Baresi in fuga dalla città, ma i palazzinari gongolano

Come l'araba fenice, l'uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, la legge sul Piano Casa adottata dalla Regione Puglia nel 2008 risorge di continuo e la fa in barba pure alla Corte Costituzionale. Dato per spacciato ogni anno, più volte impugnato da vari governi nazionali per i suoi contenuti incostituzionali, il Piano Casa pugliese è ormai un caso di studio. È la dimostrazione che nel nostro Paese nulla è più definitivo del provvisorio.

C'è un rilievo di illegittimità costituzionale? Nessun problema. Il consiglio regionale si riunisce con procedura d'urgenza – l'ultima volta è successo il 25 marzo – e approva il correttivo. Da più di dieci anni questo approccio cortigiano si è rivelato vincente e una legge nata per essere temporanea e straordinaria è diventata permanente e ordinaria grazie alle proroghe annuali e agli aggiustamenti di forma.

In origine il Piano Casa aveva un obiettivo chiaro, cioè riqualificare il patrimonio immobiliare, aiutare le giovani coppie a trovare casa e allo stesso tempo rilanciare il comparto dell'edilizia in profonda crisi. Come? Concedendo di abbattere vecchi edifici per costruirne nuovi, energeticamente sostenibili ma molto più grandi, con un premio di incremento volumetrico del 20%, 35% o addirittura del 45%. In realtà fin dall'inizio la legge ha perso per strada i suoi buoni propositi e ha dato invece il via libera ad un vero e proprio saccheggio del territorio.

Sono stati costruiti e si stanno costruendo edifici senza tener conto delle infrastrutture di servizio, del verde, dei flussi di traffico e della rete viaria circostante. Il fenomeno è particolarmente visibile nei quartieri periferici di Bari. A Carrassi, Poggiofranco, Mungivacca e San Pasquale, ad esempio, dove antiche stradine vicinali come via Vassallo, strada Carducci, stradella Acquedotto, si stanno riempiendo di palazzi e villette a schiera senza che la viabilità venga ridisegnata e adeguata.

Le ruspe non si fermano davanti a nulla. Abbattono anche le ville del primo Novecento (quelle poche rimaste). L'ultima è villa Vera in via Amendola, come ha denunciato il giornale online Barinedita. Nessun quartiere è esente. Un'immensa colata di cemento sta per materializzarsi nella zona compresa tra corso Vittorio Veneto, via Brigata Regina, corso Mazzini, via Napoli e via Ravanas. Lì, dove oggi c'è il park&ride, a due passi dal mare, saranno costruiti palazzi alti 29 metri, cioè 8 o 10 piani. Il consiglio comunale, con il voto contrario delle opposizioni, ha dato l'ultimo via libera alla fine di febbraio.

A chi sono destinate tutte queste nuove costruzioni? Chi ci andrà a vivere? Negli ultimi cinque anni Bari ha perso 13.341 residenti. Eravamo 326.344 il primo gennaio 2016 e ci siamo ridotti a 313.003 abitanti il 31 dicembre 2020. Il decremento demografico è costante e la pandemia ha aggravato la situazione, a Bari come nel resto della Puglia. Eppure nel solo 2019 il Comune di Bari ha rilasciato permessi di costruire per 309.015 metri cubi.

D'altronde il capoluogo non si è mai dotato di un Piano Urbanistico Generale. Gli amministratori preferiscono tenere in vita il vecchio piano regolatore Quaroni, studiato per una città di cui si stimava la crescita a 600mila abitanti. Siamo la metà, ma si fa finta di nulla e si procede senza una visione complessiva di progettazione dello spazio urbano, basata sulla realtà demografica e sulla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Il sonno dell'urbanistica e il Piano Casa generano mostri e lo spettro di Punta Perotti si aggira per la città.


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