Arriva il Natale: è ora di darci tutti una mano (con gentilezza)

È in corso una pandemia terribile. E accade che una delle preoccupazioni maggiori degli italiani diventi la natura dei festeggiamenti natalizi: “Come faremo? I cenoni? Le tombolate? I famigliari? Gli amici?”. È in ambasce anche il Governo, sono in ambasce i presidenti di Regione, i sindaci. Sono in ambasce perfino coloro che soffrivano della sindrome di Grinch, ossia coloro che in tempi normali hanno odiato il Natale e non vedevano l’ora che concludesse la giostra del mostrarsi felici per forza, nonostante la rottura dei brindisi forzati, delle maratone alimentari con parenti serpenti e delle code nei negozi. 

Per la storia, Grinch è un inquietante personaggio, nato nel 1957 dalla fantasia dello scrittore e fumettista statunitense Dr. Seuss. È rappresentato con il volto verde, gli occhi rossi cattivi e i lineamenti pelosi. Ovviamente, lasciamo perdere questo cattivone che mette sotto i piedi la festa più bella. E meditiamo: il Covid 19 ci costringerà a restrizioni, a numeri contingentati a tavola… Non sarà la fine del mondo. Perché Il Natale si può festeggiare in maniera diversa, cominciando con l’eliminare i regali inutili che facciamo ai bambini. Ed è già un’azione profondamente educativa. Che alla fine ci renderà felici per aver dato inizio a una semina giusta. E poi diamo spazio alla bontà, alla gentilezza, alla cura delle persone che amiamo. Così, forse, scopriremo come il Natale sia diventato un’abitudine, un rito legato al consumismo.

Nel prossimo Natale facciamoci bastare le cartellate e il panettone e facciamoci auguri diversi: che la scienza ci porti il vaccino anti-Covid 19, che le Regioni (e il Governo) rifondino il sistema sanitario, che l’Italia superi la dilagante crisi economica e dia lavoro ai giovani nel segno della meritocrazia.

Altro? Non disdegniamo le letture. Consigli in merito: “Canto di Natale”. È un romanzo breve di genere fantastico del 1843 di Charles Dickens. L’autore rivolge critiche alla società e narra la conversione del vecchio e tirchio Ebenezer Scrooge, visitato nella notte di Natale da tre spiriti (il Natale del passato, del presente e del futuro). Il “Canto” unisce al gusto del racconto gotico l'impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile. Un romanzo del 1843, ma ancora attuale.

Dopo Dickens, godiamoci le poesie di Gianni Rodari («… Se comandasse il pastore / dal presepe di cartone / sai che legge farebbe / firmandola col lungo bastone? / “Voglio che oggi non pianga / nel mondo un solo bambino, / che abbiano lo stesso sorriso / il bianco, il moro, il giallino”. / Sapete che cosa vi dico / io che non comando niente? / Tutte queste belle cose / accadranno facilmente; / se ci diamo la mano / i miracoli si fanno / e il giorno di Natale / durerà tutto l'anno…».

Quella di Rodari sembra una filastrocca per scolari, invece è un messaggio per noi adulti. Per farci cambiare.


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