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Benvenuti a Sparolandia, dove si comunica con parole di fuoco

Un tempo, qualcuno inventò la fortunata espressione "Scippolandia" per rimarcare quanto diffusa fosse ormai la pratica del borseggio proprio nei luoghi deputati alla socialità e alla promozione del territorio. Era la metà degli anni '90 e l'elaborazione accademica, sociologica sul sistema criminale che da un decennio buono strangolava Bari poltriva convinta di avere a che fare con una banda di ladri di polli. Qualche cronista, però, scelse di avere coraggio e denunciare che esisteva un fenomeno allarmante, spia di una più profonda contraddizione.

Gli anni sono passati ed il borseggio, che era prova sul campo per le giovani leve e soprattutto strumento criminale di sopravvivenza, è finito in soffitta. Soprattutto perchè ad evolversi è stata la malapianta che lo generava. Quelli che tutti pretendevano essere ladruncoli e poveracci avevano già che lo scippo doveva essere abolito. Perchè creava allarme sociale e soprattutto guastava le piazze dove ben altri traffici, parecchio più remunerativi, potevano fruttare soprattutto se l'ecosistema era percepito come sicuro, godibile.

Chi, allora, s'indignò per quello "Scippolandia", vissuto come pessimo biglietto da visita, lo fece perchè incapace di comprendere quanto gli scippi e la fine degli scippi pretesa in nome di un interesse di profitto fossero il segnale che a Bari era attiva una struttura criminale organizzata moderna e pericolosa.

La storia è ciclica, però. E nel rincorrersi di fasi, ci ripropone la questione. Anche in questo caso, suggerendoci un "toponimo" fantasy che valga bene a descrivere una tendenza e solleticare una preoccupazione.

"Sparolandia".

Non passa sera o notte che in un quartiere a caso non venga organizzato uno spettacolo pirotecnico abusivo e criminale. Stessa inquietante cadenza che caratterizzava gli scippi a metà degli anni '90. E c'è da scommettere che per la stessa sottovalutazione che si sceglie di mantenere, "Sparolandia" s'attirerebbe dietro strali di indignazione per il pessimo servizio di marketing. Ancora una volta con una lettura che soppesa con fin troppa leggerezza l'organizzazione che promuove questi spettacoli, la finalità e tutto quello che questi "spari" si portano cuciti addosso. Finendo per battezzare come folklore nero quello che, invece - e ormai è chiaro a chiunque non pretenda di girarsi dall'altra parte con le orecchie tappate - è un codice comunicativo molto preciso. Un vero e proprio "morse" ad uso e consumo di un mondo, quello della Camorra Barese, che attraverso questa forma di comunicazione omaggia, celebra, diffonde informazioni, intesse e ravviva alleanze, invia precisi segnali a chi sta intorno. Oppure, caso preoccupantissimo, copre il rumore di ben altri spari.

Folklore? Solo una trappola che, nell'ultimo quinquennio, da quando Japigia e il clan Palermiti inaugurarono lo spettacolo pirotecnico come comunicazione di nuova disponibilità di stupefacente su piazza, ha giovato più alle organizzazioni criminali che al buon marketing territoriale. Permettendo una "professionalizzazione" nel campo comunicativo che, adesso, ben nascosta dietro la definizione di folklore costituisce un preciso alfabeto.

A Bari ormai si spara non solo e non soltanto per celebrare un lieto evento come una nascita, un compleanno, un matrimonio o una scarcerazione. A Bari si è anche sparato per festeggiare la morte violenta di un rivale. E a margine di questo tipo di strumento di comunicazione, sarebbe interessante guardare anche al potere "diplomatico" di certe manifestazioni. Perchè la "batteria" organizzata da un gruppo non inserito in un clan - e magari diffusa via social con tanto di tag alla persona da omaggiare - per festeggiare una ricorrenza legata a quella consorteria, acquisisce proprio la forma di una cortesia diplomatica buona per ingraziarsi quel gruppo criminale. Celebro la tua ricorrenza pubblicamente, per dimostrarti affetto, gratitudine, disponibilità o desiderio di collaborare. Creare alleanze, insomma. O rinsaldarne di vecchie - e qui la memoria magari torna agli spettacoli che rimbalzavano in cielo sull'asse CEP - Carrassi, quando gli Anemolo celebravano la scarcerazione di Andrea Montani, il condottiero nelle guerre eterne coi comuni rivali Diomede. Oppure, casi quasi dell'ultim'ora, si sceglie di celebrare il compleanno del proprio riferimento - padrino - in carcere, con la consapevolezza che questo tributo servirà a segnalare fedeltà cieca e incondizionata, anche quando attorno tutto sembra crollare - ed è il caso di guardare a quel che succede al San Paolo, in questi tempi di sospette collaborazioni, per farsi una idea.

A Bari si spara per comunicare l'arrivo di un carico di droga, la disponibilità di materiale su piazza. Cominciarono i Palermiti, con l'ordine preciso a tutti i clan interessati di rispondere al loro spettacolo con una batteria simile nei loro luoghi dello spaccio. Questa forma di comunicazione - facilmente riconoscibile perchè rapida rispetto alle altre, uno o due minuti di rush, a cadenza fissa e ad orari precisi - è ancora così attiva che in certi quartieri è prassi consolidata con tempistiche fisse e location precise e parlanti.

A Bari, anche questo è quasi un instant, si spara con salve lunghe ed estenuanti per coprire il rumore di esercitazioni al poligono sui tetti dei grandi condomini del Libertà.

E ancora, dato più preoccupante, a Bari si spara per sfidare "il Bene". E ci sono in merito precedenti precisi, come quelli avvenuti in concomitanza con le celebrazioni della Candelora, vietate dall'amministrazione ma tenute comunque dalle famiglie da sempre depositarie di questa oscura forma di devozione. Allora si sparò anche sui giardini di fronte al Redentore - quegli stessi giardini occupati militarmente perchè diventino il luogo delle feste di famiglia delle solite famiglie. Allora, in quelle occasioni, cos'erano quegli spari se non il segnale che non solo la Candelora si sarebbe festeggiata, ma che soprattutto non si aveva paura di farlo, anche in barba ad un divieto?

Possiamo davvero chiamare tutto questo Folklore? Possiamo davvero definire ingiusto il toponimo "Sparolandia"? Siamo sicuri del marketing che difendiamo, quando scegliamo di indignarci perchè qualcuno non accetta che si tratti solo di folklore?

I segnali di fumo 2.0 che inquietano la città

Possiamo definirli “segnali di fumo 2.0” o codici morse dei giorni nostri, ma quello che c’è dietro le batterie di fuochi d’artificio sparate nei quartieri baresi, non certo per festeggiare il Capodanno, sono dei veri e propri codici della malavita. In quartieri come Carrassi, San Pasquale, San Paolo o Japigia per diverse settimane, se non mesi, all’anno sono un appuntamento fisso ad un certo orario, specialmente della notte. Spari che durano un paio di minuti, proprio nei pressi delle zone di spaccio abituali che dunque avvisano il quartiere, e quelli vicini, che il carico di stupefacenti è arrivato ed è disponibile. Un mezzo di comunicazione tanto vecchio quanto efficace, anche più di qualsiasi social network, perché difficilmente tracciabile, che come si apprende dalla cronaca, è ormai una consuetudine nota in tutta Italia, da Nord a Sud. E che fa sentire i cittadini di certo non al sicuro. (a.d.)

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