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Apulia Film Commission: il carrozzone dei soliti amici

Tra bollette esose, recessione, nuove povertà, l’Italia è in ginocchio. E la Puglia, come tutto il Sud, deve almeno raddoppiare i suoi sforzi per difendersi dai trattamenti-periferia che gli riserva lo Stato, sempre avvezzo a distribuire i fondi con malcelata parzialità. Ora, per certi versi inaspettato, si eleva un grido di dolore da parte di sindaci, assessori regionali, area Pd, che avrebbero individuato il martello pneumatico in grado di far arrivare finalmente la voce del tribolato meridione al Potere-ras, che gestisce tutto. L’uomo dell’auspicato cambiamento, in funzione martello pneumatico, è il sindaco di Bari, Antonio Decaro, invitato a candidarsi nella corsa alla carica di segretario nazionale del partito attualmente gestito da Enrico Letta.

Ci potrebbe stare. Ma il problema della Puglia (del Sud) è anche un altro: in un processo di crescita che nessuno può negare, è giunto il tempo di imparare meglio il difficile esercizio del “fai da te”. Un esercizio che deve essere recepito da tutti e che deve cominciare dal bocciare le clientele presenti in tanti settori, pure in quelli della cultura e dell’arte, settori nobili in grado di arricchire i territori, di renderli più preparati e più operativi.

Deve far riflettere la triste vicenda di “Apulia Film Commission” che almeno da un decennio foraggia i soliti consulenti. Un circolo vizioso che ha condizionato la vera e meritevole creatività pugliese, alla faccia di giovani costretti ad elemosinare qualche straccio di fondi. Niente. Da tempo noi di “EPolis” abbiano scritto e riscritto di questo autentico caso, intorno a cui davvero si potrebbe scrivere la sceneggiatura di un film tragicomico.

Qualcuno, leggendo, potrebbe obiettare: «Ma, cavolo, con gli innumerevoli problemi che passa il convento, sprecate tempo per occuparvi di film, di fiction tv…». No. Con arte, con la cultura, non è mai tempo sprecato. L’arte e la bellezza (cinema, teatro, libri, musica…), sono catartiche, perché la cultura diffusa aiuta a crescere, con il confronto di idee e di visioni. Un esempio? Sammichele di Bari, seimila abitanti, ha organizzato “Un castello di libri”, mettendo in primo piano il ruolo del Mediterraneo, discutendo a più voci su migranti, Salento, Taranto (ex Ilva) e tanto altro, arricchendo e coinvolgendo.

D’accordo, mettiamo il dito sulle piaghe della sanità, dell’occupazione, del gap con il Nord, ma la cultura è alla base del nostro Rinascimento. Solo la cultura, libera da pregiudizi, può aprirci al dialogo e può forgiare una nuova classe dirigente, ricca di giovani che sognano e agiscono per il bene comune.


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