Bari per i rifiuti spende meno ma è un affare?

Bari ha una spesa storica per rifiuti pro capite di 220.52 e una spesa standard 239.82. Il capoluogo pugliese come molte città del Sud Italia ha una spesa standard che supera quella storica. Detto più semplicemente, la prima è la spesa effettiva mentre la seconda corrisponde a quella di cui avrebbe bisogno secondo le stime dei fabbisogni. Questa differenziazione è stimata in tutti i Comuni di Italia con importanti differenze. Ma procediamo per gradi.

La gestione dei rifiuti è affidata ai comuni assieme con l’amministrazione, la polizia locale, l’istruzione, la viabilità e il territorio, il sociale e il servizio nido. Tra tutte è decisamente la più onerosa. Basti pensare che, secondo una stima di Sose (Soluzioni per il sistema economico, una società per azioni curata dal Ministero dell’Economia e delle finanze e dalla Banca d’Italia), a questo servizio essenziale è destinato circa il 27% della spesa corrente destinata alle funzioni fondamentali. Risorse che vanno a finanziare le numerose attività direttamente e indirettamente connesse allo svolgimento di questa funzione. Dalla raccolta al trasporto, dalla trasformazione al recupero e infine allo smaltimento di tutti i rifiuti solidi urbani e di quelli speciali assimilati a quelli urbani.

La legge stabilisce che i costi di questi servizi debbano essere finanziati interamente attraverso la tassa rifiuti (Tari) pagata dai cittadini. In altre parole, sono i cittadini a fornire direttamente ai comuni le risorse necessarie a offrire quel servizio. Sose si occupa comunque di definire per ciascun comune il fabbisogno finanziario di cui necessita per svolgere la funzione rifiuti. Questo perché a partire dal 2018 i comuni devono avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard per definire i costi della Tari e in generale il piano economico finanziario (Pef) del servizio rifiuti.

La definizione della spesa standard dei comuni dipende da numerose variabili sintetizzate in otto determinanti. Si tratta degli elementi che pesano sui costi dei servizi di raccolta e gestione dei rifiuti. Tra i più rilevanti le tonnellate di rifiuti prodotti, la percentuale di raccolta differenziata e i fattori di contesto comunale (età media della popolazione, livello di istruzione, densità abitativa, reddito medio e popolazione).

A tutte e otto le determinanti viene riconosciuto un valore in euro per abitante e la somma di queste cifre restituisce la spesa standard pro capite. Le variabili, così come tutta la spesa standard, hanno valori che possono cambiare ampiamente da comune a comune. In primis in base al numero di abitanti.

Per ciascuna fascia di popolazione in cui sono stati divisi i comuni delle regioni a statuto ordinario, la variabile che pesa maggiormente è quella relativa alle tonnellate di rifiuti prodotti. Un dato che tende a essere più alto nei grandi centri abitati e più basso nei piccoli, con un andamento tuttavia non lineare.

La spesa standard generata dalle tonnellate di rifiuti prodotti, nei comuni con meno di 500 abitanti è di circa 79 euro. Una cifra che supera quella dei territori con 10mila -19.999 residenti (77,1 pro capite). Nei comuni con meno di 500 abitanti è di circa 161 euro. Numeri questi che possono variare in circostanze particolari. Ad esempio, nei piccoli comuni che - anche se poco abitati - devono comunque garantire il servizio e che fanno uno sforzo economico maggiore rispetto ad altri enti, spesso anche per via di caratteristiche morfologiche che ostacolano la raccolta dei rifiuti (basti pensare ai comuni montani). Oppure in quelle città, dove il maggior numero di residenti e l’alta densità abitativa generano una maggiore quantità di rifiuti e l’estensione del territorio può rendere più complessa e più costosa l’implementazione di misure quali la raccolta porta a porta.

Abbiamo visto come Sose definisce la spesa standard di ogni comune per la funzione rifiuti, cioè l'ammontare delle risorse che l'ente, in base alle sue caratteristiche, dovrebbe spendere per offrire il servizio. Ora è interessante confrontare questo dato, rappresentativo di una stima, con quello relativo alla spesa effettiva delle amministrazioni comunali, cioè la spesa storica. La spesa storica complessiva dei comuni delle regioni a statuto ordinario per la funzione rifiuti è di nove miliardi. Una cifra che equivale al 27% della spesa storica totale di tutti i comuni delle Rso.

Il 52% dei comuni spende per i rifiuti meno dello standard.

Poco più della metà dei comuni (52%) presenta una spesa storica per i rifiuti inferiore alla spesa standard, contro un 48% che invece spende più di quanto stimato da Sose. Una situazione che potrebbe essere collegata alla particolare natura della funzione rifiuti. Un servizio che infatti, a differenza delle altre, ricade direttamente sulle tasche dei residenti e che quindi riceve da parte dei cittadini una maggiore attenzione. In questo senso è presumibile pensare che gli amministratori comunali, consapevoli di questo aspetto, tendano a ridurre il più possibile i costi, spendendo quindi meno di quanto stimato.

Ciò che emerge subito dall’analisi delle performance sulla funzione rifiuti è che tra i grandi comuni delle regioni ordinarie, il massimo punteggio raggiunto nel livello di servizi offerti è di 6 su 10, riconosciuto solo a Milano e a Venezia. Questo significa che tutte le altre città considerate, offrono un livello di servizi rifiuti inferiore alla media dei comuni appartenenti alla loro stessa fascia di popolazione.

Venezia e Genova hanno i livelli di spesa più alti. Milano, quindi, conferma anche per questa funzione la migliore performance, con il maggior livello di servizi e una spesa storica in linea con lo standard. Venezia invece presenta un livello di spesa pari a 10 su 10, seguita a breve distanza da Genova, a quota 8 punti e con un livello di servizi pari a 2, il punteggio più basso, registrato anche da Napoli. Va sottolineato tuttavia che i territori di Venezia e di Genova hanno delle particolarità morfologiche che rendono la raccolta e la gestione dei rifiuti più complessa, e quindi più costosa, rispetto a quanto possa esserlo in altri comuni. In media per i rifiuti, i comuni del nord-est spendono meno dello standard e quelli del sud spendono di più. Osservando poi le variazioni dei due indicatori di spesa lungo il territorio nazionale, sono sei le regioni dove i comuni mediamente registrano una spesa storica superiore alla spesa standard per la funzione rifiuti. Si tratta di Piemonte, Liguria, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia. Tutte le altre viceversa spendono meno dello standard. Bari, come abbiamo detto, a differenza di tutti i capoluoghi di provincia della Puglia, ha una spesa storica inferiore a quella standard. Solitamente le spiegazioni sono due: o l'attività del Comune è tanto efficiente da ottimizzare le risorse oppure l’amministrazione non ha fondi necessari e questo pesa inevitabilmente sul servizio offerto.

Nei fatti, sebbene i progressi siano effettivamente sotto gli occhi di tutti, la seconda ipotesi sembra la più verosimile. Sino a prova contraria, ovviamente.


L'italia è campionessa di riciclaggio

L’Italia ha un primato: è campionessa di riciclaggio. È quanto emerso dallo studio “L’economia circolare italiana per il Next Generation EU”, che la fondazione Symbola ha realizzato in collaborazione con il consorzio Comieco. In Italia la percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti è pari al 79%, contro il 56% della Francia, il 50% del Regno Unito e il 43% della Germania. Non solo. L’Italia è anche uno dei pochi Paesi europei che dal 2010 al 2018 - nonostante un tasso di riciclo già elevato - ha comunque migliorato le sue prestazioni (+8,7%). Nel riciclo industriale delle cosiddette frazioni classiche (acciaio, alluminio, carta, vetro, plastica, legno, tessili) siamo il Paese europeo con la maggiore capacità di riciclo anche in valore assoluto, superiore persino alla Germania, che vanta un’economia decisamente più ampia.


Scrivi all'autore