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Assediati dai pali e lo chiamano arredo urbano

Ci avete mai fatto caso? Per strada ci sono più pali che umani. Pali per sostenere lampioni e cartelli stradali. Pali per semafori e pali per cestini dei rifiuti. Pali che reggono cartelli pubblicitari. Pali per sorreggere inutili cavi di una linea filotranviaria che non c'è più da decenni e di una linea filotranviaria mai entrata in funzione. Pali dissuasori della sosta. Pali per le paline dei servizi di trasporto extraurbani e urbani. Pali telefonici di servizi dismessi. Pali turistici con il QR code che devi inquadrare con lo smartphone per conoscere i dettagli del monumento (obsoleti perché basta aprire Google Maps per sapere tutto in qualsiasi lingua. Pali che servono soltanto a reggere altri pali.

I pali sono grandi e piccoli, alti e bassi, in cemento, legno, ferro, alluminio, acciaio, resina. Molti pali sono ancora attuali, servono a qualcosa. Tanti altri segnalano oggetti, luoghi e destinazioni misteriosi, che si sono trasferiti altrove, che non esistono più. Pali morti, pali dritti, pali storti. Pali nuovi e pali vecchi, arrugginiti, semi divelti, smozzicati che sembrano essere lì apposta per farti inciampare. Si affiancano, si sovrappongono, impediscono di camminare sugli angusti e malmessi marciapiedi della città. Trionfa la libidine del palo, che ti costringe allo slalom. Povero te se porti i bambini nel passeggino o sei costretto su una sedia a rotelle. Il palo urbano non perdona, non fa prigionieri.

Osservate le fermate dei servizi di trasporto. Ci sono più pali che autobus in circolazione. Resistono i pali che riportano gli orari di trent'anni fa accanto alle nuove paline con display digitale e pannelli solari che sono in eterna sperimentazione e non ne azzeccano uno (di orario). E poi ci sono i pali di aziende di trasporto che non esistono più oppure hanno cambiato nome, pali di fermate soppresse, pali che ti dicono che quella linea ha cambiato percorso, pali che indicano la sede delle circoscrizioni comunali ormai abolite e sostituite dai municipi, pali permanenti e pali provvisori dimenticati lì per sempre.

Già, perché il problema del palo urbano è che chi arriva per primo pianta il palo: l'ombrellone sulla spiaggia, ad esempio, a fine giornata lo devi portare via e invece i pali cittadini sono sempre lì. Eterni. Chissà se chi si occupa di arredo urbano ha mai preso in considerazione il fenomeno della proliferazione del palo, che sembra sfuggire ad ogni censimento e ad ogni controllo, anche a quello dell'altrimenti occhiuta Soprintendenza.

E poi chi si occupa dei pali morti, dei pali rinnegati, dei pali di nessuno? Chi ci fa caso? Chi li rimuove? A Padova, ad esempio, scrivono così nel loro “Regolamento per l’arredo urbano e il decoro della città”: "l’installazione di nuova segnaletica dovrà basarsi sul criterio generale di razionalizzazione degli elementi e della leggibilità, e dovrà prevedere obbligatoriamente una contestuale bonifica dell’area oggetto di intervento dai manufatti di tipologia simile (ridondanti), obsoleti, residui (relitti) secondo le indicazioni degli uffici competenti". Bonifica, che parola rivoluzionaria! Qui da noi invece i pali impalano il buon senso oltre che il buon gusto.



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