Bandiera blu, ma dov'è il successo?

Se il premio fosse stato assegnato da una organizzazione italiana o, peggio ancora, pugliese, sarebbe certamente scoppiato il finimondo. Col retropensiero che impera in chi vede complotti dappertutto (tra i no vax e i pro Putin abbiamo fatto indigestione…), chissà che cosa sarebbe accaduto.

Invece, il riconoscimento arriva dalla lontana Danimarca ad opera della Ong internazionale Fee, (Foundation for Environmental Education, ovvero Fondazione per l’educazione ambientale) e quindi è al di sopra di ogni sospetto. E soprattutto assesta un ceffone che non fatichiamo a definire “meritatissimo” a quanti per anni hanno remato contro sostenendo tesi improbabili e, alla luce dell’attualità, bocciate dai fatti e dalla storia.

Parliamo delle Bandiere Blu assegnate alla Puglia lo scorso 10 maggio. Sono 18, come per Campania e Toscana; siamo secondi in Italia alla sola Liguria, anche se il dato andrebbe approfondito nel dettaglio e non in assoluto. Giornali, siti e televisioni hanno elencato le località, magnificando il risultato e tralasciando un particolare non certo di poco conto: tra le spiagge premiate c’è Melendugno. Avete capito bene: Melendugno, esattamente dove approda il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline). Ovvero la spiaggia che secondo una lunga lista di gente con sovrastrutture mentali e le idee straordinariamente confuse sarebbe stata deturpata “per sempre” dall’opera.

Va detto che Melendugno era presente anche l’anno passato, ma in quel caso tra i soliti noti c’era chi aveva obiettato che il riconoscimento in fondo era riferito all’anno precedente che – un po’ per la pandemia e soprattutto perché il gasdotto era entrato in funzione solo a dicembre 2020 – sostanzialmente era in qualche modo viziato dalle variabili.

Invece, la spiaggia di Melendugno ha vissuto una splendida estate 2021, senza minimamente risentire del gasdotto, che peraltro non approda affatto sul bagnasciuga ma otto chilometri all’interno del territorio, in piena campagna, in località Masseria del Capitano. Sulla spiaggia di San Foca nulla è visibile e niente è stato messo in pericolo o deturpato.

Quindi, stavolta non ce n’è per nessuno e la figura barbina (ed usiamo un eufemismo…) è completa. Naturalmente, quando si tratta di appuntarsi la medaglietta al petto, nessuno si tira indietro. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, non ha perso tempo nel commentare le 18 Bandiere blu. E’ come se avessimo vinto scudetto e Champions insieme: “Il mare è la nostra ricchezza. Un patrimonio di bellezza inestimabile, che ci invidiano in tutto il mondo – ha scritto in un post sui social - . Una in più dello scorso anno confermano il valore del nostro impegno nella tutela e valorizzazione del mare e dell’ambiente, la qualità della depurazione delle acque, l’efficacia del maggior controllo delle coste e dell’aumento dei servizi. Un impegno – ha concluso – grazie al quale oggi siamo fra le prime tre regioni italiane. Continueremo a custodire il nostro eccezionale capitale naturale e a condividerlo con quanti sceglieranno la Puglia per trascorrere le loro vacanze”.

Ovviamente, la grancassa della propaganda, che fa rumore soprattutto per distrarre e attirare click, gioca a favore di chi tra apparire ed essere preferisce la prima possibilità. Il post del presidente merita alcune considerazioni nel merito, perché se non si utilizza un pizzico di memoria storica ed uno straccio di analisi continueremo a restare nella situazione che ha descritto a metà aprile il rapporto Eurostat e le nostre principali città resteranno in piena zona play out o retrocessione – per usare una metafora sportiva – in tutte le classifiche sulla qualità della vita.

E allora: intanto da Emiliano non un solo accenno è giunto sul fatto che tra le 18 località vi fosse anche Melendugno. Non perché valga più di altre, ma per quello che ha rappresentato negli anni scorsi. Peraltro con l’avallo della Regione Puglia, che a lungo è stata contro la Tap, spalleggiando la lotta francamente becera, stucchevole e insensata di chi era contro il gasdotto. Una posizione bocciata perfino dalle principali associazioni ambientaliste, quelle che non fanno del “no a tutti i costi” un vessillo anacronistico e fuori tempo.

Il presidente si è guardato bene dal ricordare che ad esempio nel 2015, in piena campagna elettorale per il suo primo mandato, arrivò a criticare aspramente la consorte dell’ex segretario cittadino del Pd di Melendugno, Leandro Candido, assunta da Tap come addetto ai rapporti col territorio. Il futuro governatore dichiarò pubblicamente che “Candido e sua moglie dovrebbero vergognarsi”. Candido, nel frattempo, si era dimesso dall’incarico politico, ma soprattutto va ricordato che sua moglie aveva superato un concorso pubblico a cui avevano partecipato un’ottantina di persone.

Insomma, sembrava quasi che lavorare per Tap fosse una specie di onta.

Il presidente continuò la sua battaglia contro la Tap anche dopo essere stato eletto, sostenendo che è “fermamente ingiusto che la Tap approdi in una delle spiagge più belle d'Europa e che si debbano costruire chilometri di gasdotto sotto il maggiore giardino di ulivi d’Italia”.

I fatti oggi dimostrano che la spiaggia non ha risentito minimamente della presenza sottomarina e sotterranea della struttura, così come l’entroterra. E meno male che i lavori sono stati portati a termine e che il gasdotto funziona.

Ma nel post di Emiliano c’è anche un altro passaggio che merita una riflessione. Quando parla testualmente “del valore del nostro impegno nella tutela e valorizzazione del mare e dell’ambiente, la qualità della depurazione delle acque, l’efficacia del maggior controllo delle coste e dell’aumento dei servizi”, evidentemente non ha guardato bene la dinamica delle assegnazioni. E non si è fatto i conti, forse per un retaggio degli studi umanistici effettuati.

È vero che la Puglia è seconda in Italia per Bandiere Blu ricevute, dopo la Liguria. Ma quanti chilometri di coste ha la Puglia e quanti la Liguria? Presto detto: noi contiamo su 829 chilometri, il che vuole dire che abbiamo un riconoscimento ogni 46,05 chilometri. La Liguria ha 350 chilometri di coste e ben 32 località premiate: una ogni 10,93 chilometri. Con una conformazione del territorio che certamente non la avvantaggia rispetto alla Puglia.

Ma andiamo oltre: siano secondi, a quota 18, con Campania e Toscana. I primi contano su 487 chilometri in riva al mare e dunque hanno una Bandiera blu ogni 27,05 km.; i secondi fanno ancora meglio, con un premio ogni 22,05 km. a fronte dei loro 397 complessivi di coste.

E meglio ancora fanno Abruzzo (130 km di coste, 14 bandiere, una ogni 9,28 km.) e Marche (185 km., 17 riconoscimenti, ovvero una ogni 10,88 km.).

Dunque, qualche domanda bisognerebbe farsela, perché evidentemente non è tutto oro quello che luccica dal momento che si riceve la bandiera Blu se sono stati soddisfatti una serie di parametri, legati appunto ai servizi e all’offerta. Se noi abbiamo tanto spazio, una miriade di spiagge e “solo” 18 Bandiere, qualche motivo ci sarà.

Naturalmente la fanfara dell’autoreferenzialità ha funzionato anche stavolta. Non un accenno al fatto che sul fronte del turismo serve un salto di qualità strutturale e culturale. Semplicemente perché il consuntivo non si fa solo sulle presenze, ma su tutto il “pacchetto”, ovvero anche su quello che offriamo in termini di servizio e non ci riferiamo certo a polpi, focaccia e birra.

Il Salento è attrezzato poco e male, alcune zone della Daunia sono quasi irraggiungibili, ed in generale quando capiremo che il turista non è un pollo da spennare ma un cliente da fidelizzare, sarà sempre troppo tardi. Dobbiamo liberarci dalla logica del “pochi, maledetti e subito” che scarta a prescindere un’offerta professionale, accessibile e realmente competitiva. Insomma, non solo manca un metodo fluido e chiaro in termini di programmazione, ma quegli stessi social su cui opera la grancassa della propaganda locale possono diventare una pericolosa arma a doppio taglio.

In questa fase la Puglia delle presenze sorride. Ma senza offerta culturale, servizi e tariffe “abbordabili” la festa è destinata a durare poco. Improvvisare non basta più. È così difficile comprenderlo?

Le sciocchezze dell'ex ministro Lezzi

“Sfido chiunque a stendere un asciugamano sopra un gasdotto”: la frase, da consegnare alla…storia mondiale delle figuracce, è quella della senatrice salentina Barbara Lezzi, già impalpabile ministro per il Sud. Il riferimento era ovviamente alla spiaggia di Melendugno e alla Tap, ai tempi in cui l’infrastruttura non era ancora stata completata. La Bandiera Blu conferita alla località del Leccese è la prova provata del bestiario dialettico a cui siamo stati sottoposti per anni. Ed è inutile aggiungere che nel 2021, oltre agli asciugamani, sulla stessa spiaggia c’erano anche sdraio e ombrelloni. In barba a chiunque avesse fatto becero terrorismo psicologico.

Intanto sul fronte dell’erogazione arrivano notizie confortanti, visti i tempi. Tap ha installato un cavo in fibra ottica lungo il gasdotto di 878 chilometri, creando l’unico collegamento diretto tra il sud-est e l’Europa occidentale in grado di fornire elevati livelli di ridondanza sui percorsi alternativi multistadio esistenti. Questo perché a Melendugno c’è la sala controllo da cui sono monitorati 24 ore su 24 i flussi lungo tutta l’infrastruttura, parte italiana compresa.

Tap ha inoltre reso noto che ad aprile è stata registrata la media mensile più alta di sempre nei volumi consegnati all’Italia, pari a oltre 28 milioni di metri cubi al giorno. In proiezione, a fine anno arriveranno in Italia oltre 9,5 miliardi di metri cubi, due in più rispetto al 2021.

A un anno dalla sua entrata in funzione, la Tap ha infatti portato in Italia 7,5 miliardi di metri cubi di gas azero (2021) facendo risparmiare il 10% sui prezzi all’ingrosso che di questi tempi hanno letteralmente preso il volo. Nel medio termine (entro il 2026), la capacità di Tap può essere raddoppiata da 10 a 20 miliardi di metri cubi all’anno.

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