Twindemia, l’epidemia dei virus gemelli. Senza un tampone nasofaringeo è impossibile fare diagnosi differenziale. Davvero un peccato non poterli più fare nei nostri ambulatori ed essere più celeri nelle diagnosi, nelle terapie, e soprattutto, nell’isolamento dei casi.

Molti pediatri stanno limitando l’uso massiccio di antinfiammatori se non strettamente necessario. Lei è d’accordo?

Certo che sì. L’uso degli antinfiammatori in automedicazione da parte dei genitori è fuori controllo. E la carenza di queste molecole dalle farmacie la dice lunga sull’abuso che se ne è fatto. Vengono utilizzati al di fuori delle loro indicazioni, a dosaggi spesso inappropriati, per periodi lunghi, e - soprattutto - nella totale ignoranza degli effetti collaterali. Il loro uso, prezioso, andrebbe riservato solo al trattamento della febbre e nel dolore. Nei tempi, nelle dosi e nelle modalità suggerite dal proprio pediatra.

Secondo lei, quindi, l’uso necessario e persistente delle mascherine nei due anni precedenti ha indebolito il sistema immunitario dei piccoli?

Come già anticipato, il sistema immunitario dei più piccoli è rimasto “sopito” negli anni bui del Covid. Ogni buon ingranaggio ha bisogno di essere stimolato per funzionare bene, altrimenti si “arrugginisce” e inizia a scricchiolare. Questo è successo al sistema immunitario dei piccoli durante il lockdown. È stato un “male necessario”. Ora si torna alla normalità, niente panico e niente paura. Ogni giorno i nostri bambini incontrano nuovi patogeni contro cui combattono e verso cui si rafforzano. Abbiate pazienza e affidatevi alle cure del vostro medico.

Come possiamo aiutarli in questo senso?

Il miglior modo per avere un sistema immunitario forte è mangiare bene, idratarsi tanto, vivere il più possibile all’aria aperta, fare attività fisica, vaccinarsi. Non esistono integratori che fanno smettere di ammalare il proprio figlio. Gli integratori possono essere solo di supporto allo stile di vita che si sceglie per il proprio figlio. Ma è lo stile di vita che fa davvero la differenza.

È sempre necessario secondo lei sottoporre i bambini al vaccino antinfluenzale?

Il vaccino antinfluenzale è una opportunità di prevenzione per ogni bambino e adolescente. E un atto di solidarietà nei confronti delle fasce più deboli della popolazione. In pediatria è fortemente raccomandato dai 6 mesi ai 6 anni, ma tutti teoricamente possono farlo. L’idea - scorretta - ancora molto diffusa sul territorio è che l’antinfluenzale si debba necessariamente fare solo ai bambini fragili. Ma non è così.

Se è vero che la fragilità aumenta il rischio di complicanze da influenza, è altrettanto vero che la maggior parte dei ricoveri ospedalieri per influenza avvengono in bambini altrimenti sani. E poi - si sa - il vettore dell’influenza per la popolazione più anziana, i nonnini, è spesso proprio il bambino. Vaccinare il proprio figlio significa anche proteggere i propri genitori. Fa parte di quella “immunitasolidale” di cui spesso ho parlato e che dovrebbe essere insegnata - con i fatti - fin da giovanissimi. Se avete dubbi, parlatene con il vostro pediatra. Vaccinarsi è sempre una opportunità da cogliere.

Campagna in Puglia: ecco chi ha la priorità

Con l'acquisto da parte della Regione Puglia di 1 milione e 220mila dosi, è partita la campagna per la vaccinazione antinfluenzale. L’offerta è garantita con la massima priorità a: personale sanitario, persone dai 60 anni in su, donne in gravidanza, persone di tutte le età con patologie di base, bambini e bambine (tra 6 mesi e 6 anni di età).
La vaccinazione è offerta gratuitamente alle persone dai 60 anni in su, a chi è addetto a servizi pubblici di primario interesse collettivo (forze armate, vigili del fuoco, ecc.), al personale che per motivi di lavoro è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani, ai donatori di sangue. Tutti i vaccini antinfluenzali sono co-somministrabili, nella stessa seduta oppure a qualsiasi distanza, con gli altri vaccini previsti dal Piano nazionale prevenzione vaccinale e con quelli anti Covid-19. Per le persone non deambulanti, i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta garantiscono la vaccinazione a domicilio. La vaccinazione è raccomandata nella fascia di età 6 mesi - 6 anni, anche al fine di ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani. Per quanto riguarda gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie che operano a contatto con i pazienti, e gli anziani istituzionalizzati in strutture residenziali o di lungo degenza, la vaccinazione è fortemente raccomandata.


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