Bari sogna un grande festival, ma...


Sapete quanto costa il biglietto per assistere all’edizione completa 2022 del “Primavera Sound”, il festival musicale di Barcellona? Quasi 450 euro. Ma esiste anche una versione VIP, con accessi prioritari ai concerti e molto altro. Costo: 850 euro. L’evento, che nel corso di vent’anni è diventato fra i più noti e acclamati per gli ascoltatori di tutto il mondo, si terrà dal 2 al 12 giugno 2022, ma i biglietti sono in vendita già da ora, anzi… sono già quasi terminati. I numeri, dunque parlano chiaro, il “Primavera Sound” è un esempio da seguire, soprattutto per l’eccezionale curva di crescita che ha sviluppato, portandolo a superare i 220.000 spettatori per singola edizione. Pare che anche il Comune di Bari se ne sia accorto, con il sindaco Decaro che ha annunciato una tre giorni da realizzare fra Fiera del Levante e Stadio della Vittoria, il tutto ispirato al festival di Barcellona e quello di Utrecht, l’eccellente “Le Guess Who?”. Indubbiamente si tratta di un grande passo in avanti, specialmente rispetto al capodanno del 2015, quando Gigi D’Alessio & Friends fu l’evento di richiamo per un’amministrazione che aveva investito impegno e dichiarazioni d’intenti proprio sulla cultura e lo spettacolo. Dati i presupposti positivi, c’è ora da domandarsi se la città di Bari abbia i presupposti per realizzare un progetto di tale portata. Per partire in questa disamina, il primo dato fondamentale è quello della contribuzione che il Primavera Sound riceve dalla pubblica amministrazione: circa l’1%. In Puglia le attività culturali ricevono mediamente il 45% di contribuzione pubblica rispetto ai costi ammissibili. La ricchezza sviluppata per la città di Barcellona è però quasi incalcolabile, dato che decine di migliaia di spettatori arrivano dai quattro angoli del globo. E questo significa ricchezza per gli alberghi, per i ristoranti, per le attività commerciali, per il trasporto pubblico e per qualunque altro sfizio voglia togliersi un turista nei suoi giorni di vacanza. Tanto per fare un esempio, nei giorni del festival i negozi di dischi di Barcellona vengono letteralmente presi d’assalto, con viva soddisfazione per le tasche dei loro proprietari. Dunque la domanda è: come replicare un tale successo culturale ed economico? Del primo tema parleremo fra poco, riguardo ai quattrini la questione è abbastanza complessa e si delinea in una serrata attività di programmazione e marketing che si sviluppi in un intero anno. Gli ultimi lustri di progettualità culturali hanno invece dimostrato che in Puglia esiste un circolo vizioso per il quale: le imprese culturali (se non addirittura le associazioni no profit) attendono il bando di pertinenza; il bando viene pubblicato a pochi mesi dall’estate; i risultati dei bandi fanno slittare ancor di più la programmazione e i cartelloni vengono annunciati a poche settimane dall’evento stesso. Il risultato è che l’unica utenza che parteciperà agli eventi sarà quella autoctona, alla quale si aggiungerà il turista curioso/annoiato che nelle calde serate estive andrà alla ricerca di una piacevole modalità di svago. Nulla di più lontano da una reale programmazione di marketing culturale, grazie alla quale è l’evento a fare da traino per il turismo, perché le vacanze si programmano con molti mesi di anticipo.

Il riferimento del sindaco Decaro alla programmazione artistica del Primavera Sound, e addirittura a quella di Utrecht, è assolutamente entusiasmante, ma c’è da chiedersi se gli uffici del Comune abbiano però guardato le line-up di questi festival o abbiano mai partecipato a queste manifestazioni in veste di spettatori. La prima cosa che colpisce chi ha viaggiato in questi luoghi della creatività è la complessità dell’organizzazione e la spettacolarità delle location. “Le Guess Who?” di Utrecht mostra due cose: 1) lavorando bene si possono portare all’attenzione del pubblico internazionale anche realtà poco blasonate ma di livello artistico superbo. La dimostrazione sta tutta nel cartellone appena annunciato per il 2021, che mette in fila nomi provenienti da ogni parte del mondo, capaci di proporre il meglio della contemporaneità. 2) Per lavorare bene si devono avere delle infrastrutture perfettamente strumentali all’obiettivo che si vuole perseguire. Durante il festival, Utrecht è una città completamente immersa nella musica, dove location dislocate per tutto lo spazio urbano ospitano un caos sonoro ordinatissimo. Punto centrale dell’evento è TivoliVredenburg, un complesso architettonico dedicato alla musica, un magnifico esempio di versatilità degli spazi che permette allo spettatore più esigente di muoversi agevolmente fra i suoi 6 palchi, ma anche di godersi alcune sale lounge perfette per la decompressione. Il tutto in un unico ambiente chiuso. Insomma, una gioia per gli occhi, per le orecchie e per il cuore. Non parliamo poi della zona del Forum di Barcellona, uno spazio a dir poco enorme in cui vengono posizionati innumerevoli palchi, fra i quali svetta lo spettacolare Auditori al chiuso. In poche parole un vero ecosistema dello spettacolo, in cui far vivere la migliore esperienza sonora possibile con servizi di tutti i generi, dalle toilet ai bar, dai mercatini ai tabacchi.

Ovviamente nessuno pensa che il Comune di Bari voglia improvvisarsi su questi livelli, senza dubbio l’intento è quello di procedere per step, un po’ come il Primavera Sound ha fatto in 20 anni. Un’ultima domanda però appare d’obbligo: Bari, e la Puglia intera, hanno il pubblico adatto per questo obiettivo? Perché deve essere chiaro: la pubblica amministrazione non si deve sostituire alle imprese culturali nell’affrontare il mercato. Il suo compito, invece, è quello di predisporre il territorio per permettere lo sviluppo di queste attività d’impresa. E questo obiettivo non si compie finanziando a metà i festival, bensì lavorando sulle infrastrutture e impegnandosi nella necessaria formazione del pubblico. Ecco come Gigi D’Alessio si ricollega agli esempi della Spagna e dell’Olanda, perché l’evento sporadico è nemico di qualunque crescita dato che attiva processi che poi vengono lasciati nel vuoto. Con buona pace dei 450 euro di costo del biglietto.


Scrivi all'autore