Beati e santi nel Barese: un Novecento ricco di esempi

La storia, come si sa bene, è spesso la storia delle mentalità e delle vicende delle genti più semplici, più che la storia dei grandi eventi. Oppure è la storia di vite apparentemente ordinarie, silenziose e quasi nascoste. Vite discrete, fuori da tutti i palcoscenici. Vite ritirate, lontane da personalità esorbitanti ed effervescenti. Spesso anche la storia dei santi, i giganti della fede, è stata esattamente così. E Bari può dire la sua anche su questo, almeno con riferimento ai nostri tempi, tempi larghi, quelli di un secolo lungo come è stato il '900, altro che "breve" come lo volle -pur se con ragioni non del tutto prive di fondamento e contenuto- il grande storico Eric Hobsbawm. Bari ha avuto i suoi santi anche in tempi recenti e recentissimi, dunque, come vedremo subito. Santi o beati, venerabili, servi di Dio. È nota infatti la sequenza del percorso e del cammino che la teologia cattolica prevede per queste particolari e carismatiche figure, dotate di virtù spirituali eccelse. E del resto, su cosa la santità sia, la stessa teologia si interroga da sempre, di sicuro può dirsi che il santo sia -o possa essere- colui che incarna la realizzazione perfetta ed esemplare della coincidenza tra dettato della fede ed esperienza di vita: l'esempio stesso sposato all'esistenza, insomma. Nel XX secolo Bari ha avuto più casi del genere, vere e proprie gemme della spiritualità e della mistica da offrire come momenti assoluti di virtù al fedele ma anche al cittadino laico ed allo storico, in quanto queste figure raccontano a loro modo un ambito importante e significativo anche della baresità stessa, con estensione anche alle aree più interne o a città della diocesi di Bari-Bitonto. Questo perché le personalità che la Chiesa indica ad esempio di vita afferiscono al vasto territorio della diocesi stessa, riguardando dunque anche i diversi paesi che la compongono. Ha avuto invece origini e vita prettamente baresi suor Elia di San Clemente, nata il 17 gennaio del 1901 e morta nel 1927, a Natale, dunque quasi 95 anni fa. Vita semplice, vita di fede intensa e profonda, quella di Teodora Fracasso, come si chiamava da laica. Malgrado la scelta poi monacale e contemplativa, rimase sempre legata alla provenienza prettamente barivecchiana. Ambito familiare umile e di stretta osservanza cattolica, il suo, fatto di genitori devoti ed irreprensibili. Un ambiente che già la formò alla fede. "Lo straordinario in lei coincideva con la sua quotidianità, con la perenne serenità e stabilità interiore, con lo stato di preghiera continua: lavorava senza risparmiarsi, in obbedienza assoluta, ma aveva sempre tempo per un gesto di carità e un sorriso". Leggiamo così in una delle sue biografie edite dal suo ordine, quello carmelitano legato alla chiesa ed al monastero di San Giuseppe di Bari. In un primo momento la futura suor Elia vestì l'abito domenicano, poi a San Giuseppe la scelta claustrale definitiva. Non mancarono le prove, i momenti difficili: la fede, tuttavia, resse. Eccome se resse. Ed ecco che oggi la chiesa mondiale ricorda la nostra suora barese come beata, per volontà, il 18 marzo del 2006, di papa Benedetto XVI. "Compresi che per condurre anime a Dio non era necessario compiere opere grandi; anzi, era proprio l'immolazione completa di tutta me stessa che mi chiedeva il buon Gesù: compiuta nel silenzio d'ogni cosa. Nella solitudine del mio cuore potevo salvare anch'io un numero infinite d'anime. Con la preghiera intima, continua, e col distacco da ogni cosa". Queste le parole profetiche della nostra 'santa', morta giovane per malattia, in una lettura tutta spirituale della sua breve agonia. Morì per encefalite il giorno di Natale del 1927, come già accennato. Sicuramente la chiesa barese saprà come ricordare suor Elia di San Clemente per i 95 anni dalla morte. Un carisma, il suo, che va inserito di diritto tra quelli delle maggiori 'menti' della spiritualità carmelitana, già pullulante di molti esempi, specie al femminile. Altro importante momento carmelitano barese, in più sempre femminile, è sicuramente stato quello di Suor Teresa Gimma, nata nel 1880 e morta nel 1948, fondatrice di una comunità, appunto, carmelitana a Bari. Un aspetto, questo, chiaramente di natura spirituale e devozionale, che fu però ahinoi all'origine di un grave fatto di cronaca nera che sconvolse la Bari dei primi del Novecento. Un caso di cui ha scritto su queste stesse colonne anche il nostro Checco Lananna. In donazione all'ordine da parte della religiosa, infatti, arrivò la grande casa paterna di piazza Massari, al fine di fondare il monastero di Santa Teresa Nuova. Successe poi che il cugino di lei, Giuseppe Gimma, non poté certo starci, preso com'era dall'avara tutela dei pingui possedimenti familiari. E così, addirittura, "preso dall'ira per essere stato messo fuori dall'eredità" (Lananna), pensò 'bene' di attentare alla vita, purtroppo riuscendoci, del padre spirituale di Teresa, Giuseppe Capozzi. Il fattaccio accadde nella cattedrale di san Sabino, ricostruito a più riprese anche in futuro da giornalisti e storici baresi. Secondo il cugino, il malcapitato era 'reo' di aver convinto la cugina a fare la donazione. Teresa, intanto, fu anch'essa un esempio alto di virtù cristiane e contemplative. Attualmente serva di Dio, nella sua vita fu priora del convento del Nuovo Carmelo, da lei come detto voluto. Dopo un breve periodo trascorso a Roma presso il monastero della “Regina Carmeli”, rientrò a Bari, nel 'suo' Carmelo. Morì lasciando una chiara fama di santità. È dunque in corso la causa di beatificazione. A Bari, ad angolo tra corso Cavour e via Abate Gimma, sorge il monumento a suor Teresa, sul largo a lei intitolato davanti alla Camera di Commercio. Altre figure circondate da fama di santità vissute nel '900 e legate al territorio della diocesi sono Giovanni Modugno, Santa Scorese, Carmine De Palma, Franco Ricci. Tutte storie biografiche su cui tanto potrebbe dirsi. Modugno, servo di Dio, bitontino, è stato un grande pedagogista, vicino dapprima ad afflati socialisti ma poi convertito al cattolicesimo. Famoso un suo carteggio (1947) con Gaetano Salvemini sul tema del tormentato rapporto tra cristiani e laicità. Su Santa Scorese molto si è detto e realizzato negli ultimi anni. Ragazza, giovane studente assai mite, fu uccisa a soli 23 anni da uno psicopatico che la tormentava. Di famiglia barese trasferita nel 1987 a Palo del Colle, morì nel 1991. Attivista cattolica in vita, è oggi serva di Dio. Il suo assassino la invitava ripetutamente a dimenticare la fede ed il suo impegno da credente: Santa riuscì a perdonarlo, ormai morente. Una storia struggente e di persecuzione cruenta verso una giovane donna. Monsignor Carmine De Palma, oggi venerabile, nato a Bari nel 1876, assunse importanti incarichi presso la basilica di San Nicola. La sua personalità spirituale si espresse soprattutto nella confessione. Direttore spirituale, in seguito, del monastero di Santa Scolastica, morì nel 1961. Con Franco Ricci, missionario, nato a Bitonto nel 1948 ma di vita barese, torniamo invece nel capoluogo. Dapprima parroco a San Marcello, operò poi in missione in Etiopia. Nel 1992 morì a soli 44 anni durante un agguato a Soddu Abala. La sua figura, circondata da aura di santità già in vita, considerata anche la testimonianza estrema, potrebbe essere meritevole e destinataria di riconoscimenti.

BINA MORFINI, IMPOSSIBILE DIMENTICARLA GIUSEPPE MICUNCO, LO STUDIOSO DEI NOSTRI SANTI

Questa nostra carrellata di 'santi' e di momenti storici sarebbe stata incompleta senza due persone. Ancora un riferimento di personalità assai dotata sul piano spirituale, inoltre poi un pensiero per chi tutte queste figure e storie ha studiato con acume. Isabella Morfini, per tutti Bina, nata a Bari il 19 aprile del 1889 e morta il 19 dicembre del 1969, grande donna dell'Azione Cattolica barese e poi fondatrice del Terz'Ordine carmelitano, merita di essere inserita in questo nostro percorso. Oggi serva di Dio, diede vita all'oratorio del Sacro Cuore, frequentato tra gli altri da Aldo Moro. Nel 1928 fondò l'Unitalsi pugliese. Catechista, munita di preparazione da autodidatta, ha poi affiancato l'opera dei sacerdoti in maniera encomiabile, lasciando grandi frutti umani: spirituali e civili. Infine, non possiamo tacere la grande opera di ricerca di Giuseppe Micunco, grande intellettuale barese, anch'egli orgogliosamente barivecchiano, autore di tantissimi profili biografici di tutte le personalità che abbiamo citato. Classicista di formazione, era dotato di vastissima cultura teologica e storica. Ha scritto anche sul famoso Exultet che conserviamo a Bari e su tanto altro. È mancato nel 2020, dopo breve ma intensa e feroce malattia. Manca a tutti la sua umanità, assieme alla sua sterminata cultura, da cui del resto mai era disgiunta.

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