Bari? Fioriva a Maggio

Il 2022 corre che è una bellezza. Pasqua è già passata. Ed ecco maggio, mese da sempre simbolo universale di rinascita, di colori vivi ed accesi, della primavera che davvero irrompe nel suo splendore. L'aperitivo decisamente più leggero e sopportabile dell'estate, prima della calura e dell'afa della stagione balneare. Maggio per Bari, per diversi anni, è stato un mese importante, mese in cui avveniva un evento di cui forse tanti hanno persino perso memoria. Era una Bari diversa dall'attuale, forse ancora a forte impronta provinciale, eppure città orgogliosa di sé e soprattutto desiderosa di crescere e di darsi un tono. E a maggio il tono, ormai molti decenni fa, era proprio quello del famoso -sempre per chi ne coltivi memoria- "Maggio barese", enorme manifestazione culturale, artistica e civica in cui confluivano più appuntamenti e più discipline, carismi, capacità ed estri. Anche lo sport la faceva da padrone. Ma andiamo nei dettagli. I dettagli di un'iniziativa che non può e non deve cadere nell'oblio. Gli anni dell'evento? Siamo tra il 1951 e il 1968. Anni importanti, anni simbolici. L'immediato dopoguerra fino ad un attimo prima degli sconquassi politico ideologici. Il dopoguerra voleva dire evasione, libertà, voglia di stare insieme, sereni. Ecco allora le mostre d'arte, le gare automobilistiche, le sfilate, gli spettacoli, i concerti. Manifestazioni in ogni dove, musiche e tanto divertimento. Questo è stato il grande evento di cui vi parliamo. Il tutto durava un intero mese, per tutto maggio. San Nicola apriva le danze, già nella prima settimana dei trenta giorni. Ideale apripista tra sacro e profano, tra fede e tradizione e tra folklore e divertimento stesso, la festa in onore del santo "venuto dal mare" incarnava la dimensione del momento più rituale e più aspettato. Così come accade ancora oggi. Ma in quegli anni la festa continuava e non finiva. Dopo i tre giorni di celebrazione del santo un clima di giubilo ed entusiasmo vedeva ancora coinvolta tutta la cittadinanza. Davvero una festa popolare a tutti gli effetti. "Maggio di Bari" il nome ufficiale del grande evento, un momento messo a punto da un concerto di partecipazioni istituzionali, altro aspetto che sicuramente costituì poi il 'segreto' del fitto cartellone di iniziative. Altra caratteristica, ben riuscita e particolarmente felice: il Maggio coinvolgeva davvero tutti, in senso interclassista, senza distinzioni sociali. Poteva esserci l'occasione culturale, magari, a suggestionare di più la persona con formazione culturale più robusta. Ma subito dopo ecco il frastuono pop di competizioni sportive e musicali ad accontentare tutti. L'attivo comitato organizzatore ogni anno vedeva coinvolti membri del Comune, della Camera di Commercio e dell'Ente provinciale per il Turismo.

Fu scelta sin da subito una rosa a simbolo dell'appuntamento: a disegnarla Gino Boccasile, barese, celebre come creativo artista pubblicitario. Ma come nacque l'idea e, precisamente, a chi? Nicola Lippolis, politico lungimirante, fu il primo a parlarne e a pensare l'evento. Figlio di un noto ristoratore ed albergatore della città dell'epoca, fu il primo presidente del comitato. Dopo di lui Enzo Cappabianca e, fino al 1968, Francesco Saverio Lonero. Irripetibile il Maggio, chissà. Ci si è spesso chiesti a proposito dell'opportunità o meno di riproporlo. Ne parla spesso Pietro Marino, almeno come 'ritratto' di momenti indimenticabili per la città tutta.

Anche Pinuccio Tatarella, ai tempi in cui fu assessore a Bari alla Cultura ed al Mediterraneo (seconda metà decennio '90), ventilò qualche volta l'idea. C'erano anche le bande per le vie della città, durante il Maggio. Tutto era ricondotto ad un'atmosfera assolutamente festosa. L'aria era vivace e popolare, così come le musiche e i testi che venivano intonati: le famose "maggiolate". Erano accontentati tutti i palati, come detto. Al Petruzzelli la grande musica non mancava (dalla classica alla lirica), mentre le bande militari allestivano addirittura un festival internazionale e di livello. Meriterebbe un capitolo a parte l'arte. Ci fu in quegli anni la Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea. Il carattere nazionale di questo speciale evento nell'evento era garantito dalla vasta partecipazione alla gara di artisti provenienti da tutta Italia a Bari. Luoghi della grande mostra il palazzo della Provincia -con la Pinacoteca provinciale, chiaramente- e il Castello normanno svevo. A centinaia i nomi di artisti presenti. Nel 1962 nascerà la Biennale Nazionale d’Arte Contemporanea, a cura del già citato critico e storico dell'arte Pietro Marino, storico pilastro e oggi attivissimo collaboratore culturale delle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno. Precedentemente, era stato in città il grande artista espressionista siciliano Renato Guttuso, nel ruolo di curatore e presidente della giuria. Molto presi dall'evento, attivamente partecipi, erano anche i fratelli pittori Francesco e Raffaele Spizzico, tra i nomi più noti del panorama artistico barese e pugliese del Novecento. Artisti che credevano molto nel ruolo della città di Bari come luogo propulsore d'arte. Gli Spizzico erano tantissimo legati anche specificatamente alla città vecchia, luogo di cui sono stati tra gli alfieri civici della maggior messa in civiltà di molti spazi.

Primavera, Maggio, il risveglio della natura, dunque. E i fiori, allora? Eccoli al 'Corso dei Fiori", ogni anno l'evento finale del mese, competizione in cui molti trattori sfilavano con sculture ricoperte, appunto, di variopinti colori.

Dici colori e pensi all'arte propriamente detta.

Vito Stifano, Franco Colella, la famosa dinastia dei Colonna, appunto gli Spizzico, Mario Prayer: questi gli artisti organizzatori per anni, con accanto a loro a passare dalle nostre latitudini anche lo scultore ungherese Amerigo Tot. Due in realtà le diverse esposizioni. Nel 1951, a quella destinata ai nazionali, vinse Carlo Levi, come noto anche grande scrittore di impostazione meridionalista. Negli anni hanno partecipato anche, tra gli altri, Emilio Vedova, Arnaldo Pomodoro, Renzo Vespignani, Bruno Cassinari, Orfeo Tamburi. Il primo premio consisteva in un Ramoscello di ulivo in oro. Il Premio Primavera riguardava invece i pugliesi. Sempre alla prima edizione del 1951 il primo posto fu raggiunto dallo stesso Vito Stifano, apprezzato paesaggista pugliese nato a Capurso e morto a Bari nel 1976.

A coordinare tutto il Maggio, infine, un segretario particolare, un altro grande meridionalista: Vittore Fiore, figlio di Tommaso. Presidente, invece, del comitato fu per molti anni Roberto De Robertis, mentre il titolo di presidente "onorario" fu ricoperto spesso dal maestro Luigi Russo di Monopoli.


Spizzico, i fratelli con l'arte nel sangue

Bari deve molto ai fratelli artisti Spizzico, non solo per il loro ruolo, pur di rilievo, nel panorama culturale del '900 di Puglia. La loro rilevanza è stata anche di tipo comunitario, civico, autenticamente culturale. Francesco e Raffaele Spizzico sono nati rispettivamente nel 1910 e nel 1912. Nicola Rega, nonno materno, fu uno stimato decoratore sacro. Da qui e da lui, grazie a lui, l'avvio all'arte. Come ha scritto Maria Catalano Fiore, i due fratelli furono "pittori, ceramisti, decoratori, scultori, fabbri, docenti, artisti a 360° ed hanno rappresentato almeno 80 anni di arte, non solo a Bari o in Puglia, ma nell’Italia stessa con le loro presenze alla Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma e prestigiose personali".

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