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Bari e il jazz un legame a suon di pianoforte

Se la Puglia ha da sempre una speciale liaison con tutte le declinazioni della musica contemporanea, il profondo intreccio che la lega all’universo jazz ha portato ad una vera consacrazione di caratura internazionale. A cristallizzare una stagione eccezionale ci pensò nel 2011 Puglia Sounds, con la pubblicazione di una compilation tutta centrata sul jazz, dove si alternavano artisti come Roberto Ottaviano, Gaetano Partipilo, Gianluca Petrella, Nicola Conte e il compianto Gianni Lenoci, ma dopo oltre 10 anni i nomi e le prospettive si sono ampliati. Il merito, in parte, è legato anche alle opportunità che negli anni proprio Puglia Sounds ha saputo creare, come il protocollo d’intesa con principale network jazz italiano I-Jazz, la recente partecipazione del comparto locale al jazzahead! 2022 di Brema e le azioni di sostegno di etichette discografiche e artisti. All’interno di questa eccezionale fibrillazione creativa, con riverberi che hanno raggiunto i quattro angoli del pianeta, il legame fra la scena musicale e lo strumento del pianoforte è sempre stato determinante, anche e soprattutto nello scavalcamento delle titolazioni di genere in favore di una auspicabile contaminazione dei linguaggi.

In questo senso, due artisti si sono fatti notare di recente grazie a pubblicazioni di particolare rilevanza, soprattutto per la capacità di valicare i confini nazionali ed esportare una proposta sonora di alto profilo. Il primo è Diego Morga, eclettico pianista e compositore, laureato in Musica Jazz al Conservatorio di Musica di Bari e capace di comporre anche per la danza contemporanea e per il mondo dell’audiovisivo. I suoi ultimi lavori hanno avuto la capacità di viaggiare avanti e indietro nel tempo, recuperando classici del jazz e immaginando il futuro del proprio strumento prediletto. “Under my fingers” è un disco registrato in piano solo, con l’ausilio di pochi ospiti e un mini sintetizzatore, una raccolta in cui capacità tecnica e trasporto emotivo convivono con grande eleganza ed equilibrio. Registrato a Copenaghen, città in cui l’artista risiede da alcuni anni, il disco comprende una eccezionale scelta di standard jazz ripensati in modalità altamente originale. «Questo lavoro rappresenta davvero tutto, o almeno tantissimo, della musica che prende forma sotto le mie dita», spiega Morga, «perché esse rappresentano il tratto terminale di quel processo comunicativo-espressivo che, partendo dalla testa (dal pensiero) e passando dal cuore (dall'anima), arrivano poi sulla tastiera del pianoforte a produrre note, melodie, armonie».

L’afflato internazionale è centrale anche nel lavoro di Antonio Simone, giovane pianista con la passione per le materie umanistiche e intestatario del progetto “Musica e Filosofia”. Grazie proprio a questo approccio culturale, Simone ha raggiunto gli Stati Uniti e la Spagna con il sostegno del Comune di Cerignola e dell’Institute of General Semantics. “On My Path” è il titolo del suo nuovo album (pubblicato da Dodicilune) ed è stato al centro delle performance avvenute al Players Club di New York (Gramercy Park) e al El despertar Cafè di Madrid. «La musica è da sempre un ottimo veicolo per diversi scopi, utile a diffondere messaggi sociali e culturali», racconta il jazzista. «Io ho voluto farlo con la filosofia. In ogni composizione musicale può esserci un messaggio filosofico, la filosofia può accompagnare tutti i nostri giorni e può essere utile alla crescita dal punto di vista personale e spirituale». La mia scelta è ricaduta sui messaggi del filosofo polacco matematico Alfred Korzybski, padre della semantica generale. Nel mio brano originale “Looking for my self” oltre all’esposizione musicale vi è un significato espresso tramite dei messaggi audio, che vengono inviati durante il brano. In essi si può ascoltare la voce del filosofo che parla della ricerca di se stessi, dell’unicità, del modo di vedere le cose, della regolazione del nostro atteggiamento… senza esagerazioni, possiamo dire che la musica non è altro che la traduzione del pensiero nel suono proprio». L’approccio trans-culturale ha dunque portato Simone oltre l’Italia, un’esperienza utile anche a comprendere le diverse dinamiche in cui si muove il mercato internazionale. «Purtroppo risulta più facile lavorare all’estero», ci conferma, «C’è effettivamente la richiesta e l’esigenza di ascoltare nuova musica, non si ha paura delle nuove proposte musicali e vi è una diversa apertura mentale».


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